Archive for ottobre, 2011

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Le Cinque Terre – riflessione su un disastro

Posted by Armando Rosa On ottobre - 28 - 2011ADD COMMENTS

L’alluvione che il 25 ottobre scorso ha devastato la Liguria è un evento a catastrofico per il nostro Paese ed ha conseguenze immani sul nostro territorio.

Le Cinque Terre, patrimonio mondiale dell’umanità, ne vengono fuori distrutte. Si tratta (per non dire si trattava) di uno degli angoli piu’ belli dell’Italia. Forse non esagero nel dire che lo abbiamo perso per sempre. La località di Monterosso è quasi completamente sommersa dal fango, molti edifici sono stati travolti dalle acque, le strade sono fiumi in piena che travolgono tutto.

Pur non essendomi recato personalmente in Liguria dopo il disastro, ho ancora negli occhi i magnifici luoghi che ho visitato lo scorso mese di Giugno. Ritengo che molto di quel patrimonio non ritornerà come prima. E’ questo il pensiero che deve creare sgomento in noi italiani, che amiamo i nostri paesaggi, le nostre coste senza eguali nel mondo. E’ difficile accettare gli eventi naturali di questa portata, ma ho l’impressione che ci sia una certa sottovalutazione generale di quanto successo, nonostante vi sia stata ampia copertura da parte dei mezzi di comunicazione. Mi riferisco al modo in cui accettiamo questi eventi sempre piu’ frequenti, a volte con un velo di menefreghismo.

Al pensiero di quanto successo, al pensiero di tutte le catastrofi che avvengono sempre piu’ spesso, non viene neanche la voglia di polemizzare sulle responsabilità o sulle negligenze. Ormai è evidente che si tratta di un mix di fattori: cambiamento climatico su scala mondiale, deforestazione, incuria nella manutenzione del territorio. Non oso parlare a nome di chi è stato colpito direttamente dalla catastrofe. Ma credo che ormai perfino questi eventi vengono spettacolarizzati all’estremo, si genera una reazione di sdegno generale finalizzato a generare polemiche perfino stucchevoli. Non intendo dire che non ci si debba concentrare sulle cause dei disastri naturali, che non si debbano accertare e denunciare le responsbilità. Dico solo che è importante prendere un momento di riflessione e realizzare quello che è andato perso. Non è una perdita per il turismo, è in primis una nostra perdita. Poco importa che siamo italiani all’estero oppure no, ci è stato tolto un pezzo magnifico del nostro territorio e non sarà piu’ come prima. E’ questo quello che importa.

Riflettiamo insieme…

Un caloroso abbraccio a tutti i liguri in difficoltà da Italiansinlux.

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Modesta proposta: 5 punti per un sistema politico italiano migliore.

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 28 - 20111 COMMENT

Lo spettacolo che la politica in Italia sta dando di sé è veramente squallido, almeno questo è cio’ che tutti dicono, ma addiritttura i politici, dunque la cd casta sono ben coscienti dell’enorme divario che ormai esiste tra i cittadini e i loro rappresentanti. Le cause di questa disaffezione verso la politica sono note e comunque molti sociologi hanno analizzato il fenomeno. Si puo’ affermare che la principale ragione è che i cittadini non sopportano più certi privilegi della « casta » nè accettano che la politica sia autoreferente, cioé che parli un linguaggio per i soli adepti.

Inoltre, considerazione non da poco,in un momeno di crisi che richiede grandi sacrifici, che i politici questi sacrifici proprio non li voglio fare. Ma che diamine! Come si puo’ accettare l’aumento delle tesse, la stagnazione dei salari, la disoccupazione galoppante,e i sacrifici economici, quando la casta difende dei privilegi inconcepibili.

Ed ecco perchè avanzo questa mia piccola proposta. Una proposta per prevenire come avrebbe detto Giuseppe Berto. Per prevenire una incontrollata ed incontrollabile voglia di indignazione.

 Ecco dunque i 5 punti della proposta.

 1- Riduzione del numero di parlamentari a 500, eletti su base regionale, con abolizione del Senato e con una camera, l’Assemblea Nazionale eletta ogni 5 anni;

 2-Abolizione di tutte le Provincie con assegnazione delle funzioni ora esercitate ai Comuni

 3-Ineleggibilità ad ogni carica pubblica per chi sia stato condannato per un delitto non colposo con sentenza definitiva, o condannato in primo grado per reati contro la Pubbica Amministrazione, o per reati associativi , di mafia, o per delitti contro la persona. In caso di condanna durante il periodo di elezione,decadenza immediata dalla carica.

4-Riduzione degli emolumenti dei parlamentari sulla base della media europea. Abolizione di ogni tipo di vitalizio per gli ex parlamentari.

 5-Eleggibilità a tutte le cariche pubbliche limitata a 2 mandati e comunque per un periodo non superiore a 10 anni,che favorirebbe il ricambio della classe politica, almeno a livello di eletti in pubblici consessi.

 Questa proposta (modesta certo, ma pur sempre una proposta) se attuata nelle sue linee fondamentali potrebbe portare ad un nuovo modo di intendere la politica, che comunque deve ritornare ad essere un servizio verso la comunità, ma anche ad un nuovo prototipo di politico, cioé di cittadino che per alcuni anni della propria vita si impegna a lavorare per il bene comune.

Ecco il vero senso della proposta: restituire alla Politica (questa volta con la lettera maiuscola) il suo ruolo di servizio ai cittadini.

Aurelio Ferraguti

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Dopo la caduta di Napoleone, gli Italiani influenzati dalle idee di libertà della Rivoluzione francese, si svegliano per cacciare via i popoli stranieri che occupano il loro paese. Questa presa di coscienza prende diverse forme tra 1820 e 1850.

Già, c’è la lotta armata. Ci sono delle ribellioni e insurrezioni dappertutto nel paese. Queste rivolte possono condurre alla formazione di governi liberali brevi negli anni trenta, a Modena, a Parma o negli Stati della Chiesa.

La lotta puo prendere una forma piu pacifista utilizzando l’arte per esprimere le idee nuove. E il caso di Giuseppe Verdi che riprese il tema dell’esilio e dell’aspirazione a ritrovare la propria patria nelle sue opere (Nabucco per esempio, o I Lombardi alla prima crociata). La letteratura dispone anche di scrittori famosi per tradurre questi aspirazioni. Per esempio, Alessandro Manzoni che, nei Promessi Sposi, denuncia l’occupazione straniera contrapponendola al coraggio degli Italiani derisi.

Infine, nascono dei teorici del Risorgimento che vogliono difendere le idee di libertà e di unità del popolo. E il caso di Giuseppe Mazzini (1805-1872) che vuole fondare una repubblica democratica e unita. Vuole legare l’azione concreta con la teoria. Infatti, era convinto che l’Unità e la Repubblica potessero realizzarsi con l’insurrezione e la guerra. Però, prima, bisognava educare il popolo con la propaganda, con una una formazione intellettuale, nello scopo di fare emergere una coscienza politica.

E per questo che fonda un gruppo nel 1834, La Giovine Italia, che diffonde tanti manifesti e giornali, per risvegliare la coscienza politica del popolo.

Nell’anno 1849, prende la direzione della Repubblica romana che h, tra l’altro per scopo instaurare la libertà della stampa e la soppressione del potere temporale della Chiesa. Però, quest’esperienza fu breve e si fermo’ in modo traumatico con l’intervento francese qualche mese dopo, nel luglio 1849.

Dopo questo fallimento comincia un periodo di esilio per Mazzini, a Londra dovè sviluppa le sue idee politiche. Mazzini è un uomo europeo, che iscrive i suoi principi in una dimensione europea. Infatti, ha, integrato con l’unità d’Italia un’ ottica piu larga cioè l’unità dell’ Europa. E per questo fonda La Giovine Europa. Quando è in esilio, tiene rapporti con i grandi scrittori francesi, Georges Sand, Victor Hugo, e fonda il Comitato centrale democratico europeo. Nel 1860, ragiunge Garibaldi nella spedizione dei Mille ma senze parteciparvii. Entro’ in conflitto con Cavour. Fu eletto deputato ma rifiutò la carica per non dovere giurare fedeltà alla costituzione monachica che contesta. Mori’ il 7 febbraio 1872. Una folla immensa il giorno dei suoi funerali a Genova, sua città natale, mostro’ la sua popolarità in Italia e il relativo successo della sua impresa di costituire una coscienza patriottica italiana.

Agnes Hoff

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Ma cos’è questa crisi…

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 5 - 2011ADD COMMENTS

crisis - © olly - Fotolia.comCi sono momenti nei quali francamente ogni commento puo’ sembrare scontato, quello che viviamo oggi a livello mondiale in seguito alla cd « crisi » finanziaria è sicuramente un tale momento.

Con la parola crisi infatti oggi si tenta di fare passare ogni cosa. La disoccupazione è altissima, ma si sa c’é la crisi, i prezzi aumentano vorticosamente, colpa della crisi, non si fanno le riforme necessarie, ma si « mira a campare » con manovre economiche durissime, certo per fronteggiare la crisi.

E’ chiaro che con questo termine si cerca di giustificare ogni cosa, ma soprattutto la incapacità del mondo occidentale, del nostro mondo, a leggere e capire come la storia si stia evolvendo.

La parola « crisi » deriva dal greco (κρίσις, scelta) ed ha come significato riportato dai vocabolari cambiamento traumatico stressante individuale oppure situazione sociale instabile e pericolosa. Ma in entrambi i casi si tratta di un fenomeno temporaneo.

Non sono un economista e non pretendo certo in questa sede di confrontarmi con illustri esperti del settore sulle cause che hanno detrminato tale crisi, quello che invece voglio sostenere che non possa ormai, dopo oltredue anni da quanto il fenomeno prese origine negli Stati Uniti, si possa ancora parlare di fenomeno temporaneo, bensi si debba considerare questa una situazione deficitaria ormai consolidata nel mondo occidentale. Quindi parole come « stiamo uscendo dalla crisi » o « la crisi ormai è alle spalle » tanto care ai politici di tutto il mondo (in particolare anche la nostro premier) non sono non corrispondono al vero, ma anzi non possono avere alcun fondamento neppure in prospettiva stante la considerazione che di temporano questa « crisi » non ha proprio nulla. E’ invece proprio il nostro sistema capitalistico- liberista che è stato messo in difficoltà (non usero’ più il termine crisi) in quanto incapace di reggere le spinte che sono venute dai nuovi soggetti economici mondiali, ma anche, e soprattutto di garantire condizioni di vita accettabili ai propri cittadini.

Il sistema non è stato in grado, ed a mio avviso, non lo sarà mai più di trovare delle soluzioni effettive per fronteggire tutte le incongruenze politiche, finanziarie e sociali.

Non a caso in questi ultimi anni le condizioni di vita degli uomini e delle donne di questo « mondo occidentale » hanno via via trovato sempre più difficoltà nella loro vita quotidiana. I Governi peraltro sono stati capaci di proporre solo drastiche cure finanziarie per ridurre il cosidetto impatto della crisi sui mercati, ma nessuno si è reso conto, o ha voluto rendersi conto, che è proprio questo tipo di economia basata sui mercati operanti in un regime sostinzialemente liberista il vero problema politico e sociale. Prendiamo come esempio il governo italiano. Per controbattere la sfiducia dei mercati (mannaggia…sempre loro) nei confronti della nostra economia, ha pensato di fare due, tre o forse non si sa quante altre manovre chiamate economiche (io preferirei definirle finanziarie) senza alcun intervento in tema strutturale di riforme e di incentivi per la crescita (potere di acquisto per i cittadini, riduzione del carico fiscale, anche per le aziende, ecc.). In tal modo non si fronteggia che il contingente, e pure male, visto l’impatto che le decisioni in tema finanziario hanno avuto sui « soliti » mercati. Occorre invece una riflessione per comprendere che la storia (anche economica) sta cambiando il volto del mondo, che il modello di sviluppo capitalistico-liberista è entrato in una fase di non ritorno (altro che crisi temporanea) e quindi agire per una vera trasformazione della nostra società. Prima ci si renderà conto di questa realtà e si opererà un vero cambiamento culturale prima ancora che politico ed economico e meglio sarà per tutti. Dubito pero’ che la classe politica occidentale abbia veramente compreso questa necessità.

Aurelio Ferraguti

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Padania? No grazie.

Posted by Aurelio Ferraguti On ottobre - 3 - 20111 COMMENT

Confesso che da molto tempo avevo pensato di scrivere queste considerazioni, ma dopo le parole pronunciate il 30 settembre dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla Università Federico II di Napoli credo che sia effettivamente giunto il momento di farle, queste considerazioni, anche per aprire un dibattito tra noi italiani che siamo fuori dal territorio nazionale.

Dunque il Presidente, per la prima volta ed in modo perentorio ha ribadito che l’Italia è una ed indivisibile, che qualsiasi ipotesi di secessione, come sbandierata dalla lega Nord, non ha alcuna base costituzionale né sarà tollerata dallo Stato.

La presa di posizione di Napolitano è forte e fa seguito alle dichiarazioni di esponenti del partito nordista che invovano la seccessione della « Padania »

Ma cosa è questa Padania? La valle del Po, potremmo rispondere, cioé un territorio che nella storia, mai e ribadisco mai, ha avuto vicende comuni, anzi molte volte i « padani » se le sono date di santa ragione per la supremazia nel territorio.

La Lega afferma che le ragioni culturali spingerebbero, secondo il dettato della autederminazione dei popoli ad una seccessione dal resto dell’Italia.

Quali siano queste regioni culturali, mi è difficle comprenderlo, benché io sia « padano » da generazioni. La lingua forse? Difficile sostenerlo giacchè nella inesistente Padania convivono dialetti dalle origini e dal lessico totalmente differenti, si pensi alla lingua veneziana, a quella piemontese, o alla lingua friulana, per non parlare di dialetti assolutamente originali come il bergamasco o il trentino. E poi le comunità linguistiche dell’Alto Adige del Friuli, della Valle d’Aosta, direbbe un noto personaggio politico italiano « che ci azzeccano » con la supposta identità linguistica. Quindi ne la storia ne la cultura di questa terra possono definirsi comuni. Ma vi è di più. Nell’ipotesi secessionistica di Bossi e soci si prevede uno stato padano che comprenda anche l’Emilia Romagna , la Toscana e le Marche e la Liguria, regioni che con la valle del Po non hanno nulla a che fare.

Se queste sono le considerazioni d’ordine storico e culturale, ma anche geografico, nelle parole del presidente Napolitano, ho riscontrato una altra profonda verità: «Nell’ambito della Costituzione e delle leggi non c’è spazio per una via democratica alla secessione». «non c’è un popolo padano». E ancora: «Si può strillare in un prato ma non si può cambiare il corso della storia»

Il capo dello Stato ha poi ricordato che «nel ’43-’44 l’appena rinato Stato italiano, di fronte a un tentativo di organizzazione armata separatista, non esitò a intervenire in modo piuttosto pesante con la detenzione di Finocchiaro Aprile».

L’ipotesi secessionistica credo, ad ogni buon conto, sia non solo minoritaria anche tra i cittadini delle regioni del nord, visto che la Lega Nord non è certamente partito che raccolga la maggioranza assoluta dei voti neppure nelle cosidette roccaforti elettorali di Lombardia e Veneto, ma credo che sia giunto il momento di dire con forza da parte di tutti gli italiani che amano la propria patria ( la terra dei padri, un concetto che deve essere rivalutato senza degenerazioni nazionalistiche) che la Unità Nazionle non si tocca e che chi propugna idee secessioniste si pone, come ben ha sottolinato il presidente Napolitano, fuori dalla storia. Ma non solo, premesso che una via democratica verso una secessione non si potrà mai realizzare per due fondamentali ragioni: mancata previsione costituzionale di una simile opportunità, mancanza di una maggioranza favorevole all’ipotesi, credo che sia opportuno introdurre nel nostro ordinamento penale il delitto di attentato all’unità nazionale, con buona pace di Bossi e della sua Padania.

La democrazia permette a ciascuno di noi di avere delle idee e di manifestarle, ma quando queste idee vanno contro lo stesso concetto di democrazia (non puo’ una minoranza imporre la propria volontà) lo Stato democratico ha il diritto ed il dovere di difendersi contro coloro che di quelle idee fannno una bandiera.

Aurelio Ferraguti

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