
Quando fu realizzata l’Unità d’Italia, nacque uno spirito nazionalista diverso di quello che è stato alle base dell’Italia politica.
Infatti, a l’origine del nazionalismo italiano, c’è, come in Francia, una tradizione romantica e democratica, quella che è stata ispirata da Mazzini e Garibaldi, i protagonisti del Risorgimento. Però, alla fine del Ottocento, questo nazionalismo umanista che si è liberato delle potenti oppressive monarchie, diventa un nazionalismo di destra che esalta la forza, la guerra e la violenza. La sua colpa è la volontà di dominare il mondo. È un nazionalismo di grandezza che paradossalmente si alimenta delle frustrazioni del Paese. Infatti, l’Italia dell’indipendenza è ridotta a un ruolo internazionale di secondo piano, mentre vorebbe condurre un impresa imperialista in Africa.
Enrico Corradini fonda la dottrina del nazionalismo italiano sulla rivista Il Regno a Firenze nel 1903. Opponne le nazioni ricche alle nazioni povere che chiama « proletarie » che sono fuori dell’opera di colonizzazione. Vuol dire che il nazionalismo è la trasposizione internazionale del socialismo e che la lotta delle classe deve farsi al livello dei Paesi. Per lottare contro le potenze ricche si deve usare la guerra che è il cuore della sua dottrina. E’ « un metodo di redenzione nazionale », una « necessità » per unire tutte le classi della nazione italiana, per rinnovare la solidarità e la grandezza del paese.
Nel 1910, Corradini trasforma il suo gruppo in un movimento politico, l’Associazione nazionalista italiana le sue idee sono riportate nel giornale ufficiale, l’Idea Nazionale. Questo giornale difese una politica estera bellicista, imperialista e colonialista. Per esempio, sostiene e incoraggia la campagna per occupare la Libia nel 1911 contro i Turchi. Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale è certo interventista in favore delle monarchie (Triplici Alleanze) poi delle democrazie (Triplici Intesa).
Anche Mussolini ha ripreso le idee nazionaliste di Corradini per elaborare la dottrina fascista. Pero’, Corradini che pure diventa membro del partito fascista non è un attivista. Fu sempre più un teorico che un uomo d’azione. È morto nel 1931.
Agnes Hoff











