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La pittura e il Risorgimento

Posted by Agnes Hoff On dicembre - 19 - 2011ADD COMMENTS

Alla fine degli anni cinquanta dell’800, nacque un gruppo artistico a Firenze composto di pittori che si è soliti definire « Macchiaioli ». Questi pittori sono in maggioranza democratici, sostenitori delle idee di Mazzini e hanno partecipato ai primi moti di indipendenza.

Questa scuola di pittura usa la giustapposizione delle macchie chiare e oscure un po’ come i pittori impressionisti. Questa corrente pittorica rompe percio’ con la pittura romantica che domina il secolo.

Infatti, i pittori romantici preferiscono i drammatici temi di storia e intendono mostrare tutta la verità storica sollevando l’emozione dello spettatore. Per esempio, Giovanni Fattori (1825-1908) dipinge dei quadri grandiosi che esaltano il sentimento patriottico con la rappresentazione di scene molto espressive e violente, in particolare le battaglie risorgimentali e i soldati a cavallo. « Garibaldi a Palermo » dipinto in 1860 illustra bene questo spirito romantico. Si vede l’entrata delle Camicie Rosse nella capitale siciliana con in posizione centrale e alla testa di un gruppo a cavallo, Garibaldi. Nel fondo del quadro, c’è un arco trionfale romano. Ai romantici al contrario piace dipingere le rovine antiche o il patrimonio artistico delle Penisola.

Invece i Macchiaioli vogliono sostituire alla rappresentazione mitica dell’Italia risorgimentale, una visione molto più semplice e popolare dell’Italia. Infatti, questa pittura mostra la realtà quotidiana senza perdere di vista la volontà di iscriverla in una dimensione patriottica. Lo scopo della pittura non è più la gloria o l’apologia della guerra e degli eventi del Risorgimento, ma piuttosto di mostrare il movimento per l’Unità in un modo realista, cioè verista. Mostra la morte, i feriti, senza gloria o eroismo, come una fotografia. Riproduce la campagna italiana e i paesaggi naturali, un esempio: i mucchi di fieno di Fattori. Infatti, se è pur vero che questo pittore ha cominciato la sua carriera artistica con la realisazione di opere romanesche e storiche, cambia progressivamente e abbandona le grandi opere romantiche per i contrasti piu o meno colorati ottenuti dalla distribuzione delle macchie giocando sulla l’ombra e la luce. Quindi la tecnica del chiaroscuro è una componente essenziale della pittura dei Macchiaioli.

Agnes Hoff

Numero di letture :187

Giuseppe Verdi: la musica al servizio del Risorgimento

Posted by Agnes Hoff On dicembre - 2 - 2011ADD COMMENTS

L’opera lirica ebbe grandissimo successo nell’Ottocento. Musicisti come Rossini, Bellini, Doninzetti ebbero grande popolarità. Ma fra tutti il più celebre fu sicuramente Giuseppe Verdi. Sopratutto, è quello che si puo considerare veramente come un artista del Risorgimento

È nato nel ducato di Parma, vicino a Busseto nel 1813. Ha fatto la sua formazione musicale a Milano dal 1832, quando la città era sotto la dominazione austriaca, dove fu l’allievo di Vincenzo Lavigna, musicista alla Scala di Milano. Grazie a lui, puo frequentare la Scala dove fa rappresentare la sua prima opera, L’Oberto, Conte di San Bonifacio nel 1837, una storia d’amore che si svolge al medioevo.

Ma, è con il Nabucco messo in scena nel 1842, che Verdi segna l’inizio della sua grande carriera lirica. L’opera riceve un trionfo immenso che da al musicista una fama internazionale.

Di più, quest’opera si inserisce nell’atmosfera politica dell’epoca, quella che vede nascere dei movimenti di rivendicazione nazionale dappertutto nella Penisola. Nabucco è il simbolo di questo spirito romantico del diciannovesimo secolo. Tratta dell’imprigionamento del popolo ebraïco da parte del Re babilonese Nabucodonosor verso 1130 prima di Cristo. Quest’opera ha avuto un’ accoglienza trionfale grazie al suo coro più famoso, Va pensiero, nel quale il popolo ebraïco esalta il ricordo della patria lontana. Subito, gli Italiani hanno trasferito a questo canto la loro condizione e si sono riconosciuti in questa situazione, cioè l’imprigionamento da parte degli Austriaci.

Lo spirito risorgimentale si ripete nell’opera successiva, I Lombardi alla prima crociata (1843), perché l’opera presenta i crociati come lombardi, la Lombardia che è occupata dall’Austria. Il pubblico si è identificato con questi crociati che nel Medioevo hanno combattuto per liberare Gerusalemme dai musulmani. Piu tardi, nel 1855, è l’opera I Vespri Siciliani che sviluppa ancora le idee di liberazione e di libertà poiché l’opera si svolge in Sicilia, all’epoca dell’occupazione francese.

Tutti questi drammi portano un messaggio profondo : quando Verdi mette in scena un popolo che si ribella all’oppressione straniera rappresenta il desiderio del popolo italiano di liberarsi agli Austriaci. E per questa cosa che fu ammatissimo dai patrioti. Il suo cognome era utilizzato come slogan che testimonia della sua popolarità; il “Viva VERDI” significava « Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia ».

Giuseppe Verdi è forse l’unico artista del Risorgimento che sia riuscito a raccogliere intorno a lui la popolazione unita. E per questa cosa che è veramente l’ artista del Risorgimento romantico portato sul piano politico da Garibaldi.

  Agnes Hoff

Numero di letture :189

Gli Italiani, un popolo di emigranti

Posted by Aurelio Ferraguti On marzo - 5 - 2011ADD COMMENTS

Eccoci al nostro quarto appuntamento con il quale intendiamo ricordare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.


Gli italiani che festeggiarono il 17 marzo 1861 la proclamazione del Regno d’Italia erano crica 22 milioni, non facevano parte del regno infatti il triveneto (la Venezia euganea sarebbe divenuta parte d’Italia solo dopo la terza guerra di indipendenza e cioè nel 1866, il trentino ed il Friuli-venezia Giulia solo dopo la prima guerra mondiale cioè nel 1919) ed il territorio laziale ancora sotto il potere temporale di Papa Pio IX.

Certo pochi rispetto ai circa 60 milioni di abitanti che oggi costituiscono la popolazione italiana, ma che erano in costante crescita, la natalità infatti non aveva conosciuto il calo preoccupante di questi ultimi trenta anni.

Il Paese benché unito non era in grado di soddisfare le esigenze lavorative e quindi di sostentamento di una popolazione in rapida crescita, cosi dalla fine del secolo diciannovesimo, e soprattutto agli inizi del ventesimo si assistette ad un fenomeno assai rilevante ed importante: l’emigrazione in massa soprattutto di ceti proletari che non trovavano mezzi di sostentamento nella fragile economia italiana. Emigrazione che investi soprattutto il continente americano, ma anche la vecchia Europa in particolare Francia, Germania e Inghilterra.

Per dare un’idea della rilevanza del fenomeno migratorio italiano, cioè di quegli italiani che hanno lasciato la madre patria per “cercar fortuna” all’estero si pensi che ad oggi nel mondo ci sono circa 25 milioni di persone originarie o discendenti dei migranti post unitari oltre a coloro che hanno deciso di lasciare il Paese in tempi recenti. Solo in Argentina vi sono 15 milioni di “italiani” cioè di discendenti degli emigranti. Un numero enorme in relazione ai 60 milioni di italiani che vivono in Patria.

Gli italiani sono dovunque. In moltissimi casi si sono perfettamente integrati nelle società che li hanno accolti, raggiungendo anche posizioni di grande prestigio.

Le integrazioni, sia detto per inciso, in molti casi non sono state per nulla facili e indolore. In realtà certe diffidenze nei confronti dei nostri connazionali che sono emigrati alla fine del’800 e nei primi del ’900 erano frutto di situazioni oggettive. Lo vediamo, purtroppo anche oggi, e malgrado tutto anche in Italia che è stata paese di migranti, la paura del “diverso” dello straniero che viene da noi perché nel suo paese c’è miseria e disperazione è un sentimento diffuso. Ma gli italiani hanno saputo superare anche queste difficoltà e potuto inserirsi a pieno titolo , nelle società dei Paesi che li hanno ospitati. Non per questo pero’ hanno dimenticato la loro terra d’origine. Chi non ha deciso, ad un certo punto, di ritornare a casa, magari raggiunta l’età della pensione, chi ha deciso di formare una famiglia all’estero e di avere figli e nipoti nella nuova patria, non ha comunque dimenticato l’Italia.

Sono nati un po’ ovunque circoli ed associazioni di italiani all’estero e finalmente nel è stato riconosciuto anche a questi nostri connazionali il diritto di avere propri rappresentanti nel parlamento italiano.

Qualche dato sull’emigrazione italiana nel mondo:

Il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato quello degli Italiani.

  • A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità d’Italia si avventurava verso l’ignoto.
  • Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l’esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento) e il Piemonte (12,5 per cento).
  • Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.
  • Gli italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio, e il fenomeno ha avuto un'ulteriore propulsione negli ultimi anni grazie alle innumerevoli offerte di voli low cost offerte dalla rete) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci.

Ecco dunque un riepilogo del fenomeno migratorio italiano tratto da www.emigrati.it

Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915

Piemonte 709.076 13,5 831.088 9,5
Lombardia 519.100 9,9 823.695 9,4
Veneto 940.711 17,9 882.082 10,1
Friuli V.G. 847.072 16,1 560.721 6,4
Liguria 117.941 2,2 105.215 1,2
Emilia 220.745 4,2 469.430 5,4
Toscana 290.111 5,5 473.045 5,4
Umbria 8.866 0,15 155.674 1,8
Marche 70.050 1,3 320.107 3,7
Lazio 15.830 0,3 189.225 2,2
Abruzzo 109.038 2,1 486.518 5,5
Molise 136.355 2,6 171.680 2,0
Campania 520.791 9,9 955.188 10,9
Puglia 50.282 1,0 332.615 3,8
Basilicata 191.433 3,6 194.260 2,2
Calabria 275.926 5,2 603.105 6,9
Sicilia 226.449 4,3 1.126.513 12,8
Totale espatri 5.257.911 100,0 8.769.749 100,0
Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976,Roma, Cser, 1978.

Principali paesi di emigrazione italiana 1876-1976

Francia 4.117.394 Stati Uniti 5.691.404
Svizzera 3.989.813 Argentina 2.969.402
Germania 2.452.587 Brasile 1.456.914
Belgio 535.031 Canada 650.358
Gran Bretagna 263.598 Australia 428.289
Altri 1.188.135 Venezuela 285.014
Totale 12.546.558 11.481.381

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :1964

Formazione Minima e Sergio Gerasi presentano, Sabato 5 Marzo, presso la Libreria Caffetteria Altrimenti“G&G”, uno spettacolo teatro-canzone illustrato che nasce dall’incontro tra un duo teatral-musicale composto da Lorenzo Bartolini (cantattore) e Lorenzo Gasperoni (chitarrista) (Formazione Minima) formatosi nel 2003 per dar vita ad un tributo a Gaber, e  un disegnatore e musicista (Sergio Gerasi), che con lo sceneggiatore Sergio Barzi pubblicò nel 2009 la prima opera a fumetti su Giorgio Gaber (“G&G”, ReNoir Comics).

“G&G” non è una biografia di Giorgio Gaber, né un adattamento in forma fumetto di una selezione delle sue opere. La partenza sono le opere di Gaber attraverso le quali il pubblico viene accompagnato all’interno del pensiero e della filosofia del cantattore. Dalle canzoni e dai monologhi scaturisce così l’immaginario di Gaber, un immaginario cantato e narrato che, attraverso i disegni realizzati dal vivo da Sergio Gerasi, diventa anche un immaginario visivo. Questo spettacolo è un connubio tra teatro, musica e disegno nel quale le immagini commentano le parole e le parole e le melodie ispirano nuove immagini. Un intreccio di musica, parole, suoni, gesti e disegno che rendono lo spettacolo originale, emozionante ed in grado di far sorridere e pensare sia l’appassionato gaberiano sia chi Gaber nemmeno lo conosce.

Formazione Minima

Duo teatral-musicale composto da Lorenzo Bartolini (cantattore) e Lorenzo Gasperoni (chitarrista) formatosi nel 2003 con la denominazione “Tributo a Giorgio Gaber, primo progetto artistico in Italia in omaggio al grande ‹ cantattore ›” e con la finalità di dar vita ad un tributo a Gaber dopo la sua scomparsa. Tra il 2004 e il 2007 si esibiscono negli spettacoli “Grazie Signor G.”, “G. come Grande”, “Giorgio diceva che…”, “…oppure Gaber” e “Tributo a Giorgio Gaber”.

Nella stagione 2007/2008 viene allestita anche un’opera esclusivamente teatrale dal titolo “Parlami d’amore Mariù”. Dal gennaio 2007 il duo adotta la nuova denominazione “Formazione Minima” presentando oltre agli spettacoli di teatro e di teatro-canzone, uno spettacolo teatral-musicomico dal titolo “Selezionata accuratamente”. Nel corso del 2008 i Formazione Minima allestiscono la lettura scenica musicata della fiaba dal titolo “Melangolo” insieme all’autore, poeta e attore Roberto Mercadini.

Nel 2009 in occasione del bicentenario della nascita di Charles Darwin, il gruppo insieme al batterista e percussionista Tomaso Graziani e a Roberto Mercadini portano in scena “Darwiniana” uno spettacolo di teatro-canzone in cui l’attore e poeta recita suoi componimenti ispirati agli scritti di Darwin e i musicisti re-interpretano l’album “Darwin!” del Banco di Mutuo Soccorso. Il 2009, mentre gli spettacoli dedicati a Gaber continuano superando ampiamente le cento serate, vede il debutto di “E’ imbarazzante” spettacolo di teatro-canzone con musiche e testi del duo. In concomitanza esce il loro primo CD-EP.

Sergio Gerasi

Disegnatore, esordisce nel 2000 entrando in pianta stabile nello staff di “Lazarus Ledd” (Star Comics) di cui realizza numerosi episodi e alcune copertine. Realizza inoltre cover per la serie “Agenzia Incantesimi” e “Rourke”. Dal 2006 disegna per le testate “Jonathan Steele”, “Nemrod”, “Cornelio”, “John Doe”, “L’Insonne” e “Trigger”.

Su testi di Tito Faraci (da un racconto di Alan D. Altieri) realizza una storia per il volume Mondatori “Internationoir”. Per il mercato statunitense produce “Connect” e “Horrorama “ e collabora a volumi antologici curati dal regista Brian Yuzna. All’attività di disegnatore accosta quella di storyboarder, nonché scrittore/regista di videoclip musicali e cortometraggi. Ha inoltre curato il restyling di una serie di orologi per bambini della Swatch.

Nel 2009 realizza, assieme allo sceneggiatore Davide Barzi, “G&G”, la prima opera a fumetti su Giorgio Gaber (pubblicato da ReNoir Comics). Nell’aprile 2010 pubblica un disco a fumetti (libro con CD della ReNoir Comics) dal titolo “Le Tragifavole” realizzato dalla band Duecento(200) Bullets della quale è batterista e fondatore.

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Informazioni pratiche:

Quando: 05 mars 2011

Orario: 20h00

Dove: Libreria caffetteria ALTRIMENTI

Ingresso : 15 euros (1 boisson comprise)

Informazioni e prevendita : Altrimenti

Sito web: www.altrimenti.lu

Numero di letture :800

I 150 anni dell’Unità d’Italia

Posted by Aurelio Ferraguti On febbraio - 12 - 2011ADD COMMENTS

DALLO STATUTO ALLA COSTITUZIONE
Inizio oggi con queste note un percorso di ricordi e analisi che ci porterà al 17 marzo, data storica che dovrebbe inorgoglire tutti gli italiani, in particolar modo chi dal nostro Paese vive lontano. Un appuntamento settimanale che per quattro settimane ci porterà a questo importante anniversario:
i 150 anni di Unità Nazionale.

E cominciamo il nostro percorso con alcune considerazioni intorno a due documenti che hanno segnato la storia di questo secolo e mezzo.

Le cosiddette Carte fondamentali che hanno regolato attraverso i principi in esse enunciati la vita degli italiani da quando, appunto il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele fu proclamato primo Re d’Italia.

Le carte costituzionali nell’ottocento si chiamavano Statuti e furono “concesse” dai sovrani dei vari stati italiani, quasi tutti nel 1848, un anno di grandi rivoluzioni e speranze di rivoluzioni che un po’ in tutto lo stivale sono spuntate come i funghi dopo un temporale d’autunno. Lo statuto che a noi interessa di più fu, senza dubbio, quello concesso il 4 marzo del ’48 dal re di Sardegna Carlo Alberto e che sarebbe diventato dopo l’Unità la legge fondamentale del regno d’Italia.

Questa costituzione rimase in vigore, con diverse modificazioni fino al 1948, quando la neonata Repubblica Italiana si doto’ di una vera e propria costituzione.

Si perché lo Statuto in realtà, per il suo carattere giuridico, non poteva certo definirsi una costituzione “rigida” e cioè modificabile solo con complesse procedure, come ben si è visto anche in tempi recenti. Il suo carattere di costituzione “modificabile” infatti permise l’instaurazione dello stato fascista senza giuridicamente compromettere formalmente lo statuto.

Lo Statuto Albertino è quello che si definisce una carta ottriata (dal francese octroyée) cioè “concessa” dal sovrano a differenza della costituzione repubblicana che è la conclusione di un processo costituente attraverso una assemblea elettiva.

Ma lo statuto ha rivestito comunque una grande importanza storica per due fondamentali ragioni: innanzitutto perché il Re di Sardegna fu l’unico tra i sovrani italiani a non revocarlo dopo il ’48, ma soprattutto perché, come carta fondamentale regolo’ la vita politica del primo periodo dell’Unità.

In esso vi sono enunciati i principi fondamentali che fecero del Regno di Sardegna prima e del regno d’Italia poi uno stato moderno. I limiti al potere del re, che comunque ne conservava tanti, come quello di nominare il governo o quello di dichiarare la guerra. E quest’ultimo il Re lo esercito’ in modo esplicito quando senza alcun voto parlamentare (e il parlamento aveva una maggioranza neutralista) decise l’entrata in guerra nel 1915.

Ma si stabiliva anche la indipendenza della magistratura ed i poteri delle due assemblee legislative, la Camera eletta dal popolo ( con i limiti ben noti, non era previsto il suffragio universale) e un senato che lui stesso nominava.

La Costituzione repubblicana, che come detto fu votata dell’assemblea costituente ed entro’ in vigore il 1 gennaio 1948, è il frutto di una sintesi tra i movimenti politici e di pensiero che ne erano rappresentati: quello cattolico, quello socialista e comunista e quello liberale.

Ma la sintesi si puo’ dire fu ben riuscita.

La costituzione italiana disciplina in modo estremamente preciso i limiti ed i controlli tra i poteri dello Stato assegnando ai vari organi delle competenze specifiche di controllo anche sugli altri. Si voleva evitare che la costituzione potesse essere “manipolata” come fece Mussolini con lo statuto.

La carta prevede naturalmente anche dei principi fondamentali che riprendono in massima parte la carta dei diritti dell’uomo. Ed in cio’ un’altra differenza con lo statuto che si limitava ad enunciare i principi per il funzionamento dello Stato e dei suoi organi.

Oggi si parla da più parti della necessità di rivedere la Costituzione repubblicana, che ha ormai più di sessant’anni. Vi sono certamente alcune parti che possono, o anzi dovrebbero essere adeguate ai tempi (in parte lo si è già fatto attraverso una devolution di competenze a regioni ed enti locali) mi riferisco al bicameralismo perfetto (per cui le due camere sono una sorta di doppione) mi riferisco anche alla soppressione di enti locali inutili come le province, e cosi via.

Per la gran parte delle norme in essa contenute, pero’, la nostra costituzione attraverso l’attento bilanciamento dei poteri, ha permesso al Paese una vita democratica e una sostanziale civile convivenza che possiamo ascrivere sicuramente tra i suoi meriti.

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :1404

Laboratorio di Scrittura Creativa

Posted by Sabino Parente On luglio - 22 - 2010ADD COMMENTS

La Libreria ALtrimenti, nell’ambito delle sue attività culturali, propone un Laboratorio di Scrittura Creativa, condotto da Walter Pozzi.

Volete sviluppare le vostre capacità narrative?

Volete migliorare la vostra tecnica di scrittura?

Grazie a questo laboratorio scoprirete il piacere di fare letteratura e individuare la vostra voce personale, con creatività, valorizzando la funzione della lettura e dell’esercitazione.

Scrivere è indubbiamente un atto creativo, ma la scelta di come esprimerci è questione di organizzazione.
Ce ne accorgiamo tutte le volte che ci capita di scrivere una lettera, di svolgere un tema e, a maggior ragione, quando decidiamo di raccontare una storia.

Si è soliti pensare alla scrittura come a un percorso personale e unico, che attinge all’esperienza, alla memoria, ai sentimenti e alle dinamiche mentali di un individuo. Questo è vero, ma la creatività letteraria non è un fiume in piena senza controllo.

Deve organizzarsi all’interno di procedimenti logici di cui possono essere individuate le fasi, le tecniche, la struttura. Non si esaurisce al momento dell’ispirazione, bensì possiamo dire che cominci proprio in quel momento e percorre ogni centimetro del successivo lavoro.

La scrittura creativa è un’attività che include la complessità del pensiero in un percorso dialettico che oscilla tra la parte intuitiva e quella razionale della mente.

La domanda è: si può insegnare a scrivere un romanzo? Sì e no. Infatti, se è vero che la predisposizione per la scrittura è un’attitudine personale, è altresì vero che il talento non si presenta sempre in maniera evidente.

Il talento è una qualità sottile, spesso nascosta, che va coltivata e sviluppata una volta scoperta. E come per qualunque altra disciplina artistica, anche per la creatività letteraria esistono dei metodi che permettono di verificare e potenziare le proprie capacità.

Nei paesi anglosassoni l’insegnamento della creative writing è ormai un’abitudine consolidata e affianca qualunque corso a impianto umanistico. In Italia questa abitudine ancora non si è diffusa ed è per questo motivo che i grandi romanzieri, autentico patrimonio culturale di un paese, stentano a nascere. Ma qualcosa comincia a muoversi in questi ultimi anni.

Diversi corsi privati cominciano a sorgere anche e soprattutto grazie all’iniziativa di alcuni romanzieri che si impegnano a diffondere la propria esperienza e le proprie conoscenze a quelle persone interessate a intraprendere la difficile carriera di scrittore, o semplicemente innamorate di quella che, a giusta ragione, nel corso della storia dell’uomo, è stata definita l’arte per eccellenza.

Informazioni pratiche

Il corso si articola in 20 ore complessive suddivise in 8 lezioni di 2 ore e 30 ciascuna.

  • Quota di partecipazione: 300 €.
  • Numero di partecipanti limitato.
  • Orari: dalle 18,30 alle 21,00
  • Inizio dei corsi: 28 settembre 2010
  • Iscrizioni: Entro e non oltre il 15 settembre 2010
  • Contatto per il corso: Elena Bianchi

Per maggior informazioni sul corso, il programma e le modalità di iscrizione, visitate il sito internet alla pagina dedicata


Numero di letture :1366 Join the forum discussion on this post

SHANGHAI WORLD EXPO 2010

Posted by Andrea Castaldo On aprile - 20 - 2010ADD COMMENTS

Expo di Shanghai 2010

L’Esposizione Universale di Shanghai 2010 (1 maggio – 31 ottobre) sarà la grande occasione per esplorare il potenziale delle città nel 21° secolo, un momento significativo alla scoperta dell’evoluzione dei centri urbani e del concetto di civilizzazione del nostro Pianeta.

Per 184 giorni Shanghai sarà polo di attrazione per governi e persone di tutto il mondo. Prima esposizione universale incentrata sul tema della città, Shanghai 2010 metterà a confronto esperienze diverse di sviluppo, conoscenze avanzate sull’urbanistica e nuovi approcci all’habitat umano (stili di vita innovativi, nuove condizioni di lavoro) al fine di incoraggiare e promuovere uno sviluppo sostenibile tra differenti comunità.

Nella nuova era, l’Expo di Shanghai 2010 auspica un progresso incentrato sull’uomo. Un cammino fatto di innovazione scientifica e tecnologica, diversità culturale e cooperazione vincente per un futuro migliore, puntando sul legame cruciale tra rinnovamento e interazione tra i popoli.

200 nazioni e organizzazioni internazionali coinvolte, oltre 70 milioni di visitatori previsti, l’Expo di Shanghai sarà un evento di portata internazionale straordinaria. Un record di partecipazione e pubblico mai avuto nella storia delle Esposizioni Universali.

Haibao , la mascotte dell'Expo

Il logo dell’Expo di Shanghai si ispira alla figura del carattere cinese che significa “il mondo”. L’emblema proietta l’immagine di tre persone – io, tu, lui/lei – nel momento dell’abbraccio, a simbolo della grande famiglia del genere umano in armonia e felicità. Il logo rappresenta così il focus dell’Expo 2010 sui temi di “comprensione, comunicazione, unione e cooperazione” rimandando al concetto di sviluppo sostenibile incentrato sui valori umani.

A proposito di tale concetto richiamiamo l’attenzone sulla «Gëlle Fra» cioé la statua più celebre del ”Grand-Duché” (donna in oro e platino sostenuta da un obelisco in pietra), qui sotto riportata.

E’ un monumento dedicato ai caduti lussemburghesi durante la prima guerra mondiale e rappresenta un simbolo di libertà e resistenza per il popolo del gran ducato e sarà esposta proprio in Cina al World Shanghai Expo 2010

Questo simbolo di pace fu creato dal Lussemburghese Claus Cito per incoronare il coraggio dell’arma que aveva combattuto al fianco dei Francesi e dei Belgi durante la Prima Guerra Mondiale.

Questa statua fu l’emblea di manifestazioni patriottiche fino a quando i nazisti non la fecero scomparire durante la Seconda Guerra Mondiale. Solo nel 1981 i resti del monumento furono ritrovati sotto le gradinate dello stadio Josy Barthel. La statua quindi fu restaurata e deposta al suo posto nel 1984.

Per evitare e prevenire eventuali rischi di danneggiamento irreparabile della statua, una copia sarà modellata prima della sua partenza per la spedizione cinese di Shanghai.

La statua sarà trasportata da un Cargolux in un imballaggio speciale per l’occasione, per fare ritorno in terra lussemburghese nel prossimo Novembre.

Andrea Castaldo.

Numero di letture :736

La breve storia di ….tutto, in Stop Motion!

Posted by Sabino Parente On marzo - 22 - 2010ADD COMMENTS

17-02-2010 12.49Chi di voi non ha mai giocato a fare il regista, disegnando un omino che cammina agli angoli delle pagine, per poi mostrare fiero l’animazione, sfogliando velocemente le pagine con le dita? Questa tecnica di animazione si chiama Stop Motion, o Passo 1 in quanto  viene mostrato in sequenza, un fotogramma alla volta. Proprio grazie a questa tecnica, un giovane studente, ha realizzato un’animazione che racocnte a grandi linee tutta la storia della nostra umanità, Dal Big Bang, ai dinosauri, la scoperta del fuoco, l’uccisione di Cesare, la bomba atomica e tanto altro, disegnando a mano la bellezza di 2100 pagine. Un lavoro semplice e geniale ma assolutamente divertente!

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=gNYZH9kuaYM[/youtube]

Numero di letture :884

Mangiamo Italiano: LIMONCELLO(o LIMONGELLO)

Posted by Paola On gennaio - 27 - 2009ADD COMMENTS

bottiglia di limoncelloRICETTA

Ingredienti: 1 litro d’alcol puro; 1 litro d’acqua; 8 limoni; 700 grammi di zucchero.

Tempo di preparazione:1 ora
Tempo di maturazione: 20 giorni (ottimale)

Attenzione:i limoni migliori, oltre ai già citati sorrentini, sono i cosiddetti “verdelli” (cioè limoni verdi ancora sui rami dell’albero; altrimenti, qualsiasi tipo di limone doc, purchè la buccia sia sottile (se la buccia è doppia, il limoncello non avrà sapore!)

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Numero di letture :2724

Völklinger Hütte – Saarland

Posted by Armando Rosa On gennaio - 25 - 2009ADD COMMENTS

Völklinger HütteUn monumento unico della storia della tecnologia e della cultura industriale del XIX e inizio XX secolo. Un dinosauro nella storia dell’archeologia industriale, piu’ di 600 metri quadri di superficie e piu’ di 100 anni di esperienza nella produzione di ferro, il sito di Völklinger Hütte sembra una scenografia di Metropolis. Nominata dall’Unesco come sito “Patrimonio Culturale Mondiale“, è stata una delle ultime ferriere d’Europa in attività ed ancora oggi mantiene in buono stato le sue spettacolari installazioni.

Come arrivare:

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Numero di letture :2034
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