Non si fa che parlare, e non certo da oggi, di lotta all’evasione fiscale, un peso troppo grande da sopportare per le casse di uno Stato, quello italiano che ha un debito sovrano di quasi duemila miliardi di euro e che paga interessi enormi sui propri titoli.
Nel 2011 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,1% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,2%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine del 51,1% pari a 180,3 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani.
Questi dati sfatano un mito, tanto caro a Bossi e alla Lega nord, cioé che il Nord sia più virtuoso, in tema di imposte pagate, rispetto al sud.
Ma non è questo il problema.
Secondo questo interessante studio le aree di evasione fiscale vengono classificate in cinque settori: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle Big Companye quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.
La prima riguarda l’economia sommersa. L’esercito di lavoratori in nero aumenta sempre di più è composto da circa 3 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.
La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere ( la mafia russa e cinese ad esempio) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.
La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, l’ 81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l’anno.
La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,2 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14% le imposte dovute all’erario.
Infine vi è la evasione da parte dei lavoratori autonomi e delle piccole imprese. Si tratta soprattutto di artigiani, professionisti e commercianti, dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 8,2 miliardi di euro l’anno.
Sempre secondo lo studio della KRLS In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta:
la Lombardia, con +15,3%.
Secondo e terzo posto spettano rispettivamente
al Veneto con + 14,9% e l
l a Valle d’Aosta con +13,6%.
A seguire
la Liguria con +13,5%,
il Piemonte con 13,4%,
il Trentino con 13,1%,
il Lazio con +12,9%,
l’Emilia Romagna con +12,8%,
la Toscana con +12,6%, l
e Marche con +11,3%,
la Puglia con +10,6%,
alla Campania +8,0 %,
la Sicilia con +7,6%
e l’Umbria con +7,1%.
La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2010, di circa il 15,9%.
In Italia i principali evasori sono:
gli industriali (33,2%) seguiti
da bancari e assicurativi (30,7%),
commercianti (11,8%),
artigiani (9,4%),
professionisti (7,5%) e
lavoratori dipendenti (7,4%).
A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto
nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito
dal Nord Est (27,1%).
dal Centro (22,2%) e
Sud (19,3%).
I dati sono estremamente significativi e assolutamente preoccupanti.
A questo punto viene da chiedersi, come mai i governi che si sono succeduti (destra e sinistra non fa differenza) non sono riusciti a porre fine a questo scandaloso fenomeno?
Eppure in Italia c’era una legge severissima la cd “manette agli evasori” che il ministro Visco volle ridimensionare escludendo dalla disciplina una parte di illeciti commessi in materia fiscale.
Ora il nuovo governo Monti ha previsto, per chi dichiara il falso al fisco una sanzione penale (ma la sanzione lieve che comporta, nel caso un decreto penale di condanna ad una multa, non certo il carcere), ma , a mio modo di vedere è ancora una norma insufficiente.
E allora vediamo di rispondere alla domanda, come mai non si è fatta una vera, e sottolineo vera, lotta in grande stile ad un fenomeno che sottrae quasi 200 miliardi di euro l’anno all’erario?
La risposta sta nei dati: gli italiani sono un popolo di evasori, non si tratta di casi isolati o di grandi evasori o evasori totali che la GdF con grande professionalità e zelo ogni anno riesce, bene o male, a scovare.
Quindi “politicamente” la lotta agi evasori non paga. Troppi sono i cittadini interessati, troppi anche gli interessi politici. E non dimentichiamo che l’economia sommersa è un enorme fonte di liquidità e che quindi favorendo i consumi agisce, in parte, come volano economico. Ecco perchè, al di la di discorsi di buona volontà il problema non è stato, non dico risolto, ma nemmeno preso troppo sul seri dai vari governi che si sono succeduti alla guida del Paese.
Agevolati da una legislazione troppo confusa e contraddittoria in materia economica e fiscale, da norme che sono di talmente difficile interpretazione che permetto ai “furbi” di aggirarle senza problemi.
E qui sta la seconda considerazione: la mentalità di molti italiani secondo cui chi evade il fisco sia un “furbo” e non un criminale.
Guardiamo i dati che ci dicono che sono moltissimi i lavoratori dipendenti che fanno un secondo lavoro “in nero” e che quindi sottraggono soldi, ma questa attività, nell’opinione generale, non viene considerata veramente una evasione fiscale.
Oppure vediamo lavoratori autonomi che dichiarano redditi da fame, o titolari di imprese che sono in perdita, viaggiare in lussuose fuoristrada o passare vacanze da sogno ai caraibi.
Tutto cio’ deve finire, ma come?
Poche cose servirebbero per evitare o limitare il fenomeno.
Innanzitutto una vera tracciabilità dei pagamenti (l’obbligo di pagamenti elettronici o assegni per importi superiori a mille euro previsto dal decreto Monti è sicuramente un primo passo, ma ancora insufficiente, perchè facilmente aggirabile), la deducibilità fiscale delle spese e dei pagamenti verso imprese, commercianti e professionisti (obbligati quindi a rilasciare fattura o ricevuta che sarebbe il solo documento per la deducibilità) Istituzione di un registro dei beni di lusso (auto, gioielli, barche, ecc, che non potrebbero più essere intestati a società); controlli serrati sui patrimoni e richiesta di giustificazione della fonte di acquisti di beni di lusso (compresi i soggiorni in alberghi, ecc); accordi con i Paesi che fino ad oggi hanno concesso copertura bancaria ai depositi di clienti italiani (il che non deve significare che non si possa avere un conto in una banca Svizzera, ad esempio, ma che debba essere giustificato da un reddito dimostrabile); previsione del carcere per chi evade il fisco (almeno in maniera rilevante) una norma che negli Stati Uniti è applicata e che certo costituisce un vero deterrente.
Queste sono solo delle modeste proposte, sia ben chiaro, non esauriscono le possibili iniziative per una reale lotta al sommerso, ma certo potrebbero essere un primo passo per ridurre il terribile fenomeno. Certo poi resterebbe da fare la cosa più importante. Una vera educazione alla fiscalità che dovrebbe partire anche dalle scuole, perchè i cittadini di domani finalmente comprendano che chi non adempie al proprio dovere contributivo, ma che anzi si fa vanto di esser un”furbo” perchè non paga le tasse, debba essere considerato un “criminale” e un profittatore.
Aurelio Ferraguti



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