Mussolini è morto due volte: la prima il 25 luglio del 43 in quanto guida per più di vent’anni dell’Italia fascista, la seconda il 28 aprile del 1945 sotto le pallottole dei partigiani italiani in applicazione della condanna a morte inflittagli dal comitato milanese della resistenza.
Incomincia cosi il bel libro “Les derniers jours de Mussolini
” (ancora non tradotto e pubblicato in Italia) di Pierre Milza, professore emerito all’Istituto di Studi Politici di Parigi, storico francese, è considerato uno dei massimi esperti proprio nella storia del fascismo. Figlio di un emigrante Italiano originario di Bardi nel parmense, ha scritto numerosi saggi sull’Italia dal risorgimento a fascismo.
Milza descrive con la minuzia dello storico, ma anche con il gusto letterario che gli è proprio, quasi fosse un romanzo, la vicenda assai nota delle ultime ore di vita del duce.
Tutto ha inizio a Milano il 25 aprile del 1945 alle otto di sera. Gli anglo-americani, supportati dalle forze della resistenza italiana hanno ormai occupato l’Italia del nord fino alla linea del Po, le forze popolari si apprestano a sferrare l’insurrezione finale, la Repubblica Sociale Italiana, lo stato satellite voluto da Hitler con a capo Benito Mussolini, sta per dissolversi come neve al vento. E lui, il duce, tenta, con la mediazione del Cardinale Schuster, arcivescovo di Milano, una sorta di accordo con i capi della Resistenza milanese, una uscita di scena più o meno indolore, la garanzia della salvezza per se e i fascisti fedeli. Come noto questo estremo tentativo fallisce in quanto i partigiani chiedono la resa senza condizioni. Mussolini decide quindi di partire con i gerarchi e i ministri. Per andare dove? Esattamente non lo sapeva nemmeno lui.. forse in Valtellina per l’estrema resistenza o più probabilmente nel tentativo di riparare in Svizzera e consegnarsi agli agenti alleati.
Milza descrive, come in un avvincente romanzo, il caos che regnava in quei giorni e i personaggi che fanno parte di quella storia.Cosi’ vediamo gli ultimi gerarchi del fascismo repubblicano (o repubblichino, termine coniato dal movimento antifascista per denigrare lo stato fascista), che troveranno anche loro la morte per fucilazione analogamente al loro capo. Su tutti il segretario del partito, l’ex giornalista fiorentino Alessandro Pavolini, che fino all’ ultimo promette al duce l’arrivo di migliaia di camice nere per difendere l’ultimo baluardo della repubblica ( ma quante volte Mussolini fu ingannato dai suoi stessi gerarchi sulla consistenza delle forze in campo!). Ma questi fedelissimi pronti all’estrema resistenza si riveleranno solo una trentina di giovanotti non ancora maggiorenni. Per il resto è un fuggi-fuggi generale una corsa la si salvi chi puo’.

Pierre Milza
Dall’altra parte emerge la figura del comandante partigiano Pedro ( al secolo il conte Pierluigi Bellini delle Stelle) un nobile fiorentino che comanda la 52 brigata Garibaldi una formazione comunista (lui che non è comunista). Pedro è colui che arresta Mussolini quando, la vicenda è nota, questi tenta di fuggire a bordo di un camion tedesco (vestito da sottufficiale germanico) durante un posto di blocco a Dongo sulla sponda occidentale del lago di Como.
E’ lo stesso comandante Pedro che consente a Claretta petacci, l’amante di mussolini, di raggiungerlo e di seguirne quindi la tragica sorte.
Lei, Claretta, che, per amore, accetta dunque la morte accanto al suo uomo. Una figura, quella di Claretta Petacci mai esaminata con obbiettività dalla storiografia ufficiale. Una donna innamorata, una donna forte e determinata, su cui è stato scritto spesse volte a sproposito ogni genere di male (nell’Italia bigotta del dopoguerra non poteva certo esaltarsi la figura di una “amante” per di più dell’uomo che aveva portato l’Italia alla rovina seguendo l’alleato tedesco in una guerra disastrosa)
Eppoi tanti altri personaggi tutti ben descritti anche nei loro risvolti personali ( e qui sta l’abilità del Milza) che fanno parte di questa storia.
La parte comunque più interessante da un punto di vista dell’analisi storica dei fatti proposta nel libro riguarda due circostanze mai del tutto chiarite.
Chi effettivamente ha ucciso (o giustiziato, vedete voi) Mussolini? Che ruolo hanno avuto i Servizi segreti Britannici (l’Intelligence service) nella vicenda della cattura e soprattutto nella soppressione del duce senza un processo e naturalmente senza che venisse consegnato alle forze alleate come espressamente previsto nell’accordo di armistizio siglato a Cassibile l’8 settembre del 43 e sottoscritto per l’Italia dal generale Castellano per conto del Capo del governo il Maresciallo Badoglio?
Primo punto di contestazione: chi ha materialmente sparato a Mussolini il 28 aprile del 45 nella frazione Giulino di Mezzegra. (e a Claretta). La storiografia ufficiale ha da sempre sostenuto che l’esecutore, per incarico del CLNAI e del suo capo il generale Cadorna, sia stato il “colonnello Valerio” al secolo Valter Audisio, un ex contabile di Alessandria. La tesi sostenuta dal Milza è che invece ad uccidere il duce sia stato il partigiano Gallo ( al secolo Luigi Longo, si proprio colui che sarà segretario del PCI dal 1964 al 72). Il partito comunista che di fatto controllava all’epoca dei fatti l’informazione ebbe tutto l’interesse a celare che proprio uno dei massimi dirigenti del partito avesse eseguito una sentenza di morte emessa senza un processo e senza rispettare la clausola dell’armistizio.
Altra tesi che Milza sostiene è che dietro la repentina esecuzione di Mussolini ci sia la mano dei servizi segreti britannici su preciso mandato del Primo Ministro Churchill preoccupato che in caso di cattura del duce e di sua consegna agli alleati, quindi di un processo come criminale di guerra, questi avrebbe potuto produrre documenti assai compromettenti nei propri riguardi. Che esistesse un carteggio segreto tra Churchill (che non nascose le sue simpatie, negli anni 20 per il fascismo) e Mussolini è cosa oramai sicura. Ma di quelle carte compromettenti non si è saputo più nulla. Milza sostiene che siano state fatte sparire proprio dagli agenti dell’IS.
In esse vi sarebbe (il condizionale è d’obbligo, sostiene lo storico) la prova di un tentativo di Churchill di creare una sorta di fronte contro la Russia comunista del quale avrebbe fatto parte anche l’Italia fascista se, Mussolini si fosse “smarcato” dall’alleanza con Hitler firmando un armistizio con gli anglo-americani. E cio’ ben prima del 25 aprile del 43.
Come si vede nel libro di Milza non sono pochi gli elementi di riflessione storica. Il libro, veramente interessante anche nelle note sempre precise e documentate è uscito nello scorso mese di agosto prodotto da “Edizioni Fayard”.
Aurelio Ferraguti
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