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L’evasione fiscale: una piaga italiana

Posted by Aurelio Ferraguti On dicembre - 14 - 2011ADD COMMENTS

Non si fa che parlare, e non certo da oggi, di lotta all’evasione fiscale, un peso troppo grande da sopportare per le casse di uno Stato, quello italiano che ha un debito sovrano di quasi  duemila miliardi di euro e che paga interessi enormi sui propri titoli.

Nel 2011 l’imponibile evaso in Italia è cresciuto del 13,1% con punte record nel nord dove ha raggiunto l’ 14,2%. In termini di imposte sottratte all’erario siamo nell’ordine del 51,1% pari a 180,3 miliardi di euro l’anno. La stima è stata effettuata da KRLS Network of Business Ethics per conto dell’Associazione Contribuenti Italiani.

Questi dati sfatano un mito, tanto caro a Bossi e alla Lega nord, cioé che il Nord sia più virtuoso, in tema di imposte pagate, rispetto al sud.

Ma non è questo il problema.

Secondo questo interessante studio  le aree di evasione fiscale vengono classificate in cinque settori: l’economia sommersa, l’economia criminale, l’evasione delle società di capitali, l’evasione delle  Big Companye quella dei lavoratori autonomi e piccole imprese.

La prima riguarda l’economia sommersa. L’esercito di lavoratori in nero aumenta sempre di più è composto da circa 3 milioni di persone, molti dei quali cinesi o extracomunitari. In tale categoria sono stati ricompresi anche 850.000 sono lavoratori dipendenti che fanno il secondo o il terzo lavoro. Si stima un’evasione d’imposta pari a 34,3 MLD di euro.

La seconda è l’economia criminale realizzata dalle grandi organizzazioni mafiose italiane e straniere ( la mafia russa e cinese ad esempio) che, nel nord Italia è cresciuta nel 2011 del 18,7%. Si stima che il giro di affari non “contabilizzati” produca un’evasione d’imposta pari a 78,2 MLD di euro l’anno.

La terza area è quella composta dalle società di capitali, escluso le grandi imprese. Dall’incrocio dei dati è emerso che l’ 78% circa delle società di capitali italiane dichiara redditi negativi o meno di 10 mila euro o non versa le imposte. Molte di queste chiudono nel giro di 5 anni per evitare accertamenti fiscali o utilizzano “teste di legno” tra i soci o amministratori. In pratica su un totale di circa 800.000 società di capitali operative, l’ 81% non versa le imposte dovute. Si stima un’evasione fiscale attorno ai 22,4 MLD di euro l’anno.

La quarta area è quella composta delle big company. Una su tre ha chiuso il bilancio in perdita e non pagando le tasse. Inoltre il 94 % delle big company abusano del “transfer pricing” per spostare costi e ricavi tra le società del gruppo trasferendo fittiziamente la tassazione nei paesi dove di fatto non vi sono controlli fiscali sottraendo al fisco italiano 37,2 MLD di euro all’anno. Nel 2011, le 100 maggiori compagnie del paese hanno ridotto del 14% le imposte dovute all’erario.

Infine vi è la evasione da parte dei lavoratori autonomi e   delle piccole imprese. Si tratta soprattutto di artigiani, professionisti e commercianti, dovuta alla mancata emissione di scontrini, di ricevute e di fatture fiscali che sottrae all’erario circa 8,2 miliardi di euro l’anno.

Sempre secondo lo studio della KRLS In testa nel 2011, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta:
la Lombardia, con +15,3%.
Secondo e terzo posto spettano rispettivamente
al Veneto con + 14,9% e l
l a Valle d’Aosta con +13,6%.
A seguire
la Liguria con +13,5%,
il Piemonte con 13,4%,
il Trentino con 13,1%,
il Lazio con +12,9%,
l’Emilia Romagna con +12,8%,
la Toscana con +12,6%, l
e Marche con +11,3%,
la Puglia con +10,6%,
alla Campania +8,0 %,
la Sicilia con +7,6%
e l’Umbria con +7,1%.

La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nel 2010, di circa il 15,9%.

In Italia i principali evasori sono:
gli industriali (33,2%) seguiti
da bancari e assicurativi (30,7%),
commercianti (11,8%),
artigiani (9,4%),
professionisti (7,5%) e
lavoratori dipendenti (7,4%).

A livello territoriale l’evasione è diffusa soprattutto
nel Nord Ovest (31,4% del totale nazionale), seguito
dal Nord Est (27,1%).
dal Centro (22,2%) e
Sud (19,3%).

I dati sono estremamente significativi e assolutamente preoccupanti.
A questo punto viene da chiedersi, come mai i governi che si sono succeduti (destra e sinistra non fa differenza) non sono riusciti a porre fine a questo scandaloso fenomeno?

Eppure in Italia c’era una legge severissima la cd “manette agli evasori” che il ministro Visco volle ridimensionare escludendo dalla disciplina una parte di illeciti commessi in materia fiscale.

Ora il nuovo governo Monti ha previsto, per chi dichiara il falso al fisco una sanzione penale (ma la sanzione lieve che comporta, nel caso un decreto penale di condanna ad una multa, non certo il carcere), ma , a mio modo di vedere è ancora una norma insufficiente.
E allora vediamo di rispondere alla domanda, come mai non si è fatta una vera, e sottolineo vera, lotta in grande stile ad un fenomeno che sottrae quasi 200 miliardi di euro l’anno all’erario?

La risposta sta nei dati: gli italiani sono un popolo di evasori, non si tratta di casi isolati o di grandi evasori o evasori totali che la GdF con grande professionalità e zelo ogni anno riesce, bene o male, a scovare.

Quindi “politicamente” la lotta agi evasori non paga. Troppi sono i cittadini interessati, troppi anche gli interessi politici. E non dimentichiamo che  l’economia sommersa è un enorme fonte di liquidità e che quindi favorendo i consumi agisce, in parte, come volano economico. Ecco perchè, al di la di discorsi di buona volontà il problema non è stato, non dico risolto, ma nemmeno preso troppo sul seri dai vari governi che si sono succeduti alla guida del Paese.

Agevolati da una legislazione troppo confusa e contraddittoria in materia economica e fiscale, da norme che sono di talmente difficile interpretazione che permetto ai “furbi” di aggirarle senza problemi.

E qui sta la seconda considerazione: la mentalità di molti italiani secondo cui chi evade il fisco  sia un “furbo” e non un criminale.
Guardiamo i dati che ci dicono che sono moltissimi i lavoratori dipendenti che fanno un secondo lavoro “in nero” e che quindi sottraggono soldi, ma questa attività, nell’opinione generale, non viene considerata veramente una evasione fiscale.
Oppure vediamo lavoratori autonomi che dichiarano redditi da fame, o titolari di imprese che sono in perdita, viaggiare in lussuose fuoristrada o passare vacanze da sogno ai caraibi.

Tutto cio’ deve finire, ma come?

Poche cose servirebbero per evitare o limitare il fenomeno.

Innanzitutto una vera tracciabilità dei pagamenti (l’obbligo di pagamenti elettronici o assegni per importi superiori a  mille euro previsto dal decreto Monti è sicuramente un primo passo, ma ancora insufficiente, perchè facilmente aggirabile), la deducibilità fiscale delle spese e dei pagamenti verso imprese, commercianti e professionisti (obbligati quindi a rilasciare fattura o ricevuta che sarebbe il solo documento per la deducibilità) Istituzione di un registro dei beni di lusso (auto, gioielli, barche, ecc, che non potrebbero più essere intestati a società); controlli serrati sui patrimoni e richiesta di giustificazione della fonte di acquisti di beni di lusso (compresi i soggiorni in alberghi, ecc); accordi con i Paesi che fino ad oggi hanno concesso copertura bancaria ai depositi di clienti italiani (il che non deve significare che non si possa avere un conto in una banca Svizzera, ad esempio, ma che debba essere giustificato da un reddito dimostrabile); previsione del carcere per chi evade il fisco (almeno in maniera rilevante) una norma che negli Stati Uniti è applicata e che certo costituisce un vero deterrente.

Queste sono solo delle modeste proposte, sia ben chiaro, non esauriscono le possibili iniziative per una reale lotta al sommerso, ma certo potrebbero essere un primo passo per ridurre il terribile fenomeno. Certo poi resterebbe da fare la cosa più importante. Una vera educazione alla fiscalità che dovrebbe partire anche dalle scuole, perchè i cittadini di domani finalmente comprendano che chi non adempie al proprio dovere contributivo, ma che anzi si fa vanto di esser un”furbo” perchè non paga le tasse, debba essere considerato un “criminale” e un profittatore.

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :326

Da una ricerca svolta in America negli ultimi mesi trapela che la riabilitazione è un fattore chiave nella corsa di recupero per gli anziani, non solo dal punto di vista fisico ma soprattutto dal punto di vista psicologico. Il cervello deve iniziare di nuovo ad adattarsi e cominciare a riorganizzarsi, e attraverso la terapia, il paziente può iniziare a recuperare alcune delle funzioni cerebrali perdute. Un programma di riabilitazione globale completo comincia in ospedale e accompagna il paziente per lunghi periodi. Durante l’intero programma ogni paziente viene seguito da medici specialisti, che operano in diversi settori: medici per la riabilitazione, fisiokinesiterapisti, logopedisti, psicologi. La riabilitazione, molte volte gioca un ruolo fondamentale. In casi come ictus e infarti, infatti, il recupero dal trauma è dato all’ 80% dalla riabilitazione. Caratteristica importante è la costanza, la riabilitazione non è una cura immediata ma un sistema che dà i suoi frutti col passare del tempo. Naturalmente , il tempo necessario affinchè un paziente si riprenda varia da persona a persona e dal tipo di ictus che ha avuto. Nei casi più gravi, la fase iniziale di riabilitazione può essere paragonata alle cure che si danno ai bambini, dato che in questi casi difficilmente il paziente è autosufficente. Ogni particolare programma viene studiato appositamente per il singolo paziente, che però avrà la possibilità di scegliere a quali strutture affidarsi: terapie ambulatoriali, ospedali o terapia privata.

Fabio Nicolosi, Articolista di Cerkalo.it, Motore di ricerca per attività

Numero di letture :150

Nasce il nuovo governo Monti: ma quanti dubbi!

Posted by Aurelio Ferraguti On novembre - 16 - 2011ADD COMMENTS

Premesso che io credo che la soluzione auspicabile ad una simile crisi di governo fosse andare al più presto alle elezioni politiche per cercare di dare a questo Paese una vera guida politica, posto che Berlusconi da almeno due anni non ha veramente governato, ma ha “tirato a campare” senza uno straccio di riforma che ammodernasse il Paese.

Inoltre questo governo Monti è di fatto imposto all’Italia dal duo Sarkozy – Merkel cioé dalla Francia e dalla Germania che sono a conti fatti i padroni di quella che con eufemismo si chiama ancora Unione Europea.

Monti è un tecnico? Ma cosa vuol dire un tecnico? Che i politici non hanno mai conoscenze tecniche delle materie che vanno ad amministrare? E poi cosa significa tecnico? Che Monti sia un economista lo sanno anche i bambini, ma lo era anche Padoa Schioppa e lo era anche Tremonti. Allora forse sarebbe meglio dire che è un economista che piace alla BCE e alla EU che è stato imposto dai poteri forti dell’Europa.

Il governo dovrà essere formato da tecnici. Bene, allora mi sarei aspettato di vedere un militare alla difesa, un medico alla sanità, un ingenere ai lavori pubblici, un sindacalista al lavoro e magari un insegnante all’istruzione. Ma non è cosi’. Francamente ho qualche dubbio sui tecnici, non per le capacità dei singoli, sia chiaro, perchè nemmeno li conosco come la maggior parte degli italiani, ma per il concetto stesso di governo dei tecnici, una sorta di élite che deve sostituire la casta di politici inefficienti.

Il governo sarà appoggiato da tutti i partiti o quasi. Ma allora dovrà agire di concerto con le segreterie dei partiti, o no? Ma allora è un governo tecnico o politico? Mah, io ho seri dubbi che possa funzionare perche ci saranno veti incrociati dei partiti, la sinistra non vorrà la riforma del diritto del lavoro, o magari che si tocchino le pensioni, la destra non vorrà la patrimoniale. Insomma è un gran pateracchio. Ribadisco, meglio sarebbe stato andare alle elezioni con due o tre schieramenti con programmi diversi ma ben chiari.

Si potrebbe obbiettare che i mercati sono in subbuglio, lo spread (cioé il divario) tra i nostri titoli del debito pubblico e quelli tedeschi aumenta, che l’economia vacilla. Ma cio’ non regge. La Spagna da quando Zapatero ha dichiarato di non ricandidarsi e ha indetto nuove elezioni, è stata risparmiata dagli attacchi speculatori e la sua economia è in ripresa. E allora la realtà è ben diversa. La realtà è che quello che si sta compiendo è un vero e proprio “golpe” contro la volontà popolare. I cittadini nel 2008 hanno votato per il premier Berlusconi (il suo nome era ben stampato sulla scheda elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni) ma col tempo la maggioranza è andata in crisi fino a perdere pezzi e restare di fatto minoranza. Declino della maggiornaza che, a mio avviso ha due momenti significativi: la espulsione di Fini e dei suoi dal Pdl e l’ “acquisto” di parlamentari dell’opposizione (Scilipoti e c.). Bene, allora per rispetto alla volontà popolare non si puo’ fare un altro governo, un altro premier, se c’è la crisi si deve ridare la parola al popolo sovrano. Se non lo si fa si attua un vero e proprio golpe contro la sovranità popolare.

Berlusconi se deve essere mandato a casa, dovranno essere gli elettori, i cittadini italiani che non ne possono più di lui e non dai mercati o dai signori Merkel e Sarkozy, ne tantomeno dal presidente Napolitano.

In questo modo Berlusconi, non solo non se ne va dalla scena politica, ma assumerà ancora un ruolo dominante potendo in qualsiasi momento togliere la fiducia a Mario Monti e provocare una crisi di governo. E qui sta l’assurdo. La sinistra italiana che ha vissuto l’opposizione solo come antiberlusconismo, non riesce a fare a meno di Silvio Berlusconi. Proprio nel momento in cui Berlusconi si trova in enorme difficoltà, l’opposizione gli getta il salvagente: un governo tecnico che probabilmente durerà fino alla scadenza elettorale ordinaria, cioé al 2013, dando modo proprio al vecchio presidente del consiglio di ricompattare le fila della sua parte politica.

Insomma un pateracchio che non mi piace per niente.

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :326

Le Cinque Terre – riflessione su un disastro

Posted by Armando Rosa On ottobre - 28 - 2011ADD COMMENTS

L’alluvione che il 25 ottobre scorso ha devastato la Liguria è un evento a catastrofico per il nostro Paese ed ha conseguenze immani sul nostro territorio.

Le Cinque Terre, patrimonio mondiale dell’umanità, ne vengono fuori distrutte. Si tratta (per non dire si trattava) di uno degli angoli piu’ belli dell’Italia. Forse non esagero nel dire che lo abbiamo perso per sempre. La località di Monterosso è quasi completamente sommersa dal fango, molti edifici sono stati travolti dalle acque, le strade sono fiumi in piena che travolgono tutto.

Pur non essendomi recato personalmente in Liguria dopo il disastro, ho ancora negli occhi i magnifici luoghi che ho visitato lo scorso mese di Giugno. Ritengo che molto di quel patrimonio non ritornerà come prima. E’ questo il pensiero che deve creare sgomento in noi italiani, che amiamo i nostri paesaggi, le nostre coste senza eguali nel mondo. E’ difficile accettare gli eventi naturali di questa portata, ma ho l’impressione che ci sia una certa sottovalutazione generale di quanto successo, nonostante vi sia stata ampia copertura da parte dei mezzi di comunicazione. Mi riferisco al modo in cui accettiamo questi eventi sempre piu’ frequenti, a volte con un velo di menefreghismo.

Al pensiero di quanto successo, al pensiero di tutte le catastrofi che avvengono sempre piu’ spesso, non viene neanche la voglia di polemizzare sulle responsabilità o sulle negligenze. Ormai è evidente che si tratta di un mix di fattori: cambiamento climatico su scala mondiale, deforestazione, incuria nella manutenzione del territorio. Non oso parlare a nome di chi è stato colpito direttamente dalla catastrofe. Ma credo che ormai perfino questi eventi vengono spettacolarizzati all’estremo, si genera una reazione di sdegno generale finalizzato a generare polemiche perfino stucchevoli. Non intendo dire che non ci si debba concentrare sulle cause dei disastri naturali, che non si debbano accertare e denunciare le responsbilità. Dico solo che è importante prendere un momento di riflessione e realizzare quello che è andato perso. Non è una perdita per il turismo, è in primis una nostra perdita. Poco importa che siamo italiani all’estero oppure no, ci è stato tolto un pezzo magnifico del nostro territorio e non sarà piu’ come prima. E’ questo quello che importa.

Riflettiamo insieme…

Un caloroso abbraccio a tutti i liguri in difficoltà da Italiansinlux.

Numero di letture :418

Modesta proposta: 5 punti per un sistema politico italiano migliore.

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 28 - 20111 COMMENT

Lo spettacolo che la politica in Italia sta dando di sé è veramente squallido, almeno questo è cio’ che tutti dicono, ma addiritttura i politici, dunque la cd casta sono ben coscienti dell’enorme divario che ormai esiste tra i cittadini e i loro rappresentanti. Le cause di questa disaffezione verso la politica sono note e comunque molti sociologi hanno analizzato il fenomeno. Si puo’ affermare che la principale ragione è che i cittadini non sopportano più certi privilegi della « casta » nè accettano che la politica sia autoreferente, cioé che parli un linguaggio per i soli adepti.

Inoltre, considerazione non da poco,in un momeno di crisi che richiede grandi sacrifici, che i politici questi sacrifici proprio non li voglio fare. Ma che diamine! Come si puo’ accettare l’aumento delle tesse, la stagnazione dei salari, la disoccupazione galoppante,e i sacrifici economici, quando la casta difende dei privilegi inconcepibili.

Ed ecco perchè avanzo questa mia piccola proposta. Una proposta per prevenire come avrebbe detto Giuseppe Berto. Per prevenire una incontrollata ed incontrollabile voglia di indignazione.

 Ecco dunque i 5 punti della proposta.

 1- Riduzione del numero di parlamentari a 500, eletti su base regionale, con abolizione del Senato e con una camera, l’Assemblea Nazionale eletta ogni 5 anni;

 2-Abolizione di tutte le Provincie con assegnazione delle funzioni ora esercitate ai Comuni

 3-Ineleggibilità ad ogni carica pubblica per chi sia stato condannato per un delitto non colposo con sentenza definitiva, o condannato in primo grado per reati contro la Pubbica Amministrazione, o per reati associativi , di mafia, o per delitti contro la persona. In caso di condanna durante il periodo di elezione,decadenza immediata dalla carica.

4-Riduzione degli emolumenti dei parlamentari sulla base della media europea. Abolizione di ogni tipo di vitalizio per gli ex parlamentari.

 5-Eleggibilità a tutte le cariche pubbliche limitata a 2 mandati e comunque per un periodo non superiore a 10 anni,che favorirebbe il ricambio della classe politica, almeno a livello di eletti in pubblici consessi.

 Questa proposta (modesta certo, ma pur sempre una proposta) se attuata nelle sue linee fondamentali potrebbe portare ad un nuovo modo di intendere la politica, che comunque deve ritornare ad essere un servizio verso la comunità, ma anche ad un nuovo prototipo di politico, cioé di cittadino che per alcuni anni della propria vita si impegna a lavorare per il bene comune.

Ecco il vero senso della proposta: restituire alla Politica (questa volta con la lettera maiuscola) il suo ruolo di servizio ai cittadini.

Aurelio Ferraguti

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Ma cos’è questa crisi…

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 5 - 2011ADD COMMENTS

crisis - © olly - Fotolia.comCi sono momenti nei quali francamente ogni commento puo’ sembrare scontato, quello che viviamo oggi a livello mondiale in seguito alla cd « crisi » finanziaria è sicuramente un tale momento.

Con la parola crisi infatti oggi si tenta di fare passare ogni cosa. La disoccupazione è altissima, ma si sa c’é la crisi, i prezzi aumentano vorticosamente, colpa della crisi, non si fanno le riforme necessarie, ma si « mira a campare » con manovre economiche durissime, certo per fronteggiare la crisi.

E’ chiaro che con questo termine si cerca di giustificare ogni cosa, ma soprattutto la incapacità del mondo occidentale, del nostro mondo, a leggere e capire come la storia si stia evolvendo.

La parola « crisi » deriva dal greco (κρίσις, scelta) ed ha come significato riportato dai vocabolari cambiamento traumatico stressante individuale oppure situazione sociale instabile e pericolosa. Ma in entrambi i casi si tratta di un fenomeno temporaneo.

Non sono un economista e non pretendo certo in questa sede di confrontarmi con illustri esperti del settore sulle cause che hanno detrminato tale crisi, quello che invece voglio sostenere che non possa ormai, dopo oltredue anni da quanto il fenomeno prese origine negli Stati Uniti, si possa ancora parlare di fenomeno temporaneo, bensi si debba considerare questa una situazione deficitaria ormai consolidata nel mondo occidentale. Quindi parole come « stiamo uscendo dalla crisi » o « la crisi ormai è alle spalle » tanto care ai politici di tutto il mondo (in particolare anche la nostro premier) non sono non corrispondono al vero, ma anzi non possono avere alcun fondamento neppure in prospettiva stante la considerazione che di temporano questa « crisi » non ha proprio nulla. E’ invece proprio il nostro sistema capitalistico- liberista che è stato messo in difficoltà (non usero’ più il termine crisi) in quanto incapace di reggere le spinte che sono venute dai nuovi soggetti economici mondiali, ma anche, e soprattutto di garantire condizioni di vita accettabili ai propri cittadini.

Il sistema non è stato in grado, ed a mio avviso, non lo sarà mai più di trovare delle soluzioni effettive per fronteggire tutte le incongruenze politiche, finanziarie e sociali.

Non a caso in questi ultimi anni le condizioni di vita degli uomini e delle donne di questo « mondo occidentale » hanno via via trovato sempre più difficoltà nella loro vita quotidiana. I Governi peraltro sono stati capaci di proporre solo drastiche cure finanziarie per ridurre il cosidetto impatto della crisi sui mercati, ma nessuno si è reso conto, o ha voluto rendersi conto, che è proprio questo tipo di economia basata sui mercati operanti in un regime sostinzialemente liberista il vero problema politico e sociale. Prendiamo come esempio il governo italiano. Per controbattere la sfiducia dei mercati (mannaggia…sempre loro) nei confronti della nostra economia, ha pensato di fare due, tre o forse non si sa quante altre manovre chiamate economiche (io preferirei definirle finanziarie) senza alcun intervento in tema strutturale di riforme e di incentivi per la crescita (potere di acquisto per i cittadini, riduzione del carico fiscale, anche per le aziende, ecc.). In tal modo non si fronteggia che il contingente, e pure male, visto l’impatto che le decisioni in tema finanziario hanno avuto sui « soliti » mercati. Occorre invece una riflessione per comprendere che la storia (anche economica) sta cambiando il volto del mondo, che il modello di sviluppo capitalistico-liberista è entrato in una fase di non ritorno (altro che crisi temporanea) e quindi agire per una vera trasformazione della nostra società. Prima ci si renderà conto di questa realtà e si opererà un vero cambiamento culturale prima ancora che politico ed economico e meglio sarà per tutti. Dubito pero’ che la classe politica occidentale abbia veramente compreso questa necessità.

Aurelio Ferraguti

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Padania? No grazie.

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 3 - 20111 COMMENT

Confesso che da molto tempo avevo pensato di scrivere queste considerazioni, ma dopo le parole pronunciate il 30 settembre dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Università Federico II di Napoli credo che sia effettivamente giunto il momento di farle, queste considerazioni, anche per aprire un dibattito tra noi italiani che siamo fuori dal territorio nazionale.

Dunque il Presidente, per la prima volta ed in modo perentorio ha ribadito che l’Italia è una ed indivisibile, che qualsiasi ipotesi di secessione, come sbandierata dalla lega Nord, non ha alcuna base costituzionale né sarà tollerata dallo Stato.

La presa di posizione di Napolitano è forte e fa seguito alle dichiarazioni di esponenti del partito nordista che invovano la seccessione della « Padania »

Ma cosa è questa Padania? La valle del Po, potremmo rispondere, cioé un territorio che nella storia, mai e ribadisco mai, ha avuto vicende comuni, anzi molte volte i « padani » se le sono date di santa ragione per la supremazia nel territorio.

La Lega afferma che le ragioni culturali spingerebbero, secondo il dettato della autederminazione dei popoli ad una seccessione dal resto dell’Italia.

Quali siano queste regioni culturali, mi è difficle comprenderlo, benché io sia « padano » da generazioni. La lingua forse? Difficile sostenerlo giacchè nella inesistente Padania convivono dialetti dalle origini e dal lessico totalmente differenti, si pensi alla lingua veneziana, a quella piemontese, o alla lingua friulana, per non parlare di dialetti assolutamente originali come il bergamasco o il trentino. E poi le comunità linguistiche dell’Alto Adige del Friuli, della Valle d’Aosta, direbbe un noto personaggio politico italiano « che ci azzeccano » con la supposta identità linguistica. Quindi ne la storia ne la cultura di questa terra possono definirsi comuni. Ma vi è di più. Nell’ipotesi secessionistica di Bossi e soci si prevede uno stato padano che comprenda anche l’Emilia Romagna , la Toscana e le Marche e la Liguria, regioni che con la valle del Po non hanno nulla a che fare.

Se queste sono le considerazioni d’ordine storico e culturale, ma anche geografico, nelle parole del presidente Napolitano, ho riscontrato una altra profonda verità: «Nell’ambito della Costituzione e delle leggi non c’è spazio per una via democratica alla secessione». «non c’è un popolo padano». E ancora: «Si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia»

Il capo dello Stato ha poi ricordato che «nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile».

L’ipotesi secessionistica credo, ad ogni buon conto, sia non solo minoritaria anche tra i cittadini delle regioni del nord, visto che la Lega Nord non è certamente partito che raccolga la maggioranza assoluta dei voti neppure nelle cosidette roccaforti elettorali di Lombardia e Veneto, ma credo che sia giunto il momento di dire con forza da parte di tutti gli italiani che amano la propria patria ( la terra dei padri, un concetto che deve essere rivalutato senza degenerazioni nazionalistiche) che la Unità Nazionle non si tocca e che chi propugna idee secessioniste si pone, come ben ha sottolinato il presidente Napolitano, fuori dalla storia. Ma non solo, premesso che una via democratica verso una secessione non si potrà mai realizzare per due fondamentali ragioni: mancata previsione costituzionale di una simile opportunità, mancanza di una maggioranza favorevole all’ipotesi, credo che sia opportuno introdurre nel nostro ordinamento penale il delitto di attentato all’unità nazionale, con buona pace di Bossi e della sua Padania.

La democrazia permette a ciascuno di noi di avere delle idee e di manifestarle, ma quando queste idee vanno contro lo stesso concetto di democrazia (non puo’ una minoranza imporre la propria volontà) lo Stato democratico ha il diritto ed il dovere di difendersi contro coloro che di quelle idee fannno una bandiera.

Aurelio Ferraguti

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Verso una scuola Europea…

Posted by Agnes Hoff On settembre - 19 - 2011ADD COMMENTS

Vi voglio raccontare della mia esperienza di insegnante in una scuola della Moselle, non lontana da Lussemburgo dove si sta sperimentando un nuovo tipo di insegnamento.

© deanm1974 - Fotolia.com

© deanm1974 - Fotolia.com

La scuola superiore Julie Daubié fa parte di una zona scolastica. È localizzata a Rombas, cioè nella vallata dell’Orne, a 20 km da Metz. La zona scolastica comprende la scuola superiore generale e tecnologica, l’istituto tecnico e la scuola media.

È interessante fermarsi un po’ sul nome della zona perché è dedicata a una donna francese Julie Daubié che ha vissuto nel dicianovesimo secolo e che è la prima donna ad avere ottenuto la sua maturità, a un epoca in cui la possibilità di studiare e di riuscire era riservata solo agli uomini. È una donna di grande perspicacia perché ha incontrato molte difficoltà e ha dovuto insistere per passare l’esame. L’ha ottenuto con successo nel 1861.

La scuola superiore di Rombas accoglie circa 1200 allievi. Vengono della vallata dell’Orne ma anche del Lussemburgo, della Germania et dell’Ungheria.

E bene integrata all’Europa. Da due anni, la scuola partecipa al progetto COMENIUS, un progetto europeo sostenuto dall’Unione europea dal 2002. Questo progetto si realizza dalla scuola materna alla scuola superiore e si indirizza a tutti gli attori della vita educativa: insegnanti, allievi, genitori, associazione di genitori…Vuole promuovere la cooperazione tra gli instituti europei, incoraggiare le relazioni tra allievi e la mobilità degli insegnanti, svilupare l’apertura dello spirito e la conscenza delle altre culture.

Infatti, è importante insistere sul fatto che l’Europa è prima di tutto quella dei cittadini, e che la nostra storia è comune. Quindi dobbiamo guardare quello che accade al di fuori dei confini del paese natale.

Dal 12 al 19 settembre, la scuola accoglierà quattro allievi spagnoli e cinque italiani. Saranno ospitati nelle famiglie francesi, e seguiranno i corsi nelle classi durante tutto il trimestre. Studieranno e saranno valutati come gli altri.

© deanm1974 - Fotolia.com

© deanm1974 - Fotolia.com

La scuola superiore dispone di tre classe europee, tedesca, spagnola e italiana. Sono delle classi in cui una parte dell’insegnamento è realizzato nella lingua scelta. Questi allievi, per potere scegliere all’ingresso nella scuola superiore quest’opzione, hanno seguito un insegnamento di lingua rinforzato. Gli allievi che hanno scelto la classe europea in italiano hanno un insegnamento di storia e di geografia nella lingua italiana per un’ora la settimana oltre i loro corsi classici. Si deve insistere sul fatto che quest’insegnamento non è linguistico. Lo scopo è di fare conoscere agli allievi la culturà di un paese straniero e dunque prima di tutto di insegnare la storia dell’Italia sulla basa dei programmi ufficiali.

Certo, questo deve includere molti progetti e iniziative culturali. Per esempio, nel’ambito della classe italiana, un uscita al festival del cinema di Villerupt è gia prevista alla fine di ottobre e uno scambio con un altra scuola superiore italiana è prevista per aprile.

Un ultima cosa che ritengo molto importante: la maturità conseguita dagli allievi che frequentano questo corso è riconosciuta direttamente dal ministero dell’Istruzione italiana e quindi da l’accesso all’Università in Italia.

Agnes Hoff

Numero di letture :464

Festa medievale a Dudelange, 10-11 Settembre

Posted by Sabino Parente On settembre - 9 - 2011ADD COMMENTS

Dudelange, il quarto comune lussemburghese per numero di abitanti, organizza Sabato 10 e Domenica 11, la Butschebuerger Buergfest, il festival Medievale. Con oltre 80 commercianti e artigiani, una dozzina di soldati, musicisti e intrattenitori, un grande accampamento di cavalieri, il grande spettacolo nella serata di Sabato, la festa medievale Butschebuerger Buergfest organizzato dal Comune di Dudelange è tra le più grandi feste medievali della “Grande Région”.

Nei numerosi stand potrete trovare tanti oggetti artigianali ispirati al medioevo, dai gioielli ai vestiti d’epoca, opere d’arte e decorazioni, armi e sculture in pietra, oltre ad alcuni artigiani che mostreranno il processo di creazione.  Ma il mercato e l’artigianato sono solo una parte della  Butschebuerger Buergfest, infatti ci saranno anche una vasta gamma di intrattenimenti che delizieranno grandi e piccini: tiro con l’arco, torneo cavalleresco per i bambini, falchi, gufi, avvoltoi e acrobati, Hans  il mendicante, il Roxana strega, il grande mago Kalibo, l’armeria medievale, Berthold il narratore di storie…

Il programma è fitto e interessante, sicuramente una bella idea per il week end che sta per arrivare, un salto nel passato, lontani dalla tecnologia e  dalle comodità. Gli orari di apertura sono i seguenti:

Sabato: 11h-24h – Domenica: 10h-19h

L’ingresso è di 8 euro (4 per i bambini), ma se volete pagare anche voi 4 euro, vi basta presentarvi con vestiti d’epoca e calarvi completamente nell’affascinante periodo medievale, tra cavalieri, dame e maghi!

Per maggiori informazioni potete visitare il sito ufficiale dell’evento a questo link

 

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11 Settembre, 10 anni dopo

Posted by Aurelio Ferraguti On settembre - 9 - 2011ADD COMMENTS

Sono passati 10 anni da quel terribile martedi di settembre del 2001. Il giorno che ha veramente cambiato la vita non solo degli americani, evidentemente i più colpiti dagli attentati alle Twins Towers e al Pentagono, ma di tutto il mondo occidentale.

In questi giorni ascolteremo i racconti dei ricordi, le testimoninze di chi ha vissuto in prima persona quei terribili momenti, rivedremo in tivu gli sguardi persi nel vuoto delle persone che terrorizzate cercavano di fuggire, rivedremo i volti pieni di cenere degli eroici pompieri che cercavano di porre in salvo il maggior numero di persone, risentiremo la voce dei sopravvissuti. Purtroppo sentiremo anche i commenti dei politici e non solo, spesso pieni di retorica e ripetitivi. In quei giorni, forse per la prima volta (e unica) ci siamo sentiti, noi occidentali, un po’ tutti americani. Eh si perchè il vile attentato del’11 settembre fece capire, un po’ a tutti, quanto fragile fosse la nostra sicurezza. Un attentato vile, perchè colpiva persone innocenti, un attentato privo di giustificazioni e di logica politica, al solo scopo di gettare terrore nell’occidente.

Da quel giorno la nostra vita è cambiata e non solo perchè oggi i controlli per la sicurezza negli areoporti e sui voli sono diventati una priorità e sono state introdotte misure preventive eccezionali, ma soprattutto perchè tutti noi abbiamo capito dove il fanatismo politico-religioso puo’ arrivare. Gli attentatori dissero che Dio li aveva ispirati per combattere il « demonio » americano. Fanatismo certo che pero’ trovava e trova ancora persone disponibili a credere a queste farneticanti asserzioni.

Dopo questi attentati, cosa è dunque accaduto in questi ultimi 10 anni?

Certo la guerra al terrorismo proclamata nell’immediatezza dei fatti dal presidente americano Bush ha portato a due sanguinose guerre vere e proprie contro due Paesi sovrani ritenuti dallo stesso Bush come le basi operative del terrorismo. La guerra all’Iraq di Saddam Hussein ritenuto capace di combatere contro l’occidente con terribili armi di distruzione di massa, armi che poi, è stato dimostrato, il signor Saddam non possedeva, ma che intanto sconfitto e catturato è stato giustiziato, in nome di quella libertà e democrazia che gli americani e i loro alleati vorrebbero esportare in tutto il mondo. La guerra in Afghanistan contro i Talebani accusati di proteggere il terrorismo e di addestrare i terroristi. In quel Paese, dopo anni di conflitto e di perdite umane, non solo tra i militari, la situazione è tutt’altro che evoluta nel senso previsto da chi la guerra la ha voluta, cioé gli Stati Uniti e la Nato.

Ormai tutti gli osservatori sono ben consapevoli che questa guerra non porterà affatto ad una pacificazione interna dell’Afghanistan, cosi come la sconfitta di Saddam Hussein non ha portato ad una pacificazione interna nell’Iraq.

Ma questi dieci anni hanno portato anche qualcosa di positivo? Certo il cammino che i Paesi del Nord Africa hanno intrapreso per liberarsi di regimi autoritari e sanguinari, non puo’ che essere visto in modo positivo. La speranza è che ancora una volta i fanatismi religiosi (sempre possibili nei Paesi islamici, ma non solo in quelli) non portino ad una trasfigurazione dei principi liberali e democratici che sono alla base delle rivoluzioni del Nord Africa.

Quel martedi maledetto di dieci anni fa ha dunque ferito il mondo occidentale, le reazioni non sono state, a mio avviso sempre corrette e opportune, ora ascolteremo molta retorica e molte parole vuote a ricordo di quei terribili momenti. Voglio concludere con l’augurio che comunque, nella sua drammaticità, quegli eventi abbiano insegnato che i valori della vita e della convivenza pacifica non possono mai essere messi in discussione sulla base di tesi religiose frutto di un fanatismo bieco e miope.

Aurelio Ferraguti

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