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DEXIA : al via il piano di ristrutturazione della società.

Posted by Andrea Castaldo On marzo - 5 - 2010ADD COMMENTS

Come tutti ben sappiamo il gruppo bancario franco-belga Dexia, e le tante altre banche europee, deve la sua vita economica agli stati del Lussemburgo, Francia e Belgio che l’hanno salvata dalla crisi che ha colpito il sistema finanziario mondiale nell’ultimo anno.

Infatti fino al 2008, lo stato Lussemburghese, Francese e Belga avevano inniettato capitali  nel mondo Dexia per € 6,4 mld.

Dexia avvierà a breve scadenza, quindi, un piano di ristrutturazione negoziato con l’Unione Europea. Ciò prevede che la Banca dovrà focalizzare la sua attività sui mercati principali della Francia, del Belgio e del Lussemburgo.

dexia

Dexia si vedrà ridurre la propria attività di un terzo fino al 2014, ma questo piano di futura prossima attuazione è da considerarsi una buona notizia per la piazza del Grand Ducato in quanto i vertici del gruppo franco-belga non toccheranno la società Dexia-BIL ne tanto meno la RBC Dexia, detenute insieme tramite la RBC.

Per ottenere il faro verde di Bruxelles per gli aiuti pubblici ricevuti per far fronte alla crisi economica il Presidente Peirre Mariani spiega che Dexia dovrà vendere i sui assets detenuta attualmente in Spagna (la Sabadell), in Italia (la Crediop) ed in Slovenia oltre alla società d’assicurazione in Turchia.

Infine il gruppo bancario ha intenzione, in ogni caso, di procedere a degli investimenti durante i prossimi due anni anche senza l’accordo della Commissione Europea.

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FINANZA LUSSEMBURGHESE: in crescita le società del settore.

Posted by Andrea Castaldo On marzo - 1 - 2010ADD COMMENTS

Image of three business people working at meeting - © pressmaster - Fotolia.com

Dal 2005 ad oggi in Lussemburgo, sono nate più di 300 società specializzate nel mondo finanziario.

In particolar modo nel “Private Equity” cioé l’attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società, sia acquisendo le azioni, sia apportando nuovi capitali all’interno di una società denominata – Target – e le “Venture Capital” ossia le operazioni finanziarie che consistono nell’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore che ha lo scopo di finanziare l’avvio o la crescita di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti Venture Capitalist.

Per tale motivo è nata la “Luxembourg Private Equity and Venture Capital Association (LPEA)” con l’obiettivo di raggruppare tali entità giuridiche rappresentate dal loro Presidente M. Hans-Jürgen Schmitz, di Mangrove, secondo il quale i due settori dell’alta finanza lussemburghese hanno, come si suol dire, il vento in poppa e possono cosi essere il simbolo di un settore che a dispetto della crisi finanziaria che ha colpito la linea del capitale e quindi le borse, dal mondo Occidentale fino a quello Orientale, dimostrano la fiducia che si sente verso una delle prime piazze dell’alta finanza del centro europeo che vuole continuare ad essere sempre in prima linea negli sviluppi delle idee finanziarie dei manager che contribuiscono all’arrichimento della sfera capitalista lussemburghese ed internazionale.

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Kaupthing Bank: il caso dell’ex gruppo islandese continua.

Posted by Andrea Castaldo On febbraio - 26 - 20102 COMMENTS

Il 13 Luglio 2009 si riunì l’Assemblea Generale degli Azionisti della Kaupthing Bank Luxembourg con all’ordine del giorno la “liquidazione volontaria” della società, che era stata nazionalizzata causa “rischio di bancarotta” nel precedente autunno.

kaupthing_building

Ricordiamo che stando ai calcoli di quel periodo dell’agenzia Bloomberg (Agenzia di informazione finanziaria fondata nel 1981 a New York) , l’Islanda aveva accumulato un debito pari a 61 miliardi di dollari, una cifra 12 volte superiore al Pil del Paese. Nel corso degli ultimi anni, d’altra parte, le banche islandesi si erano lanciate in operazioni finanziarie sempre più ardite, che portarono il rapporto fra gli impegni e il Pil (ovvero, fra gli investimenti e la ricchezza prodotta in un anno) di 10 a 1.

Cosi l’ex filiale islandese fu ripresa dalla Blackfish Capital, società di gestione patrimoniale appartenente alla F.glia britannica dei Rowaland la quale denominò la nuova banca “Havilland Banque” ritirando il nome dell’ex Kaupthing dalla lista ufficiale delle società abilitate ad esercitate attività finanziarie nel Grand Duchè de Luxembourg e liquidando conto correnti e fornitori di servizi.

Nel frattempo Mr. Hreidar Már Sigurdsson, l’ex-patron della banca islandese, si è trasferito a Lussemburgo, secondo il web site islandese “icelandreview.com”.

Il manager ha lasciato l’Islanda per dirigere una società di gestione del risparmio, denominata Consolium, che è stata fondata proprio con altri ex componenti del gruppo Kaupthing.

La Consulium conta 5 impiegati e i soci sperano di svilupparla rapidamente anche a livello internazionale differenziando la clientela islandese. Questi ci tengono a precisare che tale società non ha alcun legame con l’attuale banca Havilland.

Oggi, secondo il Tageblett (editpress lussemburghese), dopo alcuni mesi trascorsi dalle modifiche ai vertici dell’azionariato dell’ex gruppo islandese ci sono ancora delle perquisizioni in corso nel locali di Kirchberg (ex sede sociale di Kaupthing).

Infatti si riporta che una squadra della Polizia lussemburghese stia interrogando degli ex impiegati del gruppo Kaupthing. Vasta operazione che durerà per tutta l’ultima settimana del mese di Febbraio.

Secondo il web site icenews.is, la giustizia islandese si sta interessando, con la collaborazione della polizia lussemburghese, con molta attenzione al periodo del cambio ai posti di comando dell’ex colosso islandese Kaupthing in quanto ci potrebbero essere dei rischi di frode finanziaria.

Da sottolineare che tali verifiche non implicano assolutamente l’attuale banca Havilland, che ha ripreso gli attivi ed i locali dell’ex gruppo Kaupthing Luxembourg.

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CRISI ECONOMICA : regge l’acciaio lussemburghese

Posted by Andrea Castaldo On febbraio - 24 - 20102 COMMENTS

Industrial metallurgy - © Oleg-F - Fotolia.comL’industria dell’acciaio ha conosciuto come tutte le altre industrie un drastico calo degli ordini negli ultimi mesi. Tuttavia resta sempre una delle produzioni fondamentali per il futuro, dato il basso impatto ambientale di questo materiale, la sua duttilità e affidabilità.

Proprio per questo motivo l’acciaio è sempre più usato anche nelle costruzioni dell’edilizia, dove il concetto di sostenibilità ambientale si sta facendo sempre più strada, essendo l’acciaio anche un materiale riutilizzabile un numero infinto di volte. Il loro impiego è particolarmente conveniente in progetti in cui si possono riscontrare problematiche legate all’aumento della dimensione dei componenti edilizi.

Grazie alla sua duttilità, flessibilità e sostenibilità, l’acciaio è sempre più usato non solo nell’edilizia ma anche nell’arredamento. In questo senso, sono infatti sempre più diffusi i mobili in accianio, usati sia nel campo della ristorazione che dell’arredamento di case e uffici.

arcelor_mittal

Il colosso dell’acciaio “ARCELOR MITTAL” con headquarter in Lussemburgo, é un testimone eclatante dei ribassi degli ordinativi mondiali, raggiungendo un utile netto del 2009 intorno ad € 86 ml contro € 6,8 mld del 2008.

La differenza é impressionante, a conferma che il 2009 si é dimostrato l’anno più difficile della storia del mercato dell’acciaio, sottolinea Michel Wurth, membro della Direzione generale del gruppo AM.

La società lussemburghese aveva, nel 2008, lanciato un piano di riduzione dei costi del personale (34.000 impiegati in meno) che ha permesso di non perdere liquidità a fronte del calo delle vendite del 2009. Il gruppo oggi ha 282.000 “uomini” in tutto il mondo.

Anche il Lussemburgo non é stato graziato, il personale é passato da 6.606 a fine 2008 a 6.172 a fine 2009, circa 436 posti in meno con un riduzione delle cifre d’affari deal 43% in un solo anno.

Il Grande-Ducato si puo’ ritenere fortunato rispetto al resto del mondo perché le fabbriche locali sono state toccate in maniera non importante.

In europa la domanda di acciaio in ogni caso, secondo le previsioni interne, non ritornerà ai numeri del 2008 prima dei prossimi 4 anni economici.

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LUSSEMBURGO: I frontalieri rimpatriano quasi € 7 mld.

Posted by Andrea Castaldo On febbraio - 18 - 2010ADD COMMENTS

money Secondo le ultime cifre dell’ Eurostat (Ufficio Statistico delle Comunità Europee), i frontalieri che lavorano in Lussemburgo hanno rimpatriato circa € 7 mld verso l’estero nell’anno 2008.

E’  facile dedurre che in questo caso l’estero é rappresentato dalla vicina Francia (€ 3,3 mld), Belgio (€ 2 mld) e la Germania (€ 1,8 mld) in quanto i tre stati sono gli unici confinanti con il grande ducato che offre lavoro e quindi salari lussemburghesi a quasi 300.000 frontalieri.

Questi sono dati economici da prendere in considerazione soprattutto sotto il profilo della ricchezza prodotta in Lussemburgo dai “frontalieri”, della circolazione di moneta da uno stato all’altro, del forte contributo del sistema previdenziale del Grand Ducato a fronte di sistemi salariali elevati, del peso lussemburghese sulla spesa privata negli altri stati che rappresenta al 100% incassi netti senza alcun tipo di costo iniziale, né per categorie di produzione, né per categorie di commercializzazione.

Eurostat ha raccolto questi dettagli numerici finalizzando la propria indagine statistica sulla base della collaborazione degli Stati Membri ed in particolar modo tramite il contributo delle dichiarazioni volontarie da parte dei frontalieri stessi.

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Debiti banche verso i diversi Stati

Posted by Andrea Castaldo On febbraio - 16 - 2010ADD COMMENTS

Rising Coins - © Jakub Krechowicz - Fotolia.comSignori, andiamo subito al sodo: le banche europee ed americane devono restituire € 2.5 mld ricevuti dagli aiuti di stato. Quasi la totalità del Prodotto Interno Lordo della Germania.

In Europa si può gridare ad alta voce che i colossi bancari italiani hanno l’impatto più basso, ad eccezione del Lussemburgo e del Portogallo, su tale dato elevato.

Considerate che un totale di € 1.3 mld sono stati già rimborsati ai creditori statali facente parte della famosa cordata per salvare le banche dei prorpi paesi.

Non ci crederete ma, il sistema bancario del “Bel Paese” é il meno esposto tra gli istituti finanziari a dispetto delle altre grandi piazze europee.Infatti il debito delle banche italiane derivante dagli aiuti di stato ammonterebbe ad € 4,1 mld che diventa cifra irrisoria se paragonata ai € 9 mld della Spagna, € 16.4 della Francia; € 36.4 del Belgio; € 92 mld dell’Olanda.

Al meno in questa circostanza potremmo dire che l’elevato debito pubblico dell’Italia (1.752,2 miliardi di euro) ha limitato in maniera importante la possibilità di erogare fondi a dismisura, alle banche, soprattutto per pagare le stock option ai propri manager (american style per intenderci).

Mi sembra però doveroso sottolineare che i due “Bigs” ossia IntesaSanpaolo ed Unicredit hanno evitato di aumentare la propria esposizione debitoria verso lo stato italiano rinunciando ai c.d. Tremonti Bond (sottoscrizione di prestiti obbligazionari da parte dello stato nella figura del proprio Ministero del Tesoro ed emessi dalle banche) ed avviando delle azioni strategiche interne (vedi vendite di alcuni assets per Piazza Scala vedi aumento di capitale per Piazza Cordusio) garantendo cosi ai propri bilanci delle ottime patrimonalizzazioni se pur a discapito, con un peso non troppo elevato, dell’economia reale.

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