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Alessandro Manzoni, una letteratura nazionale

Posted by Sabino Parente On gennaio - 30 - 2012ADD COMMENTS

Alessandro Manzoni è nato a Milano nel 1785. E’ la figura emblematica della letteratura romantica italiana dell’Ottocento. Infatti, il fatto nuovo nella cultura europea dell’inizio di questo secolo è il Romanticismo. Questa corrente vuole rompere con le regole classiche nell’arte e nella letteratura. La poesia deve esprimere lo stato d’animo dell’autore, tradurre la sua fantasia e spontaneità senza riferirsi alle regole strette e tradizionali della ragione classica.

La grande maggioranza dei romantici italiani militò politicamente nell’opposizione liberale e pattriotica ai regimi restaurati. Manzoni è l’esponente più famoso della generazione romantica. Il suo romanticismo si esprime in modi diversi. Gia nella forma della sua opera la piu famosa, I Promessi Sposi, poiché è un romanzo storico, un genere letterario nuovo e destinato a un nuovo pubblico. Di piu, usa la lingua italiana per tutti, cioè un misto della lingua popolare, del toscano et delle lingua lombardia.

Quindi, il sua romanzo è accessibile all’insieme delle classe sociali del paese e la lingua spiega il suo enorme successo.

Alla forma rivoluzionaria corrisponde il contenuto. Questo romanzo storico mette in scena la sventura di due promessi sposi coinvolti nelle vicende storiche della Lombardia del diciasettesimo secolo quando la regione era dominata dagli Spagnoli. I protagonisti Renzo e Lucia sono vittime di un signore Don Rodrigo che vuole impedire il loro matrimonio. Il fondo è costituito dalle guerre del secolo e dalla granda peste di Milano.

Questa storia è vista dalla parte degli umili, di coloro che sono le vittime delle ambizioni dei potenti. Manzoni fa del suo romanzo il simbolo del Risorgimento, cioè il combattimento del popolo italiano, della patria umiliata e oppressa contro i potenti austriaci. Usa un parallelismo storico per mostrare il dramma vissuto dagli Italiani in quel momento.

Fa nascere une letteratura popolare che ha contribuito alla costruzione di un opinione pubblica nazionale.

 

Agnes Hoff

 

Numero di letture :224

La pittura e il Risorgimento

Posted by Agnes Hoff On dicembre - 19 - 2011ADD COMMENTS

Alla fine degli anni cinquanta dell’800, nacque un gruppo artistico a Firenze composto di pittori che si è soliti definire « Macchiaioli ». Questi pittori sono in maggioranza democratici, sostenitori delle idee di Mazzini e hanno partecipato ai primi moti di indipendenza.

Questa scuola di pittura usa la giustapposizione delle macchie chiare e oscure un po’ come i pittori impressionisti. Questa corrente pittorica rompe percio’ con la pittura romantica che domina il secolo.

Infatti, i pittori romantici preferiscono i drammatici temi di storia e intendono mostrare tutta la verità storica sollevando l’emozione dello spettatore. Per esempio, Giovanni Fattori (1825-1908) dipinge dei quadri grandiosi che esaltano il sentimento patriottico con la rappresentazione di scene molto espressive e violente, in particolare le battaglie risorgimentali e i soldati a cavallo. « Garibaldi a Palermo » dipinto in 1860 illustra bene questo spirito romantico. Si vede l’entrata delle Camicie Rosse nella capitale siciliana con in posizione centrale e alla testa di un gruppo a cavallo, Garibaldi. Nel fondo del quadro, c’è un arco trionfale romano. Ai romantici al contrario piace dipingere le rovine antiche o il patrimonio artistico delle Penisola.

Invece i Macchiaioli vogliono sostituire alla rappresentazione mitica dell’Italia risorgimentale, una visione molto più semplice e popolare dell’Italia. Infatti, questa pittura mostra la realtà quotidiana senza perdere di vista la volontà di iscriverla in una dimensione patriottica. Lo scopo della pittura non è più la gloria o l’apologia della guerra e degli eventi del Risorgimento, ma piuttosto di mostrare il movimento per l’Unità in un modo realista, cioè verista. Mostra la morte, i feriti, senza gloria o eroismo, come una fotografia. Riproduce la campagna italiana e i paesaggi naturali, un esempio: i mucchi di fieno di Fattori. Infatti, se è pur vero che questo pittore ha cominciato la sua carriera artistica con la realisazione di opere romanesche e storiche, cambia progressivamente e abbandona le grandi opere romantiche per i contrasti piu o meno colorati ottenuti dalla distribuzione delle macchie giocando sulla l’ombra e la luce. Quindi la tecnica del chiaroscuro è una componente essenziale della pittura dei Macchiaioli.

Agnes Hoff

Numero di letture :196

Giuseppe Verdi: la musica al servizio del Risorgimento

Posted by Agnes Hoff On dicembre - 2 - 2011ADD COMMENTS

L’opera lirica ebbe grandissimo successo nell’Ottocento. Musicisti come Rossini, Bellini, Doninzetti ebbero grande popolarità. Ma fra tutti il più celebre fu sicuramente Giuseppe Verdi. Sopratutto, è quello che si puo considerare veramente come un artista del Risorgimento

È nato nel ducato di Parma, vicino a Busseto nel 1813. Ha fatto la sua formazione musicale a Milano dal 1832, quando la città era sotto la dominazione austriaca, dove fu l’allievo di Vincenzo Lavigna, musicista alla Scala di Milano. Grazie a lui, puo frequentare la Scala dove fa rappresentare la sua prima opera, L’Oberto, Conte di San Bonifacio nel 1837, una storia d’amore che si svolge al medioevo.

Ma, è con il Nabucco messo in scena nel 1842, che Verdi segna l’inizio della sua grande carriera lirica. L’opera riceve un trionfo immenso che da al musicista una fama internazionale.

Di più, quest’opera si inserisce nell’atmosfera politica dell’epoca, quella che vede nascere dei movimenti di rivendicazione nazionale dappertutto nella Penisola. Nabucco è il simbolo di questo spirito romantico del diciannovesimo secolo. Tratta dell’imprigionamento del popolo ebraïco da parte del Re babilonese Nabucodonosor verso 1130 prima di Cristo. Quest’opera ha avuto un’ accoglienza trionfale grazie al suo coro più famoso, Va pensiero, nel quale il popolo ebraïco esalta il ricordo della patria lontana. Subito, gli Italiani hanno trasferito a questo canto la loro condizione e si sono riconosciuti in questa situazione, cioè l’imprigionamento da parte degli Austriaci.

Lo spirito risorgimentale si ripete nell’opera successiva, I Lombardi alla prima crociata (1843), perché l’opera presenta i crociati come lombardi, la Lombardia che è occupata dall’Austria. Il pubblico si è identificato con questi crociati che nel Medioevo hanno combattuto per liberare Gerusalemme dai musulmani. Piu tardi, nel 1855, è l’opera I Vespri Siciliani che sviluppa ancora le idee di liberazione e di libertà poiché l’opera si svolge in Sicilia, all’epoca dell’occupazione francese.

Tutti questi drammi portano un messaggio profondo : quando Verdi mette in scena un popolo che si ribella all’oppressione straniera rappresenta il desiderio del popolo italiano di liberarsi agli Austriaci. E per questa cosa che fu ammatissimo dai patrioti. Il suo cognome era utilizzato come slogan che testimonia della sua popolarità; il “Viva VERDI” significava « Viva Vittorio Emmanuele Re d’Italia ».

Giuseppe Verdi è forse l’unico artista del Risorgimento che sia riuscito a raccogliere intorno a lui la popolazione unita. E per questa cosa che è veramente l’ artista del Risorgimento romantico portato sul piano politico da Garibaldi.

  Agnes Hoff

Numero di letture :191

Da una ricerca svolta in America negli ultimi mesi trapela che la riabilitazione è un fattore chiave nella corsa di recupero per gli anziani, non solo dal punto di vista fisico ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Il cervello deve iniziare di nuovo ad adattarsi e cominciare a riorganizzarsi, e attraverso la terapia, il paziente può iniziare a recuperare alcune delle funzioni cerebrali perdute. Un programma di riabilitazione globale completo comincia in ospedale e accompagna il paziente per lunghi periodi. Durante l’intero programma ogni paziente viene seguito da medici specialisti, che operano in diversi settori: medici per la riabilitazione, fisiokinesiterapisti, logopedisti, psicologi. La riabilitazione, molte volte gioca un ruolo fondamentale. In casi come ictus e infarti, infatti, il recupero dal trauma è dato all’ 80% dalla riabilitazione. Caratteristica importante è la costanza, la riabilitazione non è una cura immediata ma un sistema che dà i suoi frutti col passare del tempo. Naturalmente , il tempo necessario affinchè un paziente si riprenda varia da persona a persona e dal tipo di ictus che ha avuto. Nei casi più gravi, la fase iniziale di riabilitazione può essere paragonata alle cure che si danno ai bambini, dato che in questi casi difficilmente il paziente è autosufficente. Ogni particolare programma viene studiato appositamente per il singolo paziente, che però avrà la possibilità di scegliere a quali strutture affidarsi: terapie ambulatoriali, ospedali o terapia privata.

Fabio Nicolosi, Articolista di Cerkalo.it, Motore di ricerca per attività

Numero di letture :150

Giuseppe Garibaldi, l’uomo del Risorgimento

Posted by Agnes Hoff On novembre - 7 - 2011ADD COMMENTS

Giuseppe Garibaldi (1807-1882) è nato a Nizza al momento dell’Impero napoleonico. Il suo carattere impetuoso lo ha portato ben presto verso la vita sul mare. Diventa marinaio poi capitano di un mercantile nel 1832. Nello stesso tempo, inizia a avvicinarsi ai movimenti patriottici europei ed italiani. Infatti, a Marsiglia, dove fa il marinaio, incontra Giuseppe Mazzini e aderisce alla “Giovine Europa”.

Nel 1836, sbarca in Brasile dove rimane fino al 1848. Si impegna nelle guerre di indipendenza dell’America Latina grazie alle quali acquista un’esperienza nell combattimento e diventa un condottiero di talento. Ma non dimentica il suo paese poiché, fonda a Rio de Janeiro un’associazione mazziniana tra gli esuli italiani. Nel 1848, torna in Italia per partecipare ai movimenti di indipendenza, chesi sviluppano dappertutto nella Penisola. Nel 1849, partecipa alla difesa della Repubblica romana fondata da Mazzini.

Dopo questo fallimento, riprende la via dell’esilio. In Italia, la caduta della Repubblica Romana e la ripresa del potere dal papa marca la fine della speranza democratica. Però, quando scoppia la seconda guerra d’indipendenza nel 1859 contro l’Austria, Garibaldi torna in Italia e diventa generale del’esercito piemontese, di un corpo di volontari denominato « Cacciatori delle Alpi ». La guerra contro l’Austria scoppia il 10 maggio 1859. Fu segnata dalle vittorie sarda e francese a Magenta (4 giugno) e a Solferino (24 giugno). Ma l’armistizio di Villafranca interrompe le operazioni di Garibaldi. Da questo momento, la Lombardia fu annessa dal Piemonte e l’anno dopo, in marzo 1860, i ducati di Parma, Modena e Toscana decisero di raggiungere il Piemonte attraverso plebisciti.

Il 6 maggio 1860, Garibaldi parte da Genova con mille volontari, le « Camice rosse » per liberare la Sicilia. Sbarca a Marsala il 11 maggio poi prende Palermo. All’inizio di luglio, la conquista della Sicilia è terminata. Il 7 settembre, Garibaldi e le camice rosse entrano a Napoli e mettono definitivamente fine al regno spagnolo dei Borbonici. La loro progressione negi Stati della Chiesa permette l’annessione dell’Umbria e delle Marche. A questo punto, rimangono i territori del Veneto e di Roma fuori del Regno. Nel 1862, Garibaldi si mette ancora alla testa di una spedizione di volontari al fine di liberare Roma del papa ma la sua impresa è bloccata dai Piemontesi nella battaglia del’Aspromonte in Calabria dove viene ferito. Nel 1866, partecipa ancora alla terza guerra d’indipendenza che porta all’annessione del Veneto ma senza Trenta e Trieste.

Per Garibaldi, Roma rappresentava un simbolo e un ossessione. Senza Roma, l’Italia non esisteva. Nel 1867, riprende il progetto di liberare Roma ma in novembre è sconfitto dai Francesi a Mentana. Fortunatamente, la guerra franco-prussiana a l’avvento della Repubblica in Francia permette il ricollegamento di Roma al paese ufficialmente il primo luglio 1871.

Garibaldi ha approfittato della politica di Cavour per costruire l’Unità del paese. Infatti, dagli anni 1850, dopo il fallimento della rivoluzione di 1848, è il Regno del Piemonte che appare come l’unico modo di lottare contre gli stranieri. Ma il Regno sabaudo riusci’ a raccogliere alla causa anche i repubblicani, partigiani di Mazzini . Però, Garibaldi fu molto deluso dalla politica di Cavour, molto prudente e conciliante di fronte alla chiesa. Mentre Garibaldi aveva un carattere irrequieto, romantico e impetuoso volendo rappresentare la volontà del popolo e non della borghesia. Eppure, benché i Piemontesi abbiano voluto meterlo di parte, ha sempre partecipato alla guerra dell’Unità.

Oggi, Garibaldi è considerato il grande eroe romantico del Risorgimento.

 Agnes Hoff

Numero di letture :1314

Le Cinque Terre – riflessione su un disastro

Posted by Armando Rosa On ottobre - 28 - 2011ADD COMMENTS

L’alluvione che il 25 ottobre scorso ha devastato la Liguria è un evento a catastrofico per il nostro Paese ed ha conseguenze immani sul nostro territorio.

Le Cinque Terre, patrimonio mondiale dell’umanità, ne vengono fuori distrutte. Si tratta (per non dire si trattava) di uno degli angoli piu’ belli dell’Italia. Forse non esagero nel dire che lo abbiamo perso per sempre. La località di Monterosso è quasi completamente sommersa dal fango, molti edifici sono stati travolti dalle acque, le strade sono fiumi in piena che travolgono tutto.

Pur non essendomi recato personalmente in Liguria dopo il disastro, ho ancora negli occhi i magnifici luoghi che ho visitato lo scorso mese di Giugno. Ritengo che molto di quel patrimonio non ritornerà come prima. E’ questo il pensiero che deve creare sgomento in noi italiani, che amiamo i nostri paesaggi, le nostre coste senza eguali nel mondo. E’ difficile accettare gli eventi naturali di questa portata, ma ho l’impressione che ci sia una certa sottovalutazione generale di quanto successo, nonostante vi sia stata ampia copertura da parte dei mezzi di comunicazione. Mi riferisco al modo in cui accettiamo questi eventi sempre piu’ frequenti, a volte con un velo di menefreghismo.

Al pensiero di quanto successo, al pensiero di tutte le catastrofi che avvengono sempre piu’ spesso, non viene neanche la voglia di polemizzare sulle responsabilità o sulle negligenze. Ormai è evidente che si tratta di un mix di fattori: cambiamento climatico su scala mondiale, deforestazione, incuria nella manutenzione del territorio. Non oso parlare a nome di chi è stato colpito direttamente dalla catastrofe. Ma credo che ormai perfino questi eventi vengono spettacolarizzati all’estremo, si genera una reazione di sdegno generale finalizzato a generare polemiche perfino stucchevoli. Non intendo dire che non ci si debba concentrare sulle cause dei disastri naturali, che non si debbano accertare e denunciare le responsbilità. Dico solo che è importante prendere un momento di riflessione e realizzare quello che è andato perso. Non è una perdita per il turismo, è in primis una nostra perdita. Poco importa che siamo italiani all’estero oppure no, ci è stato tolto un pezzo magnifico del nostro territorio e non sarà piu’ come prima. E’ questo quello che importa.

Riflettiamo insieme…

Un caloroso abbraccio a tutti i liguri in difficoltà da Italiansinlux.

Numero di letture :418

Modesta proposta: 5 punti per un sistema politico italiano migliore.

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 28 - 20111 COMMENT

Lo spettacolo che la politica in Italia sta dando di sé è veramente squallido, almeno questo è cio’ che tutti dicono, ma addiritttura i politici, dunque la cd casta sono ben coscienti dell’enorme divario che ormai esiste tra i cittadini e i loro rappresentanti. Le cause di questa disaffezione verso la politica sono note e comunque molti sociologi hanno analizzato il fenomeno. Si puo’ affermare che la principale ragione è che i cittadini non sopportano più certi privilegi della « casta » nè accettano che la politica sia autoreferente, cioé che parli un linguaggio per i soli adepti.

Inoltre, considerazione non da poco,in un momeno di crisi che richiede grandi sacrifici, che i politici questi sacrifici proprio non li voglio fare. Ma che diamine! Come si puo’ accettare l’aumento delle tesse, la stagnazione dei salari, la disoccupazione galoppante,e i sacrifici economici, quando la casta difende dei privilegi inconcepibili.

Ed ecco perchè avanzo questa mia piccola proposta. Una proposta per prevenire come avrebbe detto Giuseppe Berto. Per prevenire una incontrollata ed incontrollabile voglia di indignazione.

 Ecco dunque i 5 punti della proposta.

 1- Riduzione del numero di parlamentari a 500, eletti su base regionale, con abolizione del Senato e con una camera, l’Assemblea Nazionale eletta ogni 5 anni;

 2-Abolizione di tutte le Provincie con assegnazione delle funzioni ora esercitate ai Comuni

 3-Ineleggibilità ad ogni carica pubblica per chi sia stato condannato per un delitto non colposo con sentenza definitiva, o condannato in primo grado per reati contro la Pubbica Amministrazione, o per reati associativi , di mafia, o per delitti contro la persona. In caso di condanna durante il periodo di elezione,decadenza immediata dalla carica.

4-Riduzione degli emolumenti dei parlamentari sulla base della media europea. Abolizione di ogni tipo di vitalizio per gli ex parlamentari.

 5-Eleggibilità a tutte le cariche pubbliche limitata a 2 mandati e comunque per un periodo non superiore a 10 anni,che favorirebbe il ricambio della classe politica, almeno a livello di eletti in pubblici consessi.

 Questa proposta (modesta certo, ma pur sempre una proposta) se attuata nelle sue linee fondamentali potrebbe portare ad un nuovo modo di intendere la politica, che comunque deve ritornare ad essere un servizio verso la comunità, ma anche ad un nuovo prototipo di politico, cioé di cittadino che per alcuni anni della propria vita si impegna a lavorare per il bene comune.

Ecco il vero senso della proposta: restituire alla Politica (questa volta con la lettera maiuscola) il suo ruolo di servizio ai cittadini.

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :454 Join the forum discussion on this post

Dopo la caduta di Napoleone, gli Italiani influenzati dalle idee di libertà della Rivoluzione francese, si svegliano per cacciare via i popoli stranieri che occupano il loro paese. Questa presa di coscienza prende diverse forme tra 1820 e 1850.

Già, c’è la lotta armata. Ci sono delle ribellioni e insurrezioni dappertutto nel paese. Queste rivolte possono condurre alla formazione di governi liberali brevi negli anni trenta, a Modena, a Parma o negli Stati della Chiesa.

La lotta puo prendere una forma piu pacifista utilizzando l’arte per esprimere le idee nuove. E il caso di Giuseppe Verdi che riprese il tema dell’esilio e dell’aspirazione a ritrovare la propria patria nelle sue opere (Nabucco per esempio, o I Lombardi alla prima crociata). La letteratura dispone anche di scrittori famosi per tradurre questi aspirazioni. Per esempio, Alessandro Manzoni che, nei Promessi Sposi, denuncia l’occupazione straniera contrapponendola al coraggio degli Italiani derisi.

Infine, nascono dei teorici del Risorgimento che vogliono difendere le idee di libertà e di unità del popolo. E il caso di Giuseppe Mazzini (1805-1872) che vuole fondare una repubblica democratica e unita. Vuole legare l’azione concreta con la teoria. Infatti, era convinto che l’Unità e la Repubblica potessero realizzarsi con l’insurrezione e la guerra. Però, prima, bisognava educare il popolo con la propaganda, con una una formazione intellettuale, nello scopo di fare emergere una coscienza politica.

E per questo che fonda un gruppo nel 1834, La Giovine Italia, che diffonde tanti manifesti e giornali, per risvegliare la coscienza politica del popolo.

Nell’anno 1849, prende la direzione della Repubblica romana che h, tra l’altro per scopo instaurare la libertà della stampa e la soppressione del potere temporale della Chiesa. Però, quest’esperienza fu breve e si fermo’ in modo traumatico con l’intervento francese qualche mese dopo, nel luglio 1849.

Dopo questo fallimento comincia un periodo di esilio per Mazzini, a Londra dovè sviluppa le sue idee politiche. Mazzini è un uomo europeo, che iscrive i suoi principi in una dimensione europea. Infatti, ha, integrato con l’unità d’Italia un’ ottica piu larga cioè l’unità dell’ Europa. E per questo fonda La Giovine Europa. Quando è in esilio, tiene rapporti con i grandi scrittori francesi, Georges Sand, Victor Hugo, e fonda il Comitato centrale democratico europeo. Nel 1860, ragiunge Garibaldi nella spedizione dei Mille ma senze parteciparvii. Entro’ in conflitto con Cavour. Fu eletto deputato ma rifiutò la carica per non dovere giurare fedeltà alla costituzione monachica che contesta. Mori’ il 7 febbraio 1872. Una folla immensa il giorno dei suoi funerali a Genova, sua città natale, mostro’ la sua popolarità in Italia e il relativo successo della sua impresa di costituire una coscienza patriottica italiana.

Agnes Hoff

Numero di letture :574

Padania? No grazie.

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 3 - 20111 COMMENT

Confesso che da molto tempo avevo pensato di scrivere queste considerazioni, ma dopo le parole pronunciate il 30 settembre dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Università Federico II di Napoli credo che sia effettivamente giunto il momento di farle, queste considerazioni, anche per aprire un dibattito tra noi italiani che siamo fuori dal territorio nazionale.

Dunque il Presidente, per la prima volta ed in modo perentorio ha ribadito che l’Italia è una ed indivisibile, che qualsiasi ipotesi di secessione, come sbandierata dalla lega Nord, non ha alcuna base costituzionale né sarà tollerata dallo Stato.

La presa di posizione di Napolitano è forte e fa seguito alle dichiarazioni di esponenti del partito nordista che invovano la seccessione della « Padania »

Ma cosa è questa Padania? La valle del Po, potremmo rispondere, cioé un territorio che nella storia, mai e ribadisco mai, ha avuto vicende comuni, anzi molte volte i « padani » se le sono date di santa ragione per la supremazia nel territorio.

La Lega afferma che le ragioni culturali spingerebbero, secondo il dettato della autederminazione dei popoli ad una seccessione dal resto dell’Italia.

Quali siano queste regioni culturali, mi è difficle comprenderlo, benché io sia « padano » da generazioni. La lingua forse? Difficile sostenerlo giacchè nella inesistente Padania convivono dialetti dalle origini e dal lessico totalmente differenti, si pensi alla lingua veneziana, a quella piemontese, o alla lingua friulana, per non parlare di dialetti assolutamente originali come il bergamasco o il trentino. E poi le comunità linguistiche dell’Alto Adige del Friuli, della Valle d’Aosta, direbbe un noto personaggio politico italiano « che ci azzeccano » con la supposta identità linguistica. Quindi ne la storia ne la cultura di questa terra possono definirsi comuni. Ma vi è di più. Nell’ipotesi secessionistica di Bossi e soci si prevede uno stato padano che comprenda anche l’Emilia Romagna , la Toscana e le Marche e la Liguria, regioni che con la valle del Po non hanno nulla a che fare.

Se queste sono le considerazioni d’ordine storico e culturale, ma anche geografico, nelle parole del presidente Napolitano, ho riscontrato una altra profonda verità: «Nell’ambito della Costituzione e delle leggi non c’è spazio per una via democratica alla secessione». «non c’è un popolo padano». E ancora: «Si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia»

Il capo dello Stato ha poi ricordato che «nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile».

L’ipotesi secessionistica credo, ad ogni buon conto, sia non solo minoritaria anche tra i cittadini delle regioni del nord, visto che la Lega Nord non è certamente partito che raccolga la maggioranza assoluta dei voti neppure nelle cosidette roccaforti elettorali di Lombardia e Veneto, ma credo che sia giunto il momento di dire con forza da parte di tutti gli italiani che amano la propria patria ( la terra dei padri, un concetto che deve essere rivalutato senza degenerazioni nazionalistiche) che la Unità Nazionle non si tocca e che chi propugna idee secessioniste si pone, come ben ha sottolinato il presidente Napolitano, fuori dalla storia. Ma non solo, premesso che una via democratica verso una secessione non si potrà mai realizzare per due fondamentali ragioni: mancata previsione costituzionale di una simile opportunità, mancanza di una maggioranza favorevole all’ipotesi, credo che sia opportuno introdurre nel nostro ordinamento penale il delitto di attentato all’unità nazionale, con buona pace di Bossi e della sua Padania.

La democrazia permette a ciascuno di noi di avere delle idee e di manifestarle, ma quando queste idee vanno contro lo stesso concetto di democrazia (non puo’ una minoranza imporre la propria volontà) lo Stato democratico ha il diritto ed il dovere di difendersi contro coloro che di quelle idee fannno una bandiera.

Aurelio Ferraguti

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Enrico Corradini e il nazionalismo italiano

Posted by Agnes Hoff On settembre - 26 - 20111 COMMENT



Quando fu realizzata l’Unità d’Italia, nacque uno spirito nazionalista diverso di quello che è stato alle base dell’Italia politica.

Infatti, a l’origine del nazionalismo italiano, c’è, come in Francia, una tradizione romantica e democratica, quella che è stata ispirata da Mazzini e Garibaldi, i protagonisti del Risorgimento. Però, alla fine del Ottocento, questo nazionalismo umanista che si è liberato delle potenti oppressive monarchie, diventa un nazionalismo di destra che esalta la forza, la guerra e la violenza. La sua colpa è la volontà di dominare il mondo. È un nazionalismo di grandezza che paradossalmente si alimenta delle frustrazioni del Paese. Infatti, l’Italia dell’indipendenza è ridotta a un ruolo internazionale di secondo piano, mentre vorebbe condurre un impresa imperialista in Africa.

Enrico Corradini fonda la dottrina del nazionalismo italiano sulla rivista Il Regno a Firenze nel 1903. Opponne le nazioni ricche alle nazioni povere che chiama « proletarie » che sono fuori dell’opera di colonizzazione. Vuol dire che il nazionalismo è la trasposizione internazionale del socialismo e che la lotta delle classe deve farsi al livello dei Paesi. Per lottare contro le potenze ricche si deve usare la guerra che è il cuore della sua dottrina. E’ « un metodo di redenzione nazionale », una « necessità » per unire tutte le classi della nazione italiana, per rinnovare la solidarità e la grandezza del paese.

Nel 1910, Corradini trasforma il suo gruppo in un movimento politico, l’Associazione nazionalista italiana le sue idee sono riportate nel giornale ufficiale, l’Idea Nazionale. Questo giornale difese una politica estera bellicista, imperialista e colonialista. Per esempio, sostiene e incoraggia la campagna per occupare la Libia nel 1911 contro i Turchi. Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale è certo interventista in favore delle monarchie (Triplici Alleanze) poi delle democrazie (Triplici Intesa).

Anche Mussolini ha ripreso le idee nazionaliste di Corradini per elaborare la dottrina fascista. Pero’, Corradini che pure diventa membro del partito fascista non è un attivista. Fu sempre più un teorico che un uomo d’azione. È morto nel 1931.

Agnes Hoff

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