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Tasse – tempo di dichiarazioni

Posted by Armando Rosa On marzo - 5 - 20101 COMMENT

Come ormai tutti i veterani del Lussemburgo sanno, c’è tempo fino al 31 marzo per presentare la dichiarazione dei redditi 2009 all’Administration des Contributions Directes.

E’ possibile compilare il modulo in tre differenti modalità:

1) scaricare il modello 100F dal link http://www.impotsdirects.public.lu/formulaires/pers_physiques/index.html#revenu e compilarlo online, spedendo poi la copia cartacea al proprio Bureau d’Imposition di competenza;

2) ricevere la dichiarazione cartacea dall’Amministrazione, compilarla e spedirla al proprio Bureau d’Imposition di competenza;

3) compilare e presentare la dichiarazione on-line attraverso il sito internet www.guichet.lu ;

La modalità di invio telematico della dichiarazione è stata offerta dal 2008 e si è dimostrata un discreto successo per l’amministrazione. Circa 1.300 persone fisiche o nuclei familiari hanno optato per la versione telematica lo scorso anno. Tale cifra, che può sembrare irrisoria rispetto alle 150.000 dichiarazioni attese, è piuttosto notevole se si considera che stiamo parlando di una nuova iniziativa, per altro di non immediata comprensione.

La sola condizione necessaria per presentare la dichiarazione telematica è quella di possedere un certificato (sempre telematico) rilasciato dalla società Luxtrust.

La novità di quest’anno è data dalla possibilità di creare uno spazio personale all’interno del proprio accesso al sito guichet.lu nel quale è possibile salvare le proprie informazioni e renderle disponibili per le dichiarazioni dei prossimi anni.

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Xynthia – Il perchè di una catastrofe

Posted by Armando Rosa On marzo - 3 - 2010ADD COMMENTS

La tempesta Xynthia che nello scorso weekend si è abbattuta sull’Europa centrale ed atlantica rimarrà nella storia come una delle più catastrofiche mai verificatesi nel vecchio continente. Come molti sanno, ha provocato la morte di 55 persone, di cui circa 50 in Francia.

Un famoso meteorologo, M. Galois, ingegnere presso Meteo France, spiega perchè Xynthia è stata molto più violenta di una normale tempesta invernale.

“I danni maggiori sono stati provocati da un innalzamento del livello del mare più che dalla pioggia in sé. Xynthia si è formata nel momento in cui dei venti freddi molto potenti ad elevata altitudine, i famosi jets streams, sono entrati in contatto con una massa d’aria calda situata al di sotto, precisamente a 30° gradi latitudine nord nel mezzo dell’Oceano Atlantico.”

La notevole differenza di temperatura tra le due masse d’aria ha generato la depressione che si è spostata principalmente verso il nord-est della Francia. “Queste tempeste invernali sono relativamente frequenti, ma nella maggior parte dei casi si generano al largo dell’Islanda e delle isole britanniche e non raggiungono tale intensità”, aggiunge Galois.

“La violenza di Xynthia è dovuta al fatto di essersi formata molto più a sud rispetto al solito e avendo messo in movimento una quantità notevole di aria calda.” Secondo l’esperto, il freddo anticiclonico che si è abbattuto sul centro Europa e anche sul Lussemburgo nel corso dei mesi di Gennaio e Febbraio ci ha protetto da molti di questi colpi di vento. Era dal 1999 che la Francia non era sfortunata spettatrice di una manifestazione climatica così violenta. “Tecnicamente – conclude il meteorologo – non è possibile fare alcun nesso con il cambiamento climatico. La tempesta dello scorso weekend rientra nella variabilità naturale del clima”.

Fonte: Le Figaro

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Inquinamento: Una parola, un paradosso

Posted by Armando Rosa On febbraio - 22 - 2010ADD COMMENTS

inquinamentoPremessa: non si tratta di un problema esclusivamente italiano ma di una situazione che si verifica sempre piu’ di frequente, direi addirittura in maniera ormai cronica, in tutto il resto del globo.

Stiamo parlando dell’inquinamento atmosferico provocato dalle polveri sottili.

E’ notizia di pochi giorni fa che circa un’ottantina di Comuni del nord Italia (piu’ il Comune di Napoli) hanno deciso per un congiunto stop alla circolazione delle auto domenica prossima 28 febbraio 2010. Come già ampiamente documentato dai tg nazionali, si tratta della prima volta in cui un tale gesto assume un carattere simbolico di questa portata, a dimostrazione del fatto che il 2010 è caratterizzato da un pessimo andazzo statistico in termini di qualità dell’aria nelle principali città italiane. Quasi tutti i giorni del mese di gennaio, ad esempio, le centraline di rilevamento della qualità dell’aria di Milano hanno riscontrato quantità di particelle tossiche ben superiori al limite previsto dalla legge.

Se è vero che in inverno la piu’ frequente coltre nuvolosa tende a far stagnare nell’aria le micidiali polveri  di metalli pesanti, è anche vero che con il prossimo aumento delle temperature in vista della bella stagione il problema è destinato ad aggravarsi ulteriormente. Mettendosi nei panni dei nostri sindaci, cos’altro proporre se non un’iniziativa coordinata e trasversale finalizzata principalmente a lanciare un chiaro messaggio al Governo centrale piu’ che a risolvere concretamente il problema?

Su una questione fondamentale occorre mettersi d’accordo una buona volta: perchè continuare a predicare di voler risolvere i problemi ambientali del mondo, perchè ingannare l’umanità organizzando summit internazionali sul tema del riscaldamento globale se poi allo stesso tempo si foraggia continuamente l’industria automobilistica e si incentiva all’acquisto di nuovi veicoli? Parliamoci chiaro: è sotto gli occhi di tutti che in qualsivoglia città del mondo circola un numero ormai insostenibile di veicoli. I parcheggi sono saturi, gli intasamenti continui, con conseguente danno quotidiano tanto alla salute quanto alla nostra psiche.

Per non parlare poi del traffico aereo. Fino a vent’anni fa, in pochi avrebbero immaginato che si sarebbe raggiunto un tale numero di voli nei cieli di tutto il mondo. Abbiamo idea di quanto consuma un aereo? Beh, ci basta vedere i suoi motori per avere subito la risposta chiara davanti ai nostri occhi.

Esistono tecniche a costo zero per trasformare i deserti in zone coltivabili ed abitabili. Tecniche già usate da alcuni Paesi africani. Ma credete che qualche Paese industrializzato se ne sia interessato? Nessun immediato profitto da trarne, nessuna lobby da favorire. Discussione chiusa in partenza.

Per carità, qui non si discute di essere a favore o contro il progresso. Nessuno nega che il benessere sociale complessivo abbia tratto un gran giovamento dallo sfruttamento massiccio dei conbustibili fossili, ma appare chiaro che rischiamo di trovarci presto di fronte a un muro nella nostra strada verso il progresso. Massima priorità alla salvaguardia dei posti di lavoro, per carità, ma forse sarebbe ora di cominciare a concepire il sistema impresa del futuro, quello basato sulle energie rinnovabile e pulite, anche a piccoli passi, in modo graduale. E’ un bacino potenzialmente enorme, la nostra immaginazione non riesce neppure minimamente ad intravedere quale business possa generarsi sul pulito, sull’ecologico, sull’eolico e il solare. La capacità programmatica sembra essere il vero elemento latente quando si parla di misure efficienti per aiutare il pianeta. Basta anche una minima dose di intelligenza per rendersi conto che un cambiamento sostanziale dei consumi va programmato nel medio-lungo termine. Occorre lavorare e investire sulle nuove tecnologie da adesso, cercare di spendere oggi per raccogliere domani. Immagino che questo debba avvenire ad un prezzo. Quando gli equilibri sociali cambiano c’è sempre una fascia di umanità che perde i suoi vantaggi a favore di un’altra. Le gerarchie si modificano. Ma il mondo continua a camminare e progredire. A volte è persino meglio prendere una decisione non corretta che non prenderne alcuna.

Temo che il male italiano si possa estendere a livello globale e possano trarsi previsioni non troppo rosee sul futuro. A dispetto dei tanti proclami e slogan politici che siamo soliti ascoltare, finora nessun Obama o Sarkozy della situazione sono stati capaci di coordinare un’azione programmatica adeguata destinata a mettere seriamente le basi per un rimodellamento del nostro attuale modus vivendi nel pianeta. Prendiamo la conferenza sul clima tenutasi a Copenaghen poco tempo fa. Come la si vuol definire se non un fallimento?

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Burger King in arrivo a Foetz

Posted by Armando Rosa On febbraio - 19 - 20102 COMMENTS

burger-king-whopperBurger King sbarca a Lussemburgo nel 2010.

Il gigante americano della ristorazione rapida impianterà il suo primo ristorante a Lussemburgo alla fine dell’anno.

Burger King è in possesso di un permesso  di costruzione e di sfruttamento dal dicembre 2009 e rilasciato dal comune di Mondercange. I lavori sono finalmente incominciati dopo un problema di gestione delle acque sul terreno.

Il luogo dove sorgerà il primo fast food sarà la zona industriale di Foetz.

Fonte: www.tout-luxembourg.com

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Solidarietà – A che punto siamo?

Posted by Armando Rosa On febbraio - 16 - 2010ADD COMMENTS

20080304_FOTO_solidariet_mani_d0Il recente terremoto di Haiti, avvenuto lo scorso 12 gennaio, ha prepotentemente riportato sulla bocca di molti la parola solidarietà.

Nelle ore successive al disastro è giunto un numero enorme di offerte economiche a favore dei disperati di Port-au-Prince, rendendo difficile persino l’efficace gestione di tali fondi. Nei momenti successivi ad una tragedia di queste dimensioni non è scontato riuscire a coordinare la macchina degli aiuti umanitari, nell’esigenza di alleviare il piu’ possibile le pene di centinaia di migliaia di persone. Persone improvvisamente senza una casa,  senza cibo, senza futuro.

Proviamo per un attimo a metterci nei panni dei volontari e dei personale sanitario e umanitario in generale, accorsi ad Haiti nell’immediato post-terremoto. Cosa vuol dire arrivare in una terra dematerializzata, in un luogo rivoltato e strapazzato da un terremoto? Cosa vuol dire se questa terra era già estremamente povera prima che questa immane catastrofe la colpisse? Che significa dover estrarre corpi dalle macerie, dover essere spettatori di un tale caos e ampiezza della sofferenza?

Non è solo un discorso di obbligo o di desiderio di ogni individuo di rendersi utile in modo piu’ o meno concreto, di voler dare una mano nel momento del bisogno oppure di doverlo fare perchè si è parte di un sistema o di un’associazione benefica di nome X oppure Y. E’ un discorso piu’ ampio: non è possibile trarre valutazioni complessive sul perchè si reagisca in modo indifferente o estremamente partecipativo a certe situazioni. E’ nella coscienza di ciascuno e nelle proprie scelte di vita che va ricercata la vera ragione del proprio atteggiamento nei confronti delle tragedie umane.

Ma c’è un aspetto che puo’ accomunare tutti e che puo’ portare ad unirci ed a farci riflettere tutti insieme: guardare in faccia la realtà che ci circonda. Troppo spesso ci nascondiamo per comodità, non riusciamo ad affrontare tematiche delicate e che toccano le corde piu’ interiori della nostra sensibilità. Non ne abbiamo voglia, oppure tempo, oppure abbiamo le nostre problematiche e non possiamo permetterci di accollarci ulteriori problemi che appartengono a gente spesso lontana da noi, come se le nostre difficoltà non siano già abbastanza.

Ma allora nella nostra coscienza balena piu’ o meno spesso una domanda: cosa faccio per i piu’ bisognosi? Quanto mi spendo in rapporto alle mie possibilità? Come mi comporto quando qualcuno che non conosco è in difficoltà? Come reagisco se per la strada vedo qualcuno che soffre o che subisce violenza? Sono tutti interrogativi che prima o poi ti toccano, che tu sia piu’ o meno sensibile a questa sfera. Ma a queste domande corrisponde una risposta che si fa sempre piu’ decisa: il mondo che stiamo costruendo cresce in individualismo, siamo noi che ci chiudiamo in noi stessi ignorando cio’ che ci accade intorno. Fai una cosa per te quest’oggi e non per gli altri, tu vivrai meglio domani. Non è pero’ un modus vivendi che ci porta molto lontano. Le ineguaglianze sociali si stanno allargando, gli equilibri mondiali si spostano, ma a volte finiscono per nascondere un impoverimento morale e etico dell’intera umanità.

Viviamo un’epoca storica di crisi economica, di preoccupazioni e spesso di sacrifici. Ma proprio questo ci allontana dalla consapevolezza di dover aiutare chi soffre, per propria colpa oppure per sfortuna. Siamo in primis noi giovani a dover capire il significato del contributo, del semplice gesto, anche economico. Ne abbiamo la possibilità e non dobbiamo perderla. La solidarietà vuol dire amore, assistenza, moralità, vicinanza. E ci arricchisce nel profondo, piu’ di qualsiasi oggetto o di qualsiasi esperienza di piacere.

Sembra un discorso ovvio, moralista e per di piu’ vecchio come il mondo. Ma a volte serve ribadire il concetto. Non esiste una parola di troppo oppure sprecata, quando in gioco è la solidarietà.

Armando Rosa

N.B. E’ sempre possibile aiutare l’Unicef, impegnata in prima linea negli aiuti della popolazione di Haiti, attraverso differenti modalità di pagamento. Per ulteriori informazioni visita www.unicef.lu

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Auschwitz – La memoria dei perseguitati

Posted by Armando Rosa On gennaio - 27 - 2010ADD COMMENTS

olocausto1Nel giorno della memoria, 65 anni dopo la scoperta dell’orrore dei campi di concentramento da parte delle Armate Rosse, anche Italiansinlux desidera ricordare tutti gli sfortunati esseri umani caduti nella ragnatela dell’odio razziale dei nazisti.

Accanto agli Ebrei, perseguitati per la sola ‘colpa’ di essere tali, vogliamo ricordare alcune persone coinvolte nello sterminio di cui non si è forse mai reso l’onore dovuto: i tanti omosessuali deportati e massacrati dai nazi-fascisti.

La scientificità del male nazista si manifestava nell’odio sistematico per i diversi, non limitandosi solo agli Ebrei, ma anche nei confronti della popolazione slava, dei malati e, appunto, degli omosessuali. Secondo la teoria nazista, i gay dovevano essere isolati dagli altri individui, fin tanto che manifestavano comportamenti ‘contro natura’. Addirittura vennero condotti esperimenti medici, nella convinzione che si trattasse di una malattia ‘curabile’: un comandante danese delle SS, Carl Vernaet, chiese di poter sperimentare un suo preparato a base di ormoni che, secondo i suoi studi, sarebbe stato in grado di “guarire” definitivamente i “triangoli rosa”. Un certo numero di omosessuali vennero inviati al campo di concentramento di Buchenwald dove Vernaet installò il proprio laboratorio. In via preliminare Vernaet, esaminati i prigionieri, li divise in tre categorie:

  • Omosessuali incalliti (che amano lavorare a maglia o ricamare)
  • Omosessuali irrequieti (che oscillano tra virilità e indifferenza omosessuale)
  • Omosessuali problematici (recuperabili sotto l’aspetto psicologico)

La prima categoria, separata dagli altri, fu la protagonista degli esperimenti. La “cura” di Vaernet consistette nell’incidere la cute dell’addome e nell’inserimento di una dose massiccia di testosterone che sarebbe dovuta essere sufficiente per un anno.
A distanza di tre settimane l’80% delle persone operate era deceduto ed il 20% rimanente non presentava alcun cambiamento (fonte www.olokaustos.org).

Per citare Franco Grillini, presidente di Gaynet, in questo anniversario “c’è amarezza perchè quel 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Sovietica, entrando ad Auschwitz, trovarono anche i ‘triangoli rosa’, ovvero quel che rimaneva degli internati omosessuali trascinati dalle SS nei lager nazisti. Gli omosessuali non furono liberati, ma passarono direttamente dai lager alle carceri nazionali, continuando ad essere vittime di soprusi e ad essere calpestati nella loro libertà individuale.”

Perchè se è vero che l’orrore contro gli Ebrei ha ricevuto la dovuta stigmatizzazione fin dall’indomani della Seconda Guerra Mondiale, non si può dire altrettanto di tutti gli omosessuali ancora oggi vittime di pregiudizi e retaggi culturali da parte di certe società e comunità non solo religiose, che forse tanto ‘civili’ in alcuni momenti dimostrano di non esserlo ancora.

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