Eccoci al nostro quarto appuntamento con il quale intendiamo ricordare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia.
Gli italiani che festeggiarono il 17 marzo 1861 la proclamazione del Regno d’Italia erano crica 22 milioni, non facevano parte del regno infatti il triveneto (la Venezia euganea sarebbe divenuta parte d’Italia solo dopo la terza guerra di indipendenza e cioè nel 1866, il trentino ed il Friuli-venezia Giulia solo dopo la prima guerra mondiale cioè nel 1919) ed il territorio laziale ancora sotto il potere temporale di Papa Pio IX.
Certo pochi rispetto ai circa 60 milioni di abitanti che oggi costituiscono la popolazione italiana, ma che erano in costante crescita, la natalità infatti non aveva conosciuto il calo preoccupante di questi ultimi trenta anni.
Il Paese benché unito non era in grado di soddisfare le esigenze lavorative e quindi di sostentamento di una popolazione in rapida crescita, cosi dalla fine del secolo diciannovesimo, e soprattutto agli inizi del ventesimo si assistette ad un fenomeno assai rilevante ed importante: l’emigrazione in massa soprattutto di ceti proletari che non trovavano mezzi di sostentamento nella fragile economia italiana. Emigrazione che investi soprattutto il continente americano, ma anche la vecchia Europa in particolare Francia, Germania e Inghilterra.
Per dare un’idea della rilevanza del fenomeno migratorio italiano, cioè di quegli italiani che hanno lasciato la madre patria per “cercar fortuna” all’estero si pensi che ad oggi nel mondo ci sono circa 25 milioni di persone originarie o discendenti dei migranti post unitari oltre a coloro che hanno deciso di lasciare il Paese in tempi recenti. Solo in Argentina vi sono 15 milioni di “italiani” cioè di discendenti degli emigranti. Un numero enorme in relazione ai 60 milioni di italiani che vivono in Patria.
Gli italiani sono dovunque. In moltissimi casi si sono perfettamente integrati nelle società che li hanno accolti, raggiungendo anche posizioni di grande prestigio.
Le integrazioni, sia detto per inciso, in molti casi non sono state per nulla facili e indolore. In realtà certe diffidenze nei confronti dei nostri connazionali che sono emigrati alla fine del’800 e nei primi del ’900 erano frutto di situazioni oggettive. Lo vediamo, purtroppo anche oggi, e malgrado tutto anche in Italia che è stata paese di migranti, la paura del “diverso” dello straniero che viene da noi perché nel suo paese c’è miseria e disperazione è un sentimento diffuso. Ma gli italiani hanno saputo superare anche queste difficoltà e potuto inserirsi a pieno titolo , nelle società dei Paesi che li hanno ospitati. Non per questo pero’ hanno dimenticato la loro terra d’origine. Chi non ha deciso, ad un certo punto, di ritornare a casa, magari raggiunta l’età della pensione, chi ha deciso di formare una famiglia all’estero e di avere figli e nipoti nella nuova patria, non ha comunque dimenticato l’Italia.
Sono nati un po’ ovunque circoli ed associazioni di italiani all’estero e finalmente nel è stato riconosciuto anche a questi nostri connazionali il diritto di avere propri rappresentanti nel parlamento italiano.
Qualche dato sull’emigrazione italiana nel mondo:
Il più grande esodo migratorio della storia moderna è stato quello degli Italiani.
- A partire dal 1861 sono state registrate più di ventiquattro milioni di partenze. Nell’arco di poco più di un secolo un numero quasi equivalente all’ammontare della popolazione al momento dell’Unità d’Italia si avventurava verso l’ignoto.
- Si trattò di un esodo che toccò tutte le regioni italiane. Tra il 1876 e il 1900 l’esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47 per cento dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9), il Friuli Venezia Giulia (16,1 per cento) e il Piemonte (12,5 per cento).
- Nei due decenni successivi il primato migratorio passò alle regioni meridionali. Con quasi tre milioni di persone emigrate soltanto da Calabria, Campania e Sicilia, e quasi nove milioni da tutta Italia.
- Gli italiani sono sempre al primo posto tra le popolazioni migranti comunitarie (1.185.700 di cui 563.000 in Germania, 252.800 in Francia e 216.000 in Belgio, e il fenomeno ha avuto un'ulteriore propulsione negli ultimi anni grazie alle innumerevoli offerte di voli low cost offerte dalla rete) seguiti da portoghesi, spagnoli e greci.
Ecco dunque un riepilogo del fenomeno migratorio italiano tratto da www.emigrati.it
Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915
| Piemonte | 709.076 | 13,5 | 831.088 | 9,5 |
| Lombardia | 519.100 | 9,9 | 823.695 | 9,4 |
| Veneto | 940.711 | 17,9 | 882.082 | 10,1 |
| Friuli V.G. | 847.072 | 16,1 | 560.721 | 6,4 |
| Liguria | 117.941 | 2,2 | 105.215 | 1,2 |
| Emilia | 220.745 | 4,2 | 469.430 | 5,4 |
| Toscana | 290.111 | 5,5 | 473.045 | 5,4 |
| Umbria | 8.866 | 0,15 | 155.674 | 1,8 |
| Marche | 70.050 | 1,3 | 320.107 | 3,7 |
| Lazio | 15.830 | 0,3 | 189.225 | 2,2 |
| Abruzzo | 109.038 | 2,1 | 486.518 | 5,5 |
| Molise | 136.355 | 2,6 | 171.680 | 2,0 |
| Campania | 520.791 | 9,9 | 955.188 | 10,9 |
| Puglia | 50.282 | 1,0 | 332.615 | 3,8 |
| Basilicata | 191.433 | 3,6 | 194.260 | 2,2 |
| Calabria | 275.926 | 5,2 | 603.105 | 6,9 |
| Sicilia | 226.449 | 4,3 | 1.126.513 | 12,8 |
| Totale espatri | 5.257.911 | 100,0 | 8.769.749 | 100,0 |
Principali paesi di emigrazione italiana 1876-1976
| Francia | 4.117.394 | Stati Uniti | 5.691.404 |
| Svizzera | 3.989.813 | Argentina | 2.969.402 |
| Germania | 2.452.587 | Brasile | 1.456.914 |
| Belgio | 535.031 | Canada | 650.358 |
| Gran Bretagna | 263.598 | Australia | 428.289 |
| Altri | 1.188.135 | Venezuela | 285.014 |
| Totale | 12.546.558 | 11.481.381 |
Aurelio Ferraguti

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