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Gli Italiani, un popolo di emigranti

Posted by Aurelio Ferraguti On marzo - 5 - 2011ADD COMMENTS

Eccoci al nostro quarto appuntamento con il quale intendiamo ricordare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.


Gli italiani che festeggiarono il 17 marzo 1861 la proclamazione del Regno d’Italia erano crica 22 milioni, non facevano parte del regno infatti il triveneto (la Venezia euganea sarebbe divenuta parte d’Italia solo dopo la terza guerra di indipendenza e cioè nel 1866, il trentino ed il Friuli-venezia Giulia solo dopo la prima guerra mondiale cioè nel 1919) ed il territorio laziale ancora sotto il potere temporale di Papa Pio IX.

Certo pochi rispetto ai circa 60 milioni di abitanti che oggi costituiscono la popolazione italiana, ma che erano in costante crescita, la natalità infatti non aveva conosciuto il calo preoccupante di questi ultimi trenta anni.

Il Paese benché unito non era in grado di soddisfare le esigenze lavorative e quindi di sostentamento di una popolazione in rapida crescita, cosi dalla fine del secolo diciannovesimo, e soprattutto agli inizi del ventesimo si assistette ad un fenomeno assai rilevante ed importante: l’emigrazione in massa soprattutto di ceti proletari che non trovavano mezzi di sostentamento nella fragile economia italiana. Emigrazione che investi soprattutto il continente americano, ma anche la vecchia Europa in particolare Francia, Germania e Inghilterra.

Per dare un’idea della rilevanza del fenomeno migratorio italiano, cioè di quegli italiani che hanno lasciato la madre patria per “cercar fortuna” all’estero si pensi che ad oggi nel mondo ci sono circa 25 milioni di persone originarie o discendenti dei migranti post unitari oltre a coloro che hanno deciso di lasciare il Paese in tempi recenti. Solo in Argentina vi sono 15 milioni di “italiani” cioè di discendenti degli emigranti. Un numero enorme in relazione ai 60 milioni di italiani che vivono in Patria.

Gli italiani sono dovunque. In moltissimi casi si sono perfettamente integrati nelle società che li hanno accolti, raggiungendo anche posizioni di grande prestigio.

Le integrazioni, sia detto per inciso, in molti casi non sono state per nulla facili e indolore. In realtà certe diffidenze nei confronti dei nostri connazionali che sono emigrati alla fine del’800 e nei primi del ’900 erano frutto di situazioni oggettive. Lo vediamo, purtroppo anche oggi, e malgrado tutto anche in Italia che è stata paese di migranti, la paura del “diverso” dello straniero che viene da noi perché nel suo paese c’è miseria e disperazione è un sentimento diffuso. Ma gli italiani hanno saputo superare anche queste difficoltà e potuto inserirsi a pieno titolo , nelle società dei Paesi che li hanno ospitati. Non per questo pero’ hanno dimenticato la loro terra d’origine. Chi non ha deciso, ad un certo punto, di ritornare a casa, magari raggiunta l’età della pensione, chi ha deciso di formare una famiglia all’estero e di avere figli e nipoti nella nuova patria, non ha comunque dimenticato l’Italia.

Sono nati un po’ ovunque circoli ed associazioni di italiani all’estero e finalmente nel è stato riconosciuto anche a questi nostri connazionali il diritto di avere propri rappresentanti nel parlamento italiano.

Qualche dato sull’emigrazione italiana nel mondo:

Il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato quello degli Italiani.

  • A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità d’Italia si avventurava verso l’ignoto.
  • Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l’esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento) e il Piemonte (12,5 per cento).
  • Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.
  • Gli italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio, e il fenomeno ha avuto un'ulteriore propulsione negli ultimi anni grazie alle innumerevoli offerte di voli low cost offerte dalla rete) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci.

Ecco dunque un riepilogo del fenomeno migratorio italiano tratto da www.emigrati.it

Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915

Piemonte 709.076 13,5 831.088 9,5
Lombardia 519.100 9,9 823.695 9,4
Veneto 940.711 17,9 882.082 10,1
Friuli V.G. 847.072 16,1 560.721 6,4
Liguria 117.941 2,2 105.215 1,2
Emilia 220.745 4,2 469.430 5,4
Toscana 290.111 5,5 473.045 5,4
Umbria 8.866 0,15 155.674 1,8
Marche 70.050 1,3 320.107 3,7
Lazio 15.830 0,3 189.225 2,2
Abruzzo 109.038 2,1 486.518 5,5
Molise 136.355 2,6 171.680 2,0
Campania 520.791 9,9 955.188 10,9
Puglia 50.282 1,0 332.615 3,8
Basilicata 191.433 3,6 194.260 2,2
Calabria 275.926 5,2 603.105 6,9
Sicilia 226.449 4,3 1.126.513 12,8
Totale espatri 5.257.911 100,0 8.769.749 100,0
Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976,Roma, Cser, 1978.

Principali paesi di emigrazione italiana 1876-1976

Francia 4.117.394 Stati Uniti 5.691.404
Svizzera 3.989.813 Argentina 2.969.402
Germania 2.452.587 Brasile 1.456.914
Belgio 535.031 Canada 650.358
Gran Bretagna 263.598 Australia 428.289
Altri 1.188.135 Venezuela 285.014
Totale 12.546.558 11.481.381

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :1964

La musica ci ha unito

Posted by Aurelio Ferraguti On febbraio - 26 - 2011ADD COMMENTS

Il principe Klemens Von Metternich ministro dell’Austria Ungheria plenipotenziario al congresso di Vienna del 1815 aveva definito l’Italia una semplice espressione geografica (in realtà la frase pronunciata dal principe fu “La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle.”) certamente poneva in luce un fatto incontrovertibile: gli italiani non erano parte di un popolo , di una nazione.

Il sentimento nazionale sarebbe cresciuto più tardi dopo le grandi rivoluzioni del 1848 eppoi attraverso le guerre di indipendenza fino alla proclamazione del regno d’Italia il 17 marzo 1861.Ma certo ancora non potevamo considerarci un popolo e una nazione, tanto che Massimo d’Azeglio espresse il concetto con la celebre frase “adesso che l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani”.

Questo fu il primo e forse più arduo compito che la classe dirigente dell’Italia unità si trovo ad affrontare.

Ma se è vero che il concetto di appartenenza alla nazione Italia fu una conquista lenta per il popolo italiano, che per molti anni ebbe seri problemi a considerarsi parte di un unico grande Paese. Forse, ma questa è una opinione personale, solo con la prima grande guerra mondiale si è incominciata a profilare l’idea di una unica grande patria. Il grande sforzo bellico, la presenza dei soldati che provenivano da ogni parte d’Italia, contribui a creare questo spirito unitario. Dopo la guerra e con l’avvento del fascismo questo spirito di amore verso la patria divenne ben presto nazionalismo, ma certamente contribui a far nascere una sorta di “orgoglio italiano”. L’esperienza terribile della disfatta nella seconda guerra mondiale e i lutti e le distruzioni che ne seguirono, fecero si che nascesse nel Paese una nuova “unità” per la libertà che diede vita dapprima alla lotta di liberazione, e successivamente alla costituzione repubblicana, vera sintesi delle culture politiche del tempo, che divenne quindi elemento unificante e condiviso per il popolo italiano.

Se il cammino di un popolo verso la considerazione della propria unità di nazione, fu lungo e travagliato, possiamo dire che vi furono alcuni elementi unificanti che si concretizzarono nel corso degli anni fin dalle prime giornate risorgimentali.

Gli italiani avevano una lingua, più o meno comune, ma non certo una lingua “unica” come oggi. Nel Paese si parlavano varie “lingue” il napoletano, il veneziano, il toscano. Pensate che nello stesso regno sabaudo la lingua di corte era il francese e non l’italiano come oggi lo conosciamo.

Allora se il linguaggio era ancora un limite per la comprensione tra gli italiani ( non dimentichiamo l’alta percentuale di analfabeti) vi fu un sentire comune che sicuramente unificava il paese:la musica.

Giuseppe Verdi

 

Si sa la musica è un “linguaggio” immediato, non richiede studi ed è di presa immediata. La musica fin dagli anni risorgimentali costituì’ un elemento unificante per il popolo italiano. Come non ricordare l’impatto delle opere di Giuseppe Verdi (la lirica era una musica popolare nel senso pieno del termine) I famosi cori del Nabucco e dei Lombardi che venivano cantati durante le insurrezioni.

Nel 1847 il giovane Goffredo Mameli scrisse il testo (la musica è di Novaro) di quel canto degli Italiani che sarebbe diventato l’inno nazionale della repubblica Italiana cento anni dopo. Mameli mori due anni dopo a soli 22 anni, per difendere la Repubblica Romana e che quindi non vide mai l’Italia unita, ma quel testo fu cantato durante il risorgimento dai patrioti italiani ad esempio durante le 5 giornate di Milano.

Canti e canzoni che sono stati patrimonio comune ed unificante della nazione italiana ce ne sono stati tanti, vorrei ricordare non soltanto i canti militari o di guerra, ma anche e soprattutto quelli che hanno incarnato il sentimento nazionale, magari come semplici canzoni. Un esempio per tutti la celeberrima canzone “Le campane di San Giusto” che ben interpretava il sentimento patriottico di Trieste e della Venezia Giulia nel periodo della prima guerra mondiale, oppure la bella canzone napoletana “O’surdate ‘nammurato” o ancora “Bella Ciao” la canzone dei partigiani durante la Resistenza contro i nazisti.

Ma anche in tempi più recenti ci sono stati esempi di canzoni o canzonette o semplici musiche che hanno costituito un patrimonio condiviso degli italiani. Come non ricordare ad esempio la canzone “L’Italiano” di Cutugno diventata un vero cult in tutto il mondo.

Ma anche semplici motivetti hanno dato l’idea di una musica condivisa…si proprio cosi ad esempio per le vittorie calcistiche del 1982 e del 2006 della nazionale italiana.

Naturalmente l’avvento dei grandi mezzi di comunicazione e la progressiva alfabetizzazione della popolazione hanno fatto si che oggi esista e si sia rafforzato un grande senso di appartenenza ad una grande comunità nazionale, ma è indubbio che la musica abbia costituito un elemento unificante per gli Italiani, forse ancor più della lingua comune.

 

Aurelio Ferraguti

 

 

Numero di letture :673

napoli11 

Le projet itinérant “Mercato Napoletano” porte le charme  et la magie des marchés  napolitains dans le monde entier. Il va bientôt se dérouler à Sarrebruck!

Quarante stands; pleins de coleurs, où l’ambiance chaleureuse, les parfums vifs et les voix des marchands vont vous transporter comme par enchantment à Naples!

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Deux fois par jour, gratuit pour tous, les authentiques pizzas et pâtes napolitaines!

Le marché vous attend, ne perdez pas cet événement!

 

PROGRAMMA:

SCHLOSSPLATZ SARREBRUCK

Da Sabato 30 Maggio a Lunedì 1° Giugno!

Dalle 9:00 alle 22:00

(Pizza e pasta napoletana offerta dalle 12 alle 15 e dalle 18 alle 22!)

INGRESSO LIBERO

Numero di letture :1042

Mangiamo Italiano: Seppie ripiene

Posted by Paola On febbraio - 12 - 2009ADD COMMENTS

seppiegIngredienti per 4 persone

1 kg di seppie di media grandezza
1,5  l di passata di pomodoro

Ripieno:
2 uova intere
300 g di pecorino grattugiato
100 g di pane grattugiato
1 spicchio d’aglio
prezzemolo tritato
cipolla, sale, pepe, olio q.b.

Come si procede:

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Numero di letture :3428

Mangiamo Italiano: Il torrone siciliano

Posted by Paola On febbraio - 6 - 2009ADD COMMENTS

500torroneIngredienti :

500 g di mandorle d’Avola

500 g. di zucchero

1 cucchiaio di olio

Preparazione:

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Numero di letture :373

Mangiamo Italiano: Fave e cicorielle

Posted by Paola On gennaio - 23 - 20091 COMMENT

faveIngredienti per 4 persone

1 kg di cicorielle
350 g di fave senza buccia
olio di oliva extravergine q.b.
sale q.b.

Come si procede: Read the rest of this entry »

Numero di letture :2275
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