Ho atteso qualche giorno prima di scrivere per non correre il rischio di fare la solita filippica contro i pericoli dell’energia atomica alla luce dell’immane disastro che ha colpito il Giappone e la centrale di Fukushima. In questi giorni poi ricorre il 25° anniversario di quell’altro tragico incidente alla centrale di Chernobyl. Intendiamoci bene: le due situazioni non possono essere certo comparate anche se le conseguenze degli incidenti sono alquanto simili. In Ucraina si tratto’ di un vero e proprio incidente, lo scoppio di un reattore con la conseguente fuoriuscita di materiale radioattivo, in una centrale vecchia e obsoleta, aggravato dal fatto che le autorità sovietiche (l’Ucraina era ancora parte dell’URSS) minimizzarono il fatto per ragioni politiche, mentre in Giappone non si è trattato di un incidente alla centrale, ma delle conseguenze di un evento eccezionale come un maremoto e conseguente tsunami. Resta il fatto che dopo il disastro di Fukushima un po’ in tutto il mondo ci si è posti l’interrogativo sulla opportunità di centrali di questo tipo. Anche in Paesi che hanno fatto del nucleare una importante fonte di energia, come la Francia, la Germania e gli Stati Uniti si è sentita la necessità di una riflessione sull’utilizzo delle centrali atomiche.
In alcuni casi si è addirittura proceduto a fermare quelle centrali che per la loro anzianità di servizio potevano rappresentare un maggiore rischio.
Anche in Lussemburgo il dibattito sul nucleare è stato intenso, non dimentichiamo infatti che a pochi Km a sud, in Francia opera una grande centrale, quella di Cattenom, vicino a Thionville.
La Francia infatti ha da tempo optato per l’energia atomica.
In Italia il governo favorevole alla reintroduzione del nucleare dopo un referendum nel quale il popolo si era espresso contro questo tipo di energia, ha dovuto, per il momento sospendere ogni decisione. Purtroppo, e lo dico senza voler polemizzare, la decisione governativa mirava non tanto ad un vero e proprio ripensamento, ma assai più ad evitare un nuovo referendum già previsto per il prossimo giugno.
Queste sono le premesse. E vengo ad esprimere la mia opinione.
Ho vissuto per anni a pochi chilometri da quella che era la più grande centrale atomica italiana prima che il referendum ne decretasse la chiusura: la centrale di Caorso che appunto si trova a circa 15 chilometri da Piacenza, la mia città d’origine.
Ho avuto modo di visitarla più volte, di visitare il centro informazioni nel quale si potevano ricevere tutte le rassicurazioni circa la assoluta sicurezza dell’impianto. Insomma ci si sentiva tranquilli. Anche perché, lo abbiamo visto dopo il grave problema a Fukushima, le società che gestiscono le centrali (l’Enel in Italia) cercano sempre di minimizzare rischi e conseguenze di un eventuale fuga radioattiva.
Ho comunque imparato che anche a Caorso ci sono stati piccoli incidenti, anche se di nessuna rilevanza in rapporto a quelli di Chernobyl o di Fukushima, ma soprattutto, dopo la chiusura dell’impianto, che le operazioni di stoccaggio delle scorie (che sono attive per trecento anni) e della bonifica dei terreni circostanti richiedeva mezzi e costi insostenibili, e pertanto non è mai stata completata.
Ecco quindi una ragione per essere quantomeno diffidenti, se non contrari, alla creazione di centrali atomiche.
Si obbietta che le centrali di ultima generazione sono assolutamente sicure ed affidabili, e non ho motivi per dubitarne, ma di fronte ad eventi eccezionali anche le misure di sicurezza più avanzate possono fallire. Anche il Titanic era considerato inaffondabile, ma si verificarono più eventi contemporaneamente da mettere in crisi ogni apparato di sicurezza. Il rischio atomico è peraltro molto più grande.
Altra considerazione. L’energia atomica, per i Paesi che non possiedono già centrali, non è una via economicamente perseguibile, in quanto i costi per la realizzazione degli impianti sono molto alti rispetto ai tempi in cui i benefici potrebbero prodursi. Assolutamente preferibile un altro tipo di energia rinnovabile come quella prodotta da centrali eoliche o l’energia solare. Certamente lo sviluppo di tali energie alternative richiede tempi, ma soprattutto una educazione all’utilizzo dell’energia, che ancora oggi nella nostra vecchia Europa deve essere realizzata. Il futuro, ma sia chiaro è solo una opinione, non potrà prescindere da questa educazione all’utilizzo dell’energia e dallo sviluppo di energie alternative rinnovabili. I rischi dell’atomo sono ancora troppi e troppo alti.
Aurelio Ferraguti











