SANREMO (21 febbraio).
Cari Italiani in Lussemburgo, come potevamo non spendere due parole sul nostro caro amatissimo Sanremo?
L’ordine esatto di arrivo al traguardo del 60.mo Festival della Canzone Italiana di Sanermo è Valerio Scanu (“Per tutte le volte che”), il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici (“Italia amore mio”), Marco Mengoni (“Credimi ancora”). Sì, avete capito bene: l’avverarsi dell’ipotesi più temuta e, inoltre, un’ingiustizia in seno a un’ingiustizia. Già l’annuncio della terna finale aveva fatto rivoltare la platea. Infatti, mentre Antonella Clerici annunciava i precedenti sette esclusi nell’ ordine di Povia (“La verità”), Arisa (“Malamoreno”), Irene Grandi (“La cometa di Halley”), Simone Cristicchi (“Meno male”), Irene Fornaciari feat Nomadi (“Il mondo piange), Malika Ayane (“Ricomincio da qui”), Noemi (“Per tutta la vita”), l’orchestra ha buttato via per la prima volta nella storia del Festival gli spartiti sul palco, manifestando un forte dissenso, la sala stampa è praticamente crollata. Man mano che la Clerici, “Antonellina per le casalinghe italiane”, escludeva i concorrenti migliori, il pubblico dell’Ariston si agitava, urlava “vergogna” e “venduti” (ricordiamo che i Festival di Sanremo é trasmesso in Eurovisione), la sala gremita di giornalisti si prodigava in fischi, gli orchestrali si sdegnavano e chiedevano di rendere noto il loro voto. Non riuscivano a credere possibile che il loro gusto fosse esattamente l’opposto di quello espresso dal televoto.

Nell’atmosfera di contestazione generale si sono aggiunti anche gli operai di Termini Imerese (quelli di Pomigliano d’Arco erano stati ignorati dalla Clerici la sera prima), intervistati da Maurizio Costanzo, si inserivano come un altro tassello di un paese in crisi.
Poi l’altra beffa: all’interno della finalissima Marco Mengoni è arrivato ultimo, lui, l’unico lì in mezzo ad avere la stoffa, presenza scenica (ancora da governare), una voce che ha toccato anche Mina ed Anna Oxa secondo gli esperti. Sembra impossibile che la volontà popolare (che la Clerici tanto invoca e rispetta) si esprima in questa direzione.
Una citazione di stampa in data odierna dice: «Quando fu chiesto al popolo di salvare uno dalla croce, fu scelto Barabba».
Anche se puo’ sembrare un po’ blasfema perchè mischia sacro e profano rende bene l’idea di ciò che è accaduto ieri a Sanermo.
E’ da sottolineare il forte disappunto dell’orchestra rispetto ai “voti popolari” dell’Italia che, in tale maniera, elogia il lavoro e il concetto delle trasmissioni “Amici” ed “X Factor” che rappresentano rispettivamente il backstage dei due terzi dei finalisti Valerio Scanu e Marco Mengoni.
Allora, la domanda sorge spontanea: il Festival di Sanremo deve premiare il cantante e la canzone più bella (considerando tutti i dettagli per tale definizione) oppure deve lanciare i c.d. volti nuovi, o quasi, con tanto di procura dei “Talent Show” italiani (importati tra l’altro da oltre i confini, alla faccia delle iniziative della TV made in Italy). Basta dirlo, in maniera tale che si conoscano i fini di una manifestazione canora, ormai sessantennale, che dovrebbe rappresentare il “salone della musica italiana” evitando cosi che i componenti dell’orchestra, dopo aver suonato per cinque sere consecutive – non é sempre musica per le proprie orecchie – (dal 16 al 20 Febbraio) si lascino andare in atteggiamenti di “disordine musicale” contestando le ormai decisioni definitive del televoto “popolare”.
Certi di aver contribuito a trasmettervi l’adrenalina sonora Sanremese con il suo profumo canoro, anche in mancanza dei fiori sul palco, Auguro a tutti gli “Italiansinlux” una buona settimana!!!
Andrea Castaldo.
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