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Nasce il nuovo governo Monti: ma quanti dubbi!

Posted by Aurelio Ferraguti On novembre - 16 - 2011ADD COMMENTS

Premesso che io credo che la soluzione auspicabile ad una simile crisi di governo fosse andare al più presto alle elezioni politiche per cercare di dare a questo Paese una vera guida politica, posto che Berlusconi da almeno due anni non ha veramente governato, ma ha “tirato a campare” senza uno straccio di riforma che ammodernasse il Paese.

Inoltre questo governo Monti è di fatto imposto all’Italia dal duo Sarkozy – Merkel cioé dalla Francia e dalla Germania che sono a conti fatti i padroni di quella che con eufemismo si chiama ancora Unione Europea.

Monti è un tecnico? Ma cosa vuol dire un tecnico? Che i politici non hanno mai conoscenze tecniche delle materie che vanno ad amministrare? E poi cosa significa tecnico? Che Monti sia un economista lo sanno anche i bambini, ma lo era anche Padoa Schioppa e lo era anche Tremonti. Allora forse sarebbe meglio dire che è un economista che piace alla BCE e alla EU che è stato imposto dai poteri forti dell’Europa.

Il governo dovrà essere formato da tecnici. Bene, allora mi sarei aspettato di vedere un militare alla difesa, un medico alla sanità, un ingenere ai lavori pubblici, un sindacalista al lavoro e magari un insegnante all’istruzione. Ma non è cosi’. Francamente ho qualche dubbio sui tecnici, non per le capacità dei singoli, sia chiaro, perchè nemmeno li conosco come la maggior parte degli italiani, ma per il concetto stesso di governo dei tecnici, una sorta di élite che deve sostituire la casta di politici inefficienti.

Il governo sarà appoggiato da tutti i partiti o quasi. Ma allora dovrà agire di concerto con le segreterie dei partiti, o no? Ma allora è un governo tecnico o politico? Mah, io ho seri dubbi che possa funzionare perche ci saranno veti incrociati dei partiti, la sinistra non vorrà la riforma del diritto del lavoro, o magari che si tocchino le pensioni, la destra non vorrà la patrimoniale. Insomma è un gran pateracchio. Ribadisco, meglio sarebbe stato andare alle elezioni con due o tre schieramenti con programmi diversi ma ben chiari.

Si potrebbe obbiettare che i mercati sono in subbuglio, lo spread (cioé il divario) tra i nostri titoli del debito pubblico e quelli tedeschi aumenta, che l’economia vacilla. Ma cio’ non regge. La Spagna da quando Zapatero ha dichiarato di non ricandidarsi e ha indetto nuove elezioni, è stata risparmiata dagli attacchi speculatori e la sua economia è in ripresa. E allora la realtà è ben diversa. La realtà è che quello che si sta compiendo è un vero e proprio “golpe” contro la volontà popolare. I cittadini nel 2008 hanno votato per il premier Berlusconi (il suo nome era ben stampato sulla scheda elettorale della coalizione che ha vinto le elezioni) ma col tempo la maggioranza è andata in crisi fino a perdere pezzi e restare di fatto minoranza. Declino della maggiornaza che, a mio avviso ha due momenti significativi: la espulsione di Fini e dei suoi dal Pdl e l’ “acquisto” di parlamentari dell’opposizione (Scilipoti e c.). Bene, allora per rispetto alla volontà popolare non si puo’ fare un altro governo, un altro premier, se c’è la crisi si deve ridare la parola al popolo sovrano. Se non lo si fa si attua un vero e proprio golpe contro la sovranità popolare.

Berlusconi se deve essere mandato a casa, dovranno essere gli elettori, i cittadini italiani che non ne possono più di lui e non dai mercati o dai signori Merkel e Sarkozy, ne tantomeno dal presidente Napolitano.

In questo modo Berlusconi, non solo non se ne va dalla scena politica, ma assumerà ancora un ruolo dominante potendo in qualsiasi momento togliere la fiducia a Mario Monti e provocare una crisi di governo. E qui sta l’assurdo. La sinistra italiana che ha vissuto l’opposizione solo come antiberlusconismo, non riesce a fare a meno di Silvio Berlusconi. Proprio nel momento in cui Berlusconi si trova in enorme difficoltà, l’opposizione gli getta il salvagente: un governo tecnico che probabilmente durerà fino alla scadenza elettorale ordinaria, cioé al 2013, dando modo proprio al vecchio presidente del consiglio di ricompattare le fila della sua parte politica.

Insomma un pateracchio che non mi piace per niente.

Aurelio Ferraguti

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Giuseppe Garibaldi, l’uomo del Risorgimento

Posted by Agnes Hoff On novembre - 7 - 2011ADD COMMENTS

Giuseppe Garibaldi (1807-1882) è nato a Nizza al momento dell’Impero napoleonico. Il suo carattere impetuoso lo ha portato ben presto verso la vita sul mare. Diventa marinaio poi capitano di un mercantile nel 1832. Nello stesso tempo, inizia a avvicinarsi ai movimenti patriottici europei ed italiani. Infatti, a Marsiglia, dove fa il marinaio, incontra Giuseppe Mazzini e aderisce alla “Giovine Europa”.

Nel 1836, sbarca in Brasile dove rimane fino al 1848. Si impegna nelle guerre di indipendenza dell’America Latina grazie alle quali acquista un’esperienza nell combattimento e diventa un condottiero di talento. Ma non dimentica il suo paese poiché, fonda a Rio de Janeiro un’associazione mazziniana tra gli esuli italiani. Nel 1848, torna in Italia per partecipare ai movimenti di indipendenza, chesi sviluppano dappertutto nella Penisola. Nel 1849, partecipa alla difesa della Repubblica romana fondata da Mazzini.

Dopo questo fallimento, riprende la via dell’esilio. In Italia, la caduta della Repubblica Romana e la ripresa del potere dal papa marca la fine della speranza democratica. Però, quando scoppia la seconda guerra d’indipendenza nel 1859 contro l’Austria, Garibaldi torna in Italia e diventa generale del’esercito piemontese, di un corpo di volontari denominato « Cacciatori delle Alpi ». La guerra contro l’Austria scoppia il 10 maggio 1859. Fu segnata dalle vittorie sarda e francese a Magenta (4 giugno) e a Solferino (24 giugno). Ma l’armistizio di Villafranca interrompe le operazioni di Garibaldi. Da questo momento, la Lombardia fu annessa dal Piemonte e l’anno dopo, in marzo 1860, i ducati di Parma, Modena e Toscana decisero di raggiungere il Piemonte attraverso plebisciti.

Il 6 maggio 1860, Garibaldi parte da Genova con mille volontari, le « Camice rosse » per liberare la Sicilia. Sbarca a Marsala il 11 maggio poi prende Palermo. All’inizio di luglio, la conquista della Sicilia è terminata. Il 7 settembre, Garibaldi e le camice rosse entrano a Napoli e mettono definitivamente fine al regno spagnolo dei Borbonici. La loro progressione negi Stati della Chiesa permette l’annessione dell’Umbria e delle Marche. A questo punto, rimangono i territori del Veneto e di Roma fuori del Regno. Nel 1862, Garibaldi si mette ancora alla testa di una spedizione di volontari al fine di liberare Roma del papa ma la sua impresa è bloccata dai Piemontesi nella battaglia del’Aspromonte in Calabria dove viene ferito. Nel 1866, partecipa ancora alla terza guerra d’indipendenza che porta all’annessione del Veneto ma senza Trenta e Trieste.

Per Garibaldi, Roma rappresentava un simbolo e un ossessione. Senza Roma, l’Italia non esisteva. Nel 1867, riprende il progetto di liberare Roma ma in novembre è sconfitto dai Francesi a Mentana. Fortunatamente, la guerra franco-prussiana a l’avvento della Repubblica in Francia permette il ricollegamento di Roma al paese ufficialmente il primo luglio 1871.

Garibaldi ha approfittato della politica di Cavour per costruire l’Unità del paese. Infatti, dagli anni 1850, dopo il fallimento della rivoluzione di 1848, è il Regno del Piemonte che appare come l’unico modo di lottare contre gli stranieri. Ma il Regno sabaudo riusci’ a raccogliere alla causa anche i repubblicani, partigiani di Mazzini . Però, Garibaldi fu molto deluso dalla politica di Cavour, molto prudente e conciliante di fronte alla chiesa. Mentre Garibaldi aveva un carattere irrequieto, romantico e impetuoso volendo rappresentare la volontà del popolo e non della borghesia. Eppure, benché i Piemontesi abbiano voluto meterlo di parte, ha sempre partecipato alla guerra dell’Unità.

Oggi, Garibaldi è considerato il grande eroe romantico del Risorgimento.

 Agnes Hoff

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