Il principe Klemens Von Metternich ministro dell’Austria Ungheria plenipotenziario al congresso di Vienna del 1815 aveva definito l’Italia una semplice espressione geografica (in realtà la frase pronunciata dal principe fu “La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle.”) certamente poneva in luce un fatto incontrovertibile: gli italiani non erano parte di un popolo , di una nazione.
Il sentimento nazionale sarebbe cresciuto più tardi dopo le grandi rivoluzioni del 1848 eppoi attraverso le guerre di indipendenza fino alla proclamazione del regno d’Italia il 17 marzo 1861.Ma certo ancora non potevamo considerarci un popolo e una nazione, tanto che Massimo d’Azeglio espresse il concetto con la celebre frase “adesso che l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani”.
Questo fu il primo e forse più arduo compito che la classe dirigente dell’Italia unità si trovo ad affrontare.
Ma se è vero che il concetto di appartenenza alla nazione Italia fu una conquista lenta per il popolo italiano, che per molti anni ebbe seri problemi a considerarsi parte di un unico grande Paese. Forse, ma questa è una opinione personale, solo con la prima grande guerra mondiale si è incominciata a profilare l’idea di una unica grande patria. Il grande sforzo bellico, la presenza dei soldati che provenivano da ogni parte d’Italia, contribui a creare questo spirito unitario. Dopo la guerra e con l’avvento del fascismo questo spirito di amore verso la patria divenne ben presto nazionalismo, ma certamente contribui a far nascere una sorta di “orgoglio italiano”. L’esperienza terribile della disfatta nella seconda guerra mondiale e i lutti e le distruzioni che ne seguirono, fecero si che nascesse nel Paese una nuova “unità” per la libertà che diede vita dapprima alla lotta di liberazione, e successivamente alla costituzione repubblicana, vera sintesi delle culture politiche del tempo, che divenne quindi elemento unificante e condiviso per il popolo italiano.
Se il cammino di un popolo verso la considerazione della propria unità di nazione, fu lungo e travagliato, possiamo dire che vi furono alcuni elementi unificanti che si concretizzarono nel corso degli anni fin dalle prime giornate risorgimentali.
Gli italiani avevano una lingua, più o meno comune, ma non certo una lingua “unica” come oggi. Nel Paese si parlavano varie “lingue” il napoletano, il veneziano, il toscano. Pensate che nello stesso regno sabaudo la lingua di corte era il francese e non l’italiano come oggi lo conosciamo.
Allora se il linguaggio era ancora un limite per la comprensione tra gli italiani ( non dimentichiamo l’alta percentuale di analfabeti) vi fu un sentire comune che sicuramente unificava il paese:la musica.
Si sa la musica è un “linguaggio” immediato, non richiede studi ed è di presa immediata. La musica fin dagli anni risorgimentali costituì’ un elemento unificante per il popolo italiano. Come non ricordare l’impatto delle opere di Giuseppe Verdi (la lirica era una musica popolare nel senso pieno del termine) I famosi cori del Nabucco e dei Lombardi che venivano cantati durante le insurrezioni.
Nel 1847 il giovane Goffredo Mameli scrisse il testo (la musica è di Novaro) di quel canto degli Italiani che sarebbe diventato l’inno nazionale della repubblica Italiana cento anni dopo. Mameli mori due anni dopo a soli 22 anni, per difendere la Repubblica Romana e che quindi non vide mai l’Italia unita, ma quel testo fu cantato durante il risorgimento dai patrioti italiani ad esempio durante le 5 giornate di Milano.
Canti e canzoni che sono stati patrimonio comune ed unificante della nazione italiana ce ne sono stati tanti, vorrei ricordare non soltanto i canti militari o di guerra, ma anche e soprattutto quelli che hanno incarnato il sentimento nazionale, magari come semplici canzoni. Un esempio per tutti la celeberrima canzone “Le campane di San Giusto” che ben interpretava il sentimento patriottico di Trieste e della Venezia Giulia nel periodo della prima guerra mondiale, oppure la bella canzone napoletana “O’surdate ‘nammurato” o ancora “Bella Ciao” la canzone dei partigiani durante la Resistenza contro i nazisti.
Ma anche in tempi più recenti ci sono stati esempi di canzoni o canzonette o semplici musiche che hanno costituito un patrimonio condiviso degli italiani. Come non ricordare ad esempio la canzone “L’Italiano” di Cutugno diventata un vero cult in tutto il mondo.
Ma anche semplici motivetti hanno dato l’idea di una musica condivisa…si proprio cosi ad esempio per le vittorie calcistiche del 1982 e del 2006 della nazionale italiana.
Naturalmente l’avvento dei grandi mezzi di comunicazione e la progressiva alfabetizzazione della popolazione hanno fatto si che oggi esista e si sia rafforzato un grande senso di appartenenza ad una grande comunità nazionale, ma è indubbio che la musica abbia costituito un elemento unificante per gli Italiani, forse ancor più della lingua comune.
Aurelio Ferraguti









Italiani in Lussemburgo siete stanchi della solita musica?
SANREMO (21 febbraio).





