Confesso che da molto tempo avevo pensato di scrivere queste considerazioni, ma dopo le parole pronunciate il 30 settembre dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Università Federico II di Napoli credo che sia effettivamente giunto il momento di farle, queste considerazioni, anche per aprire un dibattito tra noi italiani che siamo fuori dal territorio nazionale.
Dunque il Presidente, per la prima volta ed in modo perentorio ha ribadito che l’Italia è una ed indivisibile, che qualsiasi ipotesi di secessione, come sbandierata dalla lega Nord, non ha alcuna base costituzionale né sarà tollerata dallo Stato.
La presa di posizione di Napolitano è forte e fa seguito alle dichiarazioni di esponenti del partito nordista che invovano la seccessione della « Padania »
Ma cosa è questa Padania? La valle del Po, potremmo rispondere, cioé un territorio che nella storia, mai e ribadisco mai, ha avuto vicende comuni, anzi molte volte i « padani » se le sono date di santa ragione per la supremazia nel territorio.
La Lega afferma che le ragioni culturali spingerebbero, secondo il dettato della autederminazione dei popoli ad una seccessione dal resto dell’Italia.
Quali siano queste regioni culturali, mi è difficle comprenderlo, benché io sia « padano » da generazioni. La lingua forse? Difficile sostenerlo giacchè nella inesistente Padania convivono dialetti dalle origini e dal lessico totalmente differenti, si pensi alla lingua veneziana, a quella piemontese, o alla lingua friulana, per non parlare di dialetti assolutamente originali come il bergamasco o il trentino. E poi le comunità linguistiche dell’Alto Adige del Friuli, della Valle d’Aosta, direbbe un noto personaggio politico italiano « che ci azzeccano » con la supposta identità linguistica. Quindi ne la storia ne la cultura di questa terra possono definirsi comuni. Ma vi è di più. Nell’ipotesi secessionistica di Bossi e soci si prevede uno stato padano che comprenda anche l’Emilia Romagna , la Toscana e le Marche e la Liguria, regioni che con la valle del Po non hanno nulla a che fare.
Se queste sono le considerazioni d’ordine storico e culturale, ma anche geografico, nelle parole del presidente Napolitano, ho riscontrato una altra profonda verità: «Nell’ambito della Costituzione e delle leggi non c’è spazio per una via democratica alla secessione». «non c’è un popolo padano». E ancora: «Si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia»
Il capo dello Stato ha poi ricordato che «nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile».
L’ipotesi secessionistica credo, ad ogni buon conto, sia non solo minoritaria anche tra i cittadini delle regioni del nord, visto che la Lega Nord non è certamente partito che raccolga la maggioranza assoluta dei voti neppure nelle cosidette roccaforti elettorali di Lombardia e Veneto, ma credo che sia giunto il momento di dire con forza da parte di tutti gli italiani che amano la propria patria ( la terra dei padri, un concetto che deve essere rivalutato senza degenerazioni nazionalistiche) che la Unità Nazionle non si tocca e che chi propugna idee secessioniste si pone, come ben ha sottolinato il presidente Napolitano, fuori dalla storia. Ma non solo, premesso che una via democratica verso una secessione non si potrà mai realizzare per due fondamentali ragioni: mancata previsione costituzionale di una simile opportunità, mancanza di una maggioranza favorevole all’ipotesi, credo che sia opportuno introdurre nel nostro ordinamento penale il delitto di attentato all’unità nazionale, con buona pace di Bossi e della sua Padania.
La democrazia permette a ciascuno di noi di avere delle idee e di manifestarle, ma quando queste idee vanno contro lo stesso concetto di democrazia (non puo’ una minoranza imporre la propria volontà) lo Stato democratico ha il diritto ed il dovere di difendersi contro coloro che di quelle idee fannno una bandiera.
Aurelio Ferraguti
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