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Festa medievale a Dudelange, 10-11 Settembre

Posted by Sabino Parente On settembre - 9 - 2011ADD COMMENTS

Dudelange, il quarto comune lussemburghese per numero di abitanti, organizza Sabato 10 e Domenica 11, la Butschebuerger Buergfest, il festival Medievale. Con oltre 80 commercianti e artigiani, una dozzina di soldati, musicisti e intrattenitori, un grande accampamento di cavalieri, il grande spettacolo nella serata di Sabato, la festa medievale Butschebuerger Buergfest organizzato dal Comune di Dudelange è tra le più grandi feste medievali della “Grande Région”.

Nei numerosi stand potrete trovare tanti oggetti artigianali ispirati al medioevo, dai gioielli ai vestiti d’epoca, opere d’arte e decorazioni, armi e sculture in pietra, oltre ad alcuni artigiani che mostreranno il processo di creazione.  Ma il mercato e l’artigianato sono solo una parte della  Butschebuerger Buergfest, infatti ci saranno anche una vasta gamma di intrattenimenti che delizieranno grandi e piccini: tiro con l’arco, torneo cavalleresco per i bambini, falchi, gufi, avvoltoi e acrobati, Hans  il mendicante, il Roxana strega, il grande mago Kalibo, l’armeria medievale, Berthold il narratore di storie…

Il programma è fitto e interessante, sicuramente una bella idea per il week end che sta per arrivare, un salto nel passato, lontani dalla tecnologia e  dalle comodità. Gli orari di apertura sono i seguenti:

Sabato: 11h-24h – Domenica: 10h-19h

L’ingresso è di 8 euro (4 per i bambini), ma se volete pagare anche voi 4 euro, vi basta presentarvi con vestiti d’epoca e calarvi completamente nell’affascinante periodo medievale, tra cavalieri, dame e maghi!

Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale dell’evento a questo link

 

Numero di letture :354

La rentrée

Posted by Aurelio Ferraguti On settembre - 8 - 2011ADD COMMENTS


© Prod. Numérik - Fotolia.comC’est la rentrée. Con questa espressione, molto francofona, si usa designare la fine delle vacanze scolastiche, ma anche, in un certo senso la fine dell’estate. Non che da queste parti l’estate sia stata prodiga di belle giornate e di caldo canicolare come da noi in Italia, ma comunque la “rentrée” segna proprio la fine di questo periodo dedicato alle vacanze, se le finanze lo permettono, o in ogni caso ad un poco di meritato riposo.

Quindi tutti si ritorna al lavoro, magari con dei bei ricordi nella mente per le vacanze trascorse, o con lo stress da rientro che, si sa, colpisce un po’ tutti in questi giorni.

E si ritorna anche a ritrovarci qui, sul “nostro” blog, per parlare un po’ di tutto, di quello che accade in Lussemburgo e nelle sue vicinanze, ma anche un po’ in giro per il mondo e soprattutto nella nostra Italia.

In effetti l’estate, che normalmente trascorre senza grandi stravolgimenti, quest’anno è stata veramente drammatica per quanto concerne la situazione economica mondiale ed in particolare italiana.

© Chlorophylle - Fotolia.com

In questi giorni e in queste ore il governo italiano sta tentando di dare una risposta forte, attraverso un  manovra economica da “lacrime e sangue” alla speculazione internazionale che sta mettendo in grande difficoltà l’Italia. Ma di questo parleremo un’altra volta, quando le cose saranno più chiare (il governo ne ha già presentate, di manovre, almeno 4 o 5 ed ogni volta si cambia qualcosa per non scontentare le varie lobbies del Paese). Dunque si diceva, l’estate. L’estate che se ne va per lasciare il posto alla rentrée. Cosa ricorderemo di questa estate nei prossimi anni.? A parte la crisi finanziaria (ma si puo’ ancora parlare di crisi, dato che con il termine si dovrebbe intendere un periodo transitorio di acute difficoltà, mentre, a me sembra le difficoltà siano endemiche e causate dal sistema stesso e non da soli eventi straordinari), l’estate sarà ricordata per la fine del terribile regime dittatoriale di Gheddafi in Libia, per le rivolte dei siriani contro il “loro” dittatore, per un mondo che sta cambiando, per una Europa sempre più incapace di essere protagonista della propria storia, sempre presa da egoismi nazionali che le impediscono una vera politica comune. La rentrée , come sempre, ci porterà le preoccupazioni per il lavoro per l’aumento dei prezzi, per le difficoltà di tutti i giorni, ma mi piacerebbe invece pensare che quello che va ad iniziare sarà un “anno” di grandi cambiamenti e di grandi soddisfazioni per tutti. Sperare non costa nulla dunque…

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :302

“Récital” di Lella Costa, 21 Maggio, Nemünster

Posted by Sabino Parente On maggio - 9 - 2011ADD COMMENTS

Lo spettacolo di Lella Costa in Lussemburgo, organizzato dalla Libreria Caffetteria Altrimenti,  è un avvenimento di elevato valore culturale da non relegare al solo universo degli italiani, ma rivolto a tutti coloro che amano la cultura, lo spettacolo e la satira.

“Recital” ricorda gli  spettacoli messi in scena dalle compagnie girovaghe italiane del passato che raccoglievano storie di vita quotidiana per riproporle sul palcoscenico in forma umoristica e satirica. Lella Costa concentra in se tutta  la teatralità giullaresca e satirica  di Dario Fo (con cui ha lavorato), di Roberto Benigni e di molti altri attori italiani.

Lella Costa è una delle attrici più espressive della scena teatrale italiana. Da sempre sa conquistare il pubblico e la critica con l’intelligenza dei testi e con una recitazione ora ironica, ora drammatica, ma sempre lineare, pulita, elegante e raffinata. Ha messo in scena grandi autori, con un repertorio che spazia da Shakespeare à Eve Ensler e si è esibita con altri protagonisti della scena teatrale italiana quali Dario Fo e Moni Ovadia. Lella Costa alterna l’impegno teatrale con rare, ma raffinate, apparizioni televisive, indovinate trasmissioni radiofoniche e un costante impegno civile a favore soprattutto di Emergency.

LELLA COSTA In “RECITAL”

Spettacolo antologico

“Per me questo spettacolo, che è un vero e proprio percorso professionale, è un momento di grande gioia e soddisfazione: mi sento come le compagnie all’antica italiana, quelle che giravano con diversi spettacoli in cartellone, pronti a mettere in scena quello che il teatro, o il pubblico, richiedeva.

C’è la continua verifica dei mutamenti, sia miei come autrice e interprete, che del mondo intorno; c’è lo stupore e il divertimento di notare che cosa è “invecchiato” irrimediabilmente (molto attualità, ma molto di più la cosiddetta satira politica), e che cosa invece sfida il tempo e i tempi, che notoriamente cambiano.

E poi ci sono le cose nuove, più recenti: piccoli spunti, battute legate a eventi effimeri (e che quindi durano un paio di repliche, niente di più: nulla è più patetico di una battuta invecchiata), cose scritte magari per altri spettacoli e mai utilizzate, insomma il gioco continuo dell’incastrare e sovrapporre storie.

Che, se non pecco di immodestia, è il mio mestiere. E quelli che dicono che è il più bello del mondo, bè, aspettano invano di essere smentiti.”

Lella Costa

 

Maggiori informazioni:

www.altrimenti.lu

Biglietti:

www.luxembourgtickets.lu


Numero di letture :714

L’Europa e l’accoglienza

Posted by Aurelio Ferraguti On aprile - 9 - 2011ADD COMMENTS

L’enorme flusso di cittadini nordafricani verso l’Italia, quale porta d’Europa, ha creato, in questi giorni una vera e propria querelle dapprima tra il governo italiano e quello francese e successivamente  con gli altri Paesi europei.

Cerchiamo di capire l’oggetto di questa controversia.

Il governo italiano, per fare fronte all’enorme pressione che oltre 20 mila persone giunte sulle nostre coste dal nord Africa e che ha cagionato non pochi problemi per la sua gestione, ha deciso con un atto proprio di concedere  un permesso temporaneo di soggiorno a tutti coloro che sono arrivati, fatto salvo la riconsegna ai Paesi d’origine di coloro che risultassero aver precedenti penali o fossero fuggiti dalle prigioni.

Le ragioni ed il fondamento di questo permesso, che peraltro ho auspicato in un mio precedente intervento sull’argomento, è uno strumento contingente il cui scopo principale è di mettere di fronte al problema di questa ondata migratoria e alla sua gestione tutti gli Stati membri dell’Europa.

Europa che, sia detto per inciso, mai come in questo caso si è dimostrata una istituzione inefficiente  bloccata dagli egoismi nazionali. Il permesso di soggiorno temporaneo infatti secondo gli accordi di Schengen sulla libera circolazione nell’area, consentirebbero, a certe condizioni tale libera circolazione anche agli stranieri muniti di permesso di soggiorno temporaneo.

La questione  che ha dato origine alla disputa tra Italia e Francia è proprio la interpretazione della norma che prevede il permesso temporaneo in particolare dell’art.5 della convenzione attuativa dell’accordo di Schengen.

Ecco quello che stabilisce l’art.5

1. Per un soggiorno non superiore a tre mesi, l`ingresso nel territorio delle Parti contraenti può essere concesso allo straniero che soddisfi le condizioni seguenti:

a. essere in possesso di un documento o di documenti validi che consentano di attraversare la frontiera, quali determinati dal Comitato esecutivo;

b. essere in possesso di un visto valido, se richiesto;

c. esibire, se necessario, i documenti che giustificano lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto e disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il ritorno nel paese di provenienza o per il transito verso un terzo Stato nel quale la sua ammissione è garantita, ovvero essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi;

d. non essere segnalato ai fini della non ammissione;

e. non essere considerato pericoloso per l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale o le relazioni internazionali di una delle Parti contraenti.

2. L’ingresso nel territorio delle Parti contraenti deve essere rifiutato allo straniero che non soddisfi tutte queste condizioni, a meno che una Parte contraente ritenga necessario derogare a detto principio per motivi umanitari o di interesse nazionale ovvero in virtù di obblighi internazionali. In tale caso, l’ammissione sarà limitata al territorio della Parte contraente interessata che dovrà avvertirne le altre Parti contraenti.
Tali regole non ostano all’applicazione delle disposizioni particolari relative al diritto di asilo né a quelle dell’articolo 18.

3. E’ ammesso in transito lo straniero titolare di un`autorizzazione di soggiorno o di un visto di ritorno rilasciato da una delle Parti contraenti o, se necessario, di entrambi i documenti, a meno che egli non figuri nell’elenco nazionale delle persone segnalate dalla Parte contraente alle cui frontiere esterne egli si presenta.

Mi soffermo solo sui requisiti sostanziali:

a) essere in possesso di un documento di identità valido

b)essere in possesso di mezzi di sostentamento ovvero di essere in grado di procurarseli legalmente

c)non essere segnalato come persona  indesiderata o pericolosa per l’ordine pubblico.

Se lo straniero risponde a questi requisiti nessun Paese dell’area Schengen puo’ rifiutare il transito ed il soggiorno.

Il problema pero’ sta proprio in questi requisiti.
Formalmente sia chiaro.

Infatti molti “migrantes” arrivati soprattutto dalla Tunisia sono privi di documenti validi per l’espatrio in particolare dei visti, e in molti casi risulta difficile fornire prove sui mezzi di sostentamento o sulla possibilità di procurarseli legalmente.

Ed ecco quindi che Paesi come la Francia o la Germania, nei quali ,per loro ammissione, gli stranieri vorrebbero andare, applicando “alla lettera” la norma intendono respingere alla frontiera i “migrantes” forniti del permesso rilasciato dall’Italia.

E’ fin troppo evidente che da questa situazione si puo’ uscire solo attraverso un accordo politico che pero’ sembra di difficile attuazione  per una Unione Europea che in tema di immigrazione non ha mai avuto, ne vuole avere una politica comune, lasciando ai singoli Stati membri la gestione delle relative problematiche, anche di fronte a fenomeni “epocali” come quello che si è verificato dopo le rivoluzioni e la guerra  in nord Africa.

Certo che è paradossale come il governo francese del Presidente Sarkozy sia stato sollecito ad un intervento militare in Libia “per difendere le popolazioni civili, per ragioni umanitarie” e poi le stesse ragioni umanitarie non valgano nulla nei confronti dei profughi e dei “migrantes” che fuggono da quei paesi per sfuggire alla guerra, alle repressioni o semplicemente per cercare una vita  umanamente migliore.

Certo, si puo’ obbiettare che l’Europa, già alle prese con problemi di crisi  e di disoccupazione, non puo’ farsi carico di ricevere cosi tanti stranieri. Obbiezione corretta, ed allora pero’ la stessa Europa in particolare i Paesi che si affacciano sul mediterraneo dovrebbero farsi carico di uno sviluppo diverso dal passato delle relazioni economiche con quei Paesi. Solo attraverso una politica di cooperazione e di investimenti nelle nuove economie del nord Africa si potranno creare le condizioni affinché non si verifichino più esodi biblici, ma si realizzino occasioni di vita migliore proprio per quelle popolazioni.

Ma questo richiede uno sforzo politico comune europeo. Sempre che l’Europa diventi un soggetto politico e non l’insieme degli egoismi nazionali.

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :542

Tra profughi e clandestini

Posted by Aurelio Ferraguti On aprile - 4 - 2011ADD COMMENTS

La guerra che sta insanguinando il nord Africa e le rivoluzioni che hanno portato ai grandi cambiamenti politici in tutta l’area, in particolare in Tunisia ed in Egitto, hanno posto all’attenzione dell’Europa, ed in particolare dell’ Italia un nuovo drammatico problema.

Foto - Repubblica.it

Migliaia di persone fuggono da questi Paesi per sfuggire alla guerra ed alle epurazioni, o anche semplicemente per cercare fortuna e una vita dignitosa.

Come sapete la maggior parte di questi emigranti sono giunti sulle coste italiane, o per meglio dire sono sbarcati da battelli di fortuna sull’isola italiana (di appartenenza politico-amministrativa) ma geograficamente africana di Lampedusa. L’isola infatti dista poche miglia marine dalla Tunisia ed è “facile” approdo per queste barche di disperati.

Ma chi sono i “migrantes” tunisini, ma anche libici, egiziani e dell’ Africa sub-sahariana?

Sono per la maggior parte giovani (la popolazione di quelle terre è molto meno anziana di quella europea) che sfuggono o alla guerra o alle epurazioni che si succedono dopo le rivoluzioni, o semplicemente  giovani che cercano di raggiungere l’Europa sperando di trovare qui da noi un futuro migliore, un lavoro, o di ricongiungersi ai familiari che in Europa sono emigrati già da lungo tempo. Il governo italiano, nonostante questo flusso migratorio fosse stato previsto da tempo, si è trovato a gestire una situazione di emergenza in modo improvvisato e caotico, abbandonato dall’Europa come istituzione. Ancora una volta abbiamo assistito ai regionalismi  e all’egoismo nazionale, per cui il problema l’Italia si è trovata a gestirlo completamente da sola.

Nel momento in cui scrivo sono circa 20 mila gli uomini e le donne che sono arrivati in Italia nel 2011. Una cifra importante, ma che certo non avrebbe dovuto mettere in difficoltà un Paese di 60 milioni di abitanti. Inoltre la maggior parte di questi “migrantes” hanno dichiarato di voler solo transitare per l’Italia per poi raggiungere altri paesi, in particolare la Francia.

Francia che, peraltro, rifiuta di accogliere le persone che provenienti dall’Italia cercano di passare il confine. La gestione di questa massa di persone si presenta ogni giorno più difficile.

Foto - Repubblica.it

E cosi’ si è detto che bisogna innanzitutto identificare coloro che possono essere considerati “refuges” cioè aventi diritto all’asilo e coloro che non essendo profughi debbono essere considerati clandestini (che in Italia è un reato). A parte il fatto che, a mio avviso, chi scappa da un Paese per salvare la pelle dalla guerra o dalle epurazioni merita comunque di essere considerato rifugiato, non mi è facile accettare che ad altri essere umani che cercano di entrare in Europa per ricongiungersi ai familiari o per vivere una vita dignitosa debba essere appiccicata la qualifica di “clandestino”.

D’altra parte nella situazione attuale non è neppure pensabile che un Paese come l’Italia possa da sola risolvere il problema della immigrazione dal nord Africa.

Come uscire da questa situazione?

A mio avviso sono due le strade che il governo italiano dovrebbe seguire:

1- nel contingente dare a tutti (indistintamente, salvo poi a chi ne ha diritto concedere lo status di rifugiato) un permesso di soggiorno temporaneo (previsto dalla legge Bossi-Fini). Il permesso che ha una durata di sei mesi permetterebbe a coloro che vogliono raggiungere la famiglia o comunque andare in altri Paesi dell’area Schengen di circolare liberamente in tutta la Comunità Europea, senza che gli egoismi nazionalistici da altri Paesi possano frapporvi ostacoli. Alla fine dei sei mesi potranno essere legittimamente rimpatriati coloro che, non essendo rifugiati politici, non abbiano trovato una occupazione regolare in Italia.

2- nel medio termine occorre che l’Europa, e l’Italia ne potrebbe essere la promotrice, si faccia carico di una vera politica verso i Paesi del nord Africa mirante a creare infrastrutture ed occasioni quindi di lavoro e di benessere in quei territori, favorendo le iniziative locali, magari mediante joint venture con aziende italiane ed europee. Una politica che non miri allo sfruttamento delle risorse naturali come è stata fatta sino ad oggi, accettando i peggiori regimi dittatoriali, come partner commerciali affidabili.

Foto - Repubblica.it

Una politica per una integrazione economica e commerciale nel mediterraneo, riprendendo una vecchia, ma non per questo superata, idea del presidente Sarkozy per una conferenza permanente dei Paesi che si affacciano su questo mare.

Solo attraverso queste iniziative si potrà pensare ad un futuro di integrazione e collaborazione tra nord Africa ed Europa  che crei condizioni di vita accettabili per quelle popolazioni, ma che d’altra parte tuteli i Paesi europei che si affacciano sul mediterraneo da una invasione di masse provenienti dal continente africano, senza ricorrere ad assurdità come i respingimenti in mare o le proposte di denaro inutili per creare infrastrutture ed occupazione, ma per spingere quei governi ad una feroce repressione poliziesca di chi ha solo una speranza, che è poi anche un diritto, ad un futuro migliore.

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :562

A seguito del potente terromoto e del devastante tsunami che hanno devastato il Giappone, l’Ambasciata giapponese a Lussemburgo si è resa organizzatrice di un evento speciale destinato alla raccolta di fondi per la ricostruzione di questo sfortunato ma bellissimo Paese asiatico. I proventi della serata saranno devoluti alla Croce Rossa giapponese per mezzo dell’ambasciata.

Si svolgerà infatti Lunedi’ 4 Aprile 2011 alle ore 20 un evento musicale capace di riunire numerosi artisti di varie nazionalità che si esibiranno al “Conservatoire de Luxembourg”, situato nel quartiere di Merl.

I prezzi dei biglietti variano tra i 15, 20 e 25 euro.

Si tratta di un’ottima occasione per dimostrarsi amici di un popolo e di una terra che porteranno purtroppo a lungo i segni di questa immensa catastrofe.

 

Data e ora: Lunedi’, 4 Aprile alle ore 20.00

Luogo: Conservatoire de Luxembourg 33 rue Charles Martel, 2134 Luxembourg

Biglietti: 25, 20, 15 EUR 

Numero di letture :567

Venti di guerra

Posted by Aurelio Ferraguti On marzo - 21 - 2011ADD COMMENTS

Avrei sinceramente sperato di non dover mai scrivere alcune riflessioni su una guerra cosi vicina eppure cosi lontana dal sentire degli italiani.

Ma tant’è. Le Nazioni Unite con propria risoluzione hanno stabilito la c.d. No-flight zone sui cieli della Libia. E subito dopo alcuni Paesi (li chiamano volonterosi) si sono precipitati a bombardare Tripoli e la Libia. Purtroppo tra questi Paesi c’è anche l’Italia che non solo ha messo a disposizione ben sette basi aeree ma ha anche partecipato attivamente alle operazioni belliche.

Al di la di considerazioni personali di carattere etico, questa guerra, perché di guerra si tratta, alla Libia del colonnello Gheddafi merita alcune riflessioni.

Il leader libico è sicuramente un dittatore anche sanguinario che ha negato la libertà al suo popolo e che di fatto nega i più elementari diritti umani, quindi sia ben chiara la condanna morale e storica di un siffatto personaggio.

Cio’ detto, per sgomberare il campo da confusioni di sorta, vi anticipo subito che sono contrario a questo intervento armato per una serie di ragioni.

Da un punto di vista generale in quanto la risoluzione del ONU ha previsto che nessun velivolo potesse solcare i cieli della Libia, ma non ne ha stabilito le modalità attuative. Inoltre l’iniziativa dell’intervento armato promosso unilateralmente dalla Francia , seguito da Britannici e Americani, e ahimè anche dal nostro Paese, ha di fatto colpito un paese in piena guerra civile. I ribelli di Bengasi, che tante volte abbiamo visto in televisione, che lottano contro la dittatura di Gheddafi meritano il massimo rispetto, ma si tratta pur sempre di una guerra civile tra forze libiche contrapposte, spesso guidate da rivalità tribali. L’intervento armato dei “volonterosi” ha sicuramente fatto pendere la bilancia delle operazioni belliche a favore dei ribelli insorti contro il col. Gheddafi, creando di fatto una vera e propria ingerenza in questioni interne libiche. Mi si obietterà che se non ci fosse stato l’intervento ci sarebbe stato un bagno di sangue, come avviene in tutte le guerre, in quelle civile ancora di più, e la storia d’Italia ce lo insegna, se si pensa al periodi 1943-45 nel nostro Paese.

Un intervento umanitario, si dirà, perché il colonnello ha ucciso migliaia di civili. A parte il fatto che in una guerra civile si può’ far poco per distinguere tra vittime civili appunto e militari, delle supposte esecuzioni di massa, francamente ad oggi non vi è traccia concreta.

E allora mi viene seriamente in dubbio che il filantropismo della Francia e dei volonterosi sia di ben altra natura. Senza ipocrisie, di natura economica in quanto la Libia è un grande esportatore di petrolio.

Le stesse ragioni economiche devono aver ispirato anche il voltafaccia italiano.

L’Italia era infatti il primo partner economico della Libia di Gheddafi ed il paese “amico” con il quale fu stipulato un trattato di pace ed amicizia tra il colonnello ed il presidente Berlusconi.

Non voglio ritornare sulle manifestazioni un po’ folcloristiche con le quali Gheddafi è stato ricevuto a Roma lo scorso anno( non dieci anni fa) e i “baciamano” del presidente del consiglio verso l’illustre ospite, ma è chiaro che l’Italia aveva un rapporto privilegiato con la libia di Gheddafi.

Cio’ aveva portato, direi correttamente, il governo italiano ad una posizione prudente nei confronti della guerra civile libica, poi contraddetto dai successivi fatti, ingenerando una confusione diplomatica che certo non ci fa onore.

A mio avviso comunque l’Italia avrebbe fatto meglio a restare fuori dalla guerra per tre fondamentali ragioni.

1- il ricorso alla guerra per risolvere le questioni internazionali è espressamente negato dall’art. 11 della nostra costituzione che cosi recita:” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Consente in condizioni di parità con altri Stati,alla limitazione di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni,promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

L’interpretazione della norma costituzionale non può’ essere equivocata.

L’Italia ripudia la guerra. Tutte le guerre. Ma a maggior ragione non ha alcun diritto di inserirsi in una guerra civile, in quanto il capoverso dell’art.11 autorizza ad una limitazione della sovranità (propria e non di altri, sia chiaro) solo per assicurare la pace e la giustizia tra i popoli e non nell’ambito dello stesso popolo e della stessa nazione.

Quindi la prima ragione per non aderire alla guerra ci deriva dalla Costituzione, tanto richiamata nei giorni scorsi, ma che in questo caso viene assolutamente disattesa.

2- La guerra contro Gheddafi (e non per un equidistante rispetto della no-flight zone) porterà probabilmente ad una situazione di stallo nella quale non esiste un vero interlocutore in Libia, non esiste una controparte credibile. E allora la domanda sarà…e po? Cosa succederà quando Gheddafi sarà di fatto sconfitto?

3- Gheddafi è stato attaccato e tradito anche dal Paese con cui aveva stipulato il trattato di amicizia, cioè l’Italia, e credo, anche con una buona dose di ragione, se potrà non rinuncerà a “farcela pagare”. Non direttamente perché, a detta di tutti, non ha armi che possano offendere direttamente il territorio nazionale, ma indirettamente attraverso il terrorismo, di cui è stato in tempi non recenti, il massimo sostenitore e protettore. Sarà una vendetta lenta, lunga, ma sicuramente Gheddafi, o i suoi se lui ne fosse impedito, cercheranno di vendicarsi nei confronti dell’Italia.

E non credo neppure che semmai i ribelli dovessero prendere il potere saranno disponibili a considerare il Paese che fu amico di Gheddafi come primo partner economico.

In ogni caso l’Italia ha perduto: la partnership economica, ma soprattutto la faccia, la credibilità internazionale, già cosi duramente messa alla prova per le vicende interne.

 

Aurelio Ferraguti

 

Numero di letture :574
La Libreria Italiana sarà presente come ogni anno all’11° Salon du Livre et des Cultures venerdì 18, sabato 19 e domenica 20 marzo 2011, con i libri per i bambini, con tutte le ultime uscite, uno stand in grado di soddisfare ogni esigenza del pubblico italiano, e tre invitati d’eccezione: l’editore romano indipendente Minimumfax e due scrittori, Rodolfo Raspanti con la sua prima raccolta di racconti, La quercia dei sogni, e Fabio Geda.

Domenica 20 marzo, alle 15.30, la Libreria Italiana presenterà il libro dello scrittore torinese Fabio Geda (www.fabiogeda.it), Nel mare ci sono i coccodrilli, pubblicato anche in Francia, Romania, Portogallo e Olanda, e nominato da “Fahrenheit”, la trasmissione di Radio3, miglior libro 2010.

Accorrete numerosi…

Link utili:

- Salon du Livre et des Cultures 2011: www.clae.lu/html/m2sm2ssm1_2011/m2sm2ssm1_2011.html

Libreria Italiana – i libri italiani a Lussemburgo
11, rue St Ulric, L-2651 Luxembourg
tél/fax: +352 403421
Numero di letture :759

L’Italia delle donne

Posted by Aurelio Ferraguti On marzo - 8 - 2011ADD COMMENTS

L’otto di marzo in tutto il mondo occidentale si festeggiano le donne. La Festa delle Donne quest’anno cade a poco più di una settimana dalla data del 17 marzo in cui l’Italia festeggerà il 150° anniversario della sua unificazione.

Quindi quale migliore occasione per parlare delle donne italiane.

Le donne in Italia costituiscono il 55 % della popolazione, ma se a livello numerico sono decisamente più degli uomini, in realtà nel mondo economico, politico, culturale gli uomini ricoprono,di gran lunga, i ruoli chiave nel Paese. Qualche esempio: nella politica, le donne che siedono in parlamento sono in chiara minoranza rispetto ai loro colleghi maschi. L’Italia si trova al 55 posto La classifica, che prende in esame la Camera bassa di ogni Parlamento nazionale, è capeggiata a sorpresa dal Ruanda con il 56,3% di donne-deputate, mentre l’Italia supera di poco il 21%.

Tra le nazioni con oltre il 40% di rappresentanza femminile figurano Svezia, Sud Africa, Cuba, Islanda, Olanda e Finlandia. L’Italia recupera comunque più di venti posizioni rispetto al 2005, quando occupava la 76esima posizione, con una percentuale di donne a Montecitorio appena superiore all’11 %.

Le donne in politica, sono poche da sempre. Ancora piccolo il gruppo di deputate e senatrici che siedono in Parlamento. Uno squilibrio di genere particolarmente marcato, come rilevato da una ricerca realizzata dall’Istat per conto del ministero delle Pari opportunità, sulla partecipazione politica e l’astensionismo secondo un approccio di genere. Notevole la differenza con i Paesi del Nord Europa: in Svezia, per esempio, la percentuale di donne è pari al 45,3%, seguita dalla Danimarca a quota 38 per cento.

Altalenante l’andamento delle presenze femminili alla Camera: si parte dal 7,7% della prima legislatura del 1948, si scende al minimo storico nella quarta e nella quinta (rispettivamente nel 1963 e nel 1968), si raggiunge l’11,5% nel 2001. Al Senato si parte nel 1949 con l’1,2%, si scende al minimo storico nel 1953 con lo 0,5%, si raggiunge il 9,8% nel 1992, per poi riscendere all’8,1% nel 2001. Dalla scorsa legislatura si registra una quota complessiva pari al 17%, confermato dalle elezioni 2008, In totale sono state elette 162 donne: 51 al Senato, contro le 44 della XV legislatura, 111 alla Camera, contro le 109 del 2006. (fonte Min.Pari Opportunità)

Lo studio del Ministero rileva come la presenza delle donne in Parlamento sia poco conosciuta e sopravvalutata. Molte le persone che sovrastimano la presenza delle donne sugli scranni di Camera e Senato. Da una indagine Istat risulta che la maggioranza della popolazione vuole più “rosa” in Parlamento, soprattutto le donne, maggioritarie nel corpo elettorale. Il Nord Est è la zona che segnala la necessità di una maggiore presenza femminile, insieme ai centri a grande urbanizzazione. Nel Sud, invece, si registra la più alta percentuale di popolazione contro una presenza più alta delle donne in Parlamento: al crescere del livello di istruzione, aumenta la quota di chi ritiene che sia necessaria una più alta quota di donne in Parlamento. Fra le altre la componente femminile dell’elettorato, rappresenta quindi il 52% del totale: su 47.295.978 chiamati alle urne alla Camera, ben 24.607.716 sono donne. Al Senato sono stati chiamati 43.257208 cittadini, di cui 22.637.187 donne.

Nel governo le cose non vanno certo meglio, se si esclude il Ministero dell’Istruzione (forse perché il ruolo di insegnante è legato alla figura femminile) le donne ministro sono relegate a dicasteri diciamo (per usare un eufemismo) meno importanti come Le Pari Opportunità o la Gioventù. Dei 20 governatori delle regioni Italiane, solo il Lazio ha come presidente una donna .Nel mondo economico e del lavoro se è vero che al vertice di Confindustria e del più rappresentativo sindacato italiano vi sono due donne, è altrettanto vero che le figure femminili ai vertici industriali, politici e sindacali si contano sulle dita di una mano. Stesso discorso vale per ciò’ che concerne istituzioni culturali dove l’elemento femminile è pressoché assente. Le donne italiane inoltre vantano, si fa per dire, un ben triste primato a livello europeo, quello della disoccupazione, di gran lunga superiore a quella riscontrata nei Paesi dell’Unione più vicini a noi come Francia e Germania.

Il tasso di occupazione femminile in Italia è attualmente al 46,3% quindi uno dei più bassi in Europa, nonostante le donne laureate siano un numero superiore rispetto ai colleghi maschi (sono il 57%). Eppure a fronte della ben scarsa considerazione che le donne hanno in Italia a livello di responsabilità la storia di questi 150 anni di unità nazionale ha dimostrato quanto le donne abbiano fatto e donato alla vita del Paese, a fronte a volte di supremi sacrifici.

Le donne sono state parte attiva nei grandi stravolgimenti politico-istituzionali, a cominciare dal Risorgimento dove proprio alcune figure femminili sono entrate nella storia. Pur se cosi diverse e a volte antitetiche come non pensare alla contessa di Castiglione, la celebre cugina di Cavour e al suo ruolo nell’alleanza Franco-Piemontese, o a Anita Garibaldi, la sposa dell’Eroe dei due mondi, che ha seguito le sorti e la vita del proprio uomo fino alla prematura morte, non certo con un ruolo secondario, ma anzi fornendo spesso stimolo ed idee a Giuseppe. O ancora alla madre dei fratelli Cairoli, che ha sopportato i gravi lutti che hanno colpito la sua famiglia, sempre con la consapevolezza della missione che assieme ai suoi figli compiva per l’Italia. In tempi più recenti vi sono state altre importanti figure di donne italiane che hanno donato se stesse alla causa nazionale. Ricordo ad esempio le tante donne che hanno combattuto nella resistenza al nazi-fascismo e che quindi al pari degli uomini hanno riconquistato la libertà. Penso alle donne che per la prima volta nel 1946 hanno potuto esprimere il proprio voto politico.

Ecco dunque che a pochi giorni dall’anniversario della mi è sembrato giusto e anche doveroso rendere questo piccolo omaggio alle donne italiane, sperando che, finalmente possano ambire e raggiungere gli stessi ruoli ancora troppo spesso loro preclusi da una società ancora in gran parte maschilista.

 

Aurelio Ferraguti

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1° Salone del Benessere – LuxExpo (4-5-6 marzo 2011)

Posted by Armando Rosa On febbraio - 26 - 2011ADD COMMENTS

La prima edizione del salone del benessere (salon du bien-être) si svolgerà il 4, 5 e 6 marzo 2011 presso Luxexpo.

Conferenze, ateliers, concerti ed espositori per imparare a conoscere tutto sul benessere della persona.

Date e orari:

- Venerdi’ 4 marzo 2011 dalle 14h00 alle 21h00
- Sabato 5 marzo 2011 dalle 10h00 alle 19h00
- Domenica 6 marzo 2011 dalle 10h00 alle 19h00

Programma salon bien-être 2011

Appuntamento a LuxExpo, Circuit de la Foire Internationale (Luxembourg-Kirchberg)
- entrata libera disponibile compilando questo formulario

Venerdi’ 4 marzo 2011
- 14h : apertura del salone a mezzo di una cerimonia inaugurale e visita ufficiale
- dalle 15h : inizio delle conferenze (Hall2)

Sabato 5 marzo 2011
- 10h : apertura del salone
- 10h30 alle 18h : conferenze (Hall 2)
- 20h30 : concerto di musica Zen (Conservatoire/ entrata: 18€)

Domenica 6 marzo 2011
- 10h : apertura del salone
- 10h30 alle 18h : conferenze (Hall 2)
- 19h : chiusura

Contatti/Informazioni

Vitalmed
5, rue Edmond Reuter L-5326 Contern
- +352 26785731
- salonbienetre@vitalmed.lu

MeeTincS SA
3, rue des Carrefours L-8015 Strassen
- +352 4599451
- salonbienetre@meetincs.lu


Fonte : www.salonbienetre.lu
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