Archive for aprile, 2011

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Energia nucleare: si o no?

Posted by Aurelio Ferraguti On aprile - 28 - 20111 COMMENT

Ho atteso qualche giorno prima di scrivere per non correre il rischio di fare la solita filippica contro i pericoli dell’energia atomica alla luce dell’immane disastro che ha colpito il Giappone e la centrale di Fukushima. In questi giorni poi ricorre il 25° anniversario di quell’altro tragico incidente alla centrale di Chernobyl. Intendiamoci bene: le due situazioni non possono essere certo comparate anche se le conseguenze degli incidenti sono alquanto simili. In Ucraina si tratto’ di un vero e proprio incidente, lo scoppio di un reattore con la conseguente fuoriuscita di materiale radioattivo, in una centrale vecchia e obsoleta, aggravato dal fatto che le autorità sovietiche (l’Ucraina era ancora parte dell’URSS) minimizzarono il fatto per ragioni politiche, mentre in Giappone non si è trattato di un incidente alla centrale, ma delle conseguenze di un evento eccezionale come un maremoto e conseguente tsunami. Resta il fatto che dopo il disastro di Fukushima un po’ in tutto il mondo ci si è posti l’interrogativo sulla opportunità di centrali di questo tipo. Anche in Paesi che hanno fatto del nucleare una importante fonte di energia, come la Francia, la Germania e gli Stati Uniti si è sentita la necessità di una riflessione sull’utilizzo delle centrali atomiche.

In alcuni casi si è addirittura proceduto a fermare quelle centrali che per la loro anzianità di servizio potevano rappresentare un maggiore rischio.

Anche in Lussemburgo il dibattito sul nucleare è stato intenso, non dimentichiamo infatti che a pochi Km a sud, in Francia opera una grande centrale, quella di Cattenom, vicino a Thionville.

La Francia infatti ha da tempo optato per l’energia atomica.

In Italia il governo favorevole alla reintroduzione del nucleare dopo un referendum nel quale il popolo si era espresso contro questo tipo di energia, ha dovuto, per il momento sospendere ogni decisione. Purtroppo, e lo dico senza voler polemizzare, la decisione governativa mirava non tanto ad un vero e proprio ripensamento, ma assai più ad  evitare un nuovo referendum già previsto per il prossimo giugno.

Queste sono le premesse. E vengo ad esprimere la mia opinione.

Ho vissuto per anni a pochi chilometri da quella che era la più grande centrale atomica italiana prima che il referendum ne decretasse la chiusura: la centrale di Caorso che appunto si trova a circa 15 chilometri da Piacenza, la mia città d’origine.

Ho avuto modo di visitarla più volte, di visitare il centro informazioni nel quale si potevano ricevere tutte le rassicurazioni circa la assoluta sicurezza dell’impianto. Insomma ci si sentiva tranquilli. Anche perché, lo abbiamo visto dopo il grave problema a Fukushima, le società che gestiscono le centrali (l’Enel in Italia) cercano sempre di minimizzare rischi e conseguenze di un eventuale fuga radioattiva.

Ho comunque imparato che anche a Caorso ci sono stati piccoli incidenti, anche se di nessuna rilevanza in rapporto a quelli di Chernobyl o di Fukushima, ma soprattutto, dopo la chiusura dell’impianto, che le operazioni di stoccaggio delle scorie (che sono attive per trecento anni) e della bonifica dei terreni circostanti richiedeva mezzi e costi insostenibili, e pertanto non è mai stata completata.

Ecco quindi una ragione per essere quantomeno diffidenti, se non contrari, alla creazione di centrali atomiche.

Si obbietta che le centrali di ultima generazione sono assolutamente sicure ed affidabili, e non ho motivi per dubitarne, ma di fronte ad eventi eccezionali anche le misure di sicurezza più avanzate possono fallire. Anche il Titanic era considerato inaffondabile, ma si verificarono più eventi contemporaneamente da mettere in crisi ogni apparato di sicurezza. Il rischio atomico è peraltro molto più grande.

Altra considerazione. L’energia atomica, per i Paesi che non possiedono già centrali, non è una via economicamente perseguibile, in quanto i costi per la realizzazione degli impianti sono molto alti rispetto ai tempi in cui i benefici potrebbero prodursi. Assolutamente preferibile un altro tipo di energia rinnovabile come quella prodotta da centrali eoliche o l’energia solare. Certamente lo sviluppo di tali energie alternative richiede tempi, ma soprattutto una educazione all’utilizzo dell’energia, che ancora oggi nella nostra vecchia Europa deve essere realizzata. Il futuro, ma sia chiaro è solo una opinione, non potrà prescindere da questa educazione all’utilizzo dell’energia e dallo sviluppo di energie alternative rinnovabili. I rischi dell’atomo sono ancora troppi e troppo alti.

Aurelio Ferraguti

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Amare l’Italia: l’esempio di Alexis

Posted by Aurelio Ferraguti On aprile - 18 - 2011ADD COMMENTS

Ho conosciuto Alexis circa tre anni fa e da allora ci siamo frequentati spesso, quasi tutte le settimane.

Ho scoperto cosi la grande umanità, la grande forza di volontà di un ragazzo che oggi ha 25 anni, un ragazzo francese, abita a Metz, ma che ha sempre l’Italia nel cuore.

Vi voglio parlare oggi di Alexis per due fondamentali motivi: primo perché  la sua è una bella storia, e poi perché da un ragazzo francese è bello sentire un cosi forte legame verso la nostra terra.

Alexis è un ragazzo speciale, è un ragazzo diversamente abile, per muoversi ha bisogno della sedia a rotelle, per scrivere al computer utilizza uno strano “cappellino” con una specie di proboscide rigida, a volte è pure difficile comprenderlo quando parla, ma è speciale perché da lui, dai suoi occhi espressivi, dalla sua gentilezza e dalla sua forza di volontà ho imparato che nulla è impossibile.

La mamma di Alexis è una signora franco-italiana, figlia a sua volta di due italiani (il padre piemontese e la madre umbra) venuti in Francia e in Lussemburgo nel secondo dopoguerra per lavorare e cercare fortuna. Quindi, diciamo, nelle vene di Alexis scorre un po’ di sangue italiano, ma l’Italia è sempre nella mente di Alexis.

Dunque l’ho conosciuto circa tre anni fa. Il ragazzo stava studiando tramite il CNED, cioé la scuola a distanza, per corrispondenza, francese per ottenere il bac di contabilità. Studiava anche la lingua italiana. Per questa ragione e per avere un insegnante che lo supportasse nell’apprendimento della nostra lingua ho avuto la opportunità di incontrare Alexis.

In questi anni ho avuto modo di conoscerlo e di apprezzarlo. Come apprezzato e stimato è da suoi numerosi amici nel quartiere dove abita e in tutta la città di Metz. La sua grande forza di volontà, la sua tenacia lo hanno portato lo scorso anno ad ottenere il bac contabilità. In quella occasione scrisse durante la prova di lingua italiana davanti alla commissione esaminatrice, come il suo sogno sia quello di lavorare e potersi permettere l’acquisto di una casetta in Italia per trascorre le vacanze e comunque per andare appena possibile nel nostro Paese. Spesso abbiamo parlato di questo suo desiderio e dell’amore verso l’Italia e gli italiani. Credetemi, fa veramente bene sentire come si possa amare il nostro Paese, a volte noi ci dimentichiamo di questo sentimento.

Alexis ora sta nuovamente studiando (studia per oltre 30 ore per settimana, a volte da solo, a volte supportato da insegnanti) per raggiungere un altra meta formativa. Nel frattempo pero’ ha già avuto stage lavorativi, nel suo settore della contabilità.

Gli interessi del ragazzo spaziano e sono vari, non solo nell’ambito degli studi. La politica, la musica, ma anche il calcio (qui pero’ non tradisce la sua nazionalità francese, è tifoso del PSG).

La dinamicità, nonostante il suo handicap e la sua capacità di coinvolgere fanno di questo giovane amico dell’Italia un esempio di come la vita ci abbia dotato di grandi mezzi, magari differenti, ma comunque in grado di proiettare verso gli altri la nostra unicità.

Chi volesse conoscere Alexis e corrispondere con lui (ben inteso in italiano) potrà contattarlo sulla e-mail alexisguillamet(at)hotmail.fr

Forza Alexis, siamo tutti con te. Ti aspettiamo in Italia.

 

Aurelio Ferraguti

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L’Europa e l’accoglienza

Posted by Aurelio Ferraguti On aprile - 9 - 2011ADD COMMENTS

L’enorme flusso di cittadini nordafricani verso l’Italia, quale porta d’Europa, ha creato, in questi giorni una vera e propria querelle dapprima tra il governo italiano e quello francese e successivamente  con gli altri Paesi europei.

Cerchiamo di capire l’oggetto di questa controversia.

Il governo italiano, per fare fronte all’enorme pressione che oltre 20 mila persone giunte sulle nostre coste dal nord Africa e che ha cagionato non pochi problemi per la sua gestione, ha deciso con un atto proprio di concedere  un permesso temporaneo di soggiorno a tutti coloro che sono arrivati, fatto salvo la riconsegna ai Paesi d’origine di coloro che risultassero aver precedenti penali o fossero fuggiti dalle prigioni.

Le ragioni ed il fondamento di questo permesso, che peraltro ho auspicato in un mio precedente intervento sull’argomento, è uno strumento contingente il cui scopo principale è di mettere di fronte al problema di questa ondata migratoria e alla sua gestione tutti gli Stati membri dell’Europa.

Europa che, sia detto per inciso, mai come in questo caso si è dimostrata una istituzione inefficiente  bloccata dagli egoismi nazionali. Il permesso di soggiorno temporaneo infatti secondo gli accordi di Schengen sulla libera circolazione nell’area, consentirebbero, a certe condizioni tale libera circolazione anche agli stranieri muniti di permesso di soggiorno temporaneo.

La questione  che ha dato origine alla disputa tra Italia e Francia è proprio la interpretazione della norma che prevede il permesso temporaneo in particolare dell’art.5 della convenzione attuativa dell’accordo di Schengen.

Ecco quello che stabilisce l’art.5

1. Per un soggiorno non superiore a tre mesi, l`ingresso nel territorio delle Parti contraenti può essere concesso allo straniero che soddisfi le condizioni seguenti:

a. essere in possesso di un documento o di documenti validi che consentano di attraversare la frontiera, quali determinati dal Comitato esecutivo;

b. essere in possesso di un visto valido, se richiesto;

c. esibire, se necessario, i documenti che giustificano lo scopo e le condizioni del soggiorno previsto e disporre dei mezzi di sussistenza sufficienti, sia per la durata prevista del soggiorno, sia per il ritorno nel paese di provenienza o per il transito verso un terzo Stato nel quale la sua ammissione è garantita, ovvero essere in grado di ottenere legalmente detti mezzi;

d. non essere segnalato ai fini della non ammissione;

e. non essere considerato pericoloso per l’ordine pubblico, la sicurezza nazionale o le relazioni internazionali di una delle Parti contraenti.

2. L’ingresso nel territorio delle Parti contraenti deve essere rifiutato allo straniero che non soddisfi tutte queste condizioni, a meno che una Parte contraente ritenga necessario derogare a detto principio per motivi umanitari o di interesse nazionale ovvero in virtù di obblighi internazionali. In tale caso, l’ammissione sarà limitata al territorio della Parte contraente interessata che dovrà avvertirne le altre Parti contraenti.
Tali regole non ostano all’applicazione delle disposizioni particolari relative al diritto di asilo né a quelle dell’articolo 18.

3. E’ ammesso in transito lo straniero titolare di un`autorizzazione di soggiorno o di un visto di ritorno rilasciato da una delle Parti contraenti o, se necessario, di entrambi i documenti, a meno che egli non figuri nell’elenco nazionale delle persone segnalate dalla Parte contraente alle cui frontiere esterne egli si presenta.

Mi soffermo solo sui requisiti sostanziali:

a) essere in possesso di un documento di identità valido

b)essere in possesso di mezzi di sostentamento ovvero di essere in grado di procurarseli legalmente

c)non essere segnalato come persona  indesiderata o pericolosa per l’ordine pubblico.

Se lo straniero risponde a questi requisiti nessun Paese dell’area Schengen puo’ rifiutare il transito ed il soggiorno.

Il problema pero’ sta proprio in questi requisiti.
Formalmente sia chiaro.

Infatti molti “migrantes” arrivati soprattutto dalla Tunisia sono privi di documenti validi per l’espatrio in particolare dei visti, e in molti casi risulta difficile fornire prove sui mezzi di sostentamento o sulla possibilità di procurarseli legalmente.

Ed ecco quindi che Paesi come la Francia o la Germania, nei quali ,per loro ammissione, gli stranieri vorrebbero andare, applicando “alla lettera” la norma intendono respingere alla frontiera i “migrantes” forniti del permesso rilasciato dall’Italia.

E’ fin troppo evidente che da questa situazione si puo’ uscire solo attraverso un accordo politico che pero’ sembra di difficile attuazione  per una Unione Europea che in tema di immigrazione non ha mai avuto, ne vuole avere una politica comune, lasciando ai singoli Stati membri la gestione delle relative problematiche, anche di fronte a fenomeni “epocali” come quello che si è verificato dopo le rivoluzioni e la guerra  in nord Africa.

Certo che è paradossale come il governo francese del Presidente Sarkozy sia stato sollecito ad un intervento militare in Libia “per difendere le popolazioni civili, per ragioni umanitarie” e poi le stesse ragioni umanitarie non valgano nulla nei confronti dei profughi e dei “migrantes” che fuggono da quei paesi per sfuggire alla guerra, alle repressioni o semplicemente per cercare una vita  umanamente migliore.

Certo, si puo’ obbiettare che l’Europa, già alle prese con problemi di crisi  e di disoccupazione, non puo’ farsi carico di ricevere cosi tanti stranieri. Obbiezione corretta, ed allora pero’ la stessa Europa in particolare i Paesi che si affacciano sul mediterraneo dovrebbero farsi carico di uno sviluppo diverso dal passato delle relazioni economiche con quei Paesi. Solo attraverso una politica di cooperazione e di investimenti nelle nuove economie del nord Africa si potranno creare le condizioni affinché non si verifichino più esodi biblici, ma si realizzino occasioni di vita migliore proprio per quelle popolazioni.

Ma questo richiede uno sforzo politico comune europeo. Sempre che l’Europa diventi un soggetto politico e non l’insieme degli egoismi nazionali.

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :559

Tra profughi e clandestini

Posted by Aurelio Ferraguti On aprile - 4 - 2011ADD COMMENTS

La guerra che sta insanguinando il nord Africa e le rivoluzioni che hanno portato ai grandi cambiamenti politici in tutta l’area, in particolare in Tunisia ed in Egitto, hanno posto all’attenzione dell’Europa, ed in particolare dell’ Italia un nuovo drammatico problema.

Foto - Repubblica.it

Migliaia di persone fuggono da questi Paesi per sfuggire alla guerra ed alle epurazioni, o anche semplicemente per cercare fortuna e una vita dignitosa.

Come sapete la maggior parte di questi emigranti sono giunti sulle coste italiane, o per meglio dire sono sbarcati da battelli di fortuna sull’isola italiana (di appartenenza politico-amministrativa) ma geograficamente africana di Lampedusa. L’isola infatti dista poche miglia marine dalla Tunisia ed è “facile” approdo per queste barche di disperati.

Ma chi sono i “migrantes” tunisini, ma anche libici, egiziani e dell’ Africa sub-sahariana?

Sono per la maggior parte giovani (la popolazione di quelle terre è molto meno anziana di quella europea) che sfuggono o alla guerra o alle epurazioni che si succedono dopo le rivoluzioni, o semplicemente  giovani che cercano di raggiungere l’Europa sperando di trovare qui da noi un futuro migliore, un lavoro, o di ricongiungersi ai familiari che in Europa sono emigrati già da lungo tempo. Il governo italiano, nonostante questo flusso migratorio fosse stato previsto da tempo, si è trovato a gestire una situazione di emergenza in modo improvvisato e caotico, abbandonato dall’Europa come istituzione. Ancora una volta abbiamo assistito ai regionalismi  e all’egoismo nazionale, per cui il problema l’Italia si è trovata a gestirlo completamente da sola.

Nel momento in cui scrivo sono circa 20 mila gli uomini e le donne che sono arrivati in Italia nel 2011. Una cifra importante, ma che certo non avrebbe dovuto mettere in difficoltà un Paese di 60 milioni di abitanti. Inoltre la maggior parte di questi “migrantes” hanno dichiarato di voler solo transitare per l’Italia per poi raggiungere altri paesi, in particolare la Francia.

Francia che, peraltro, rifiuta di accogliere le persone che provenienti dall’Italia cercano di passare il confine. La gestione di questa massa di persone si presenta ogni giorno più difficile.

Foto - Repubblica.it

E cosi’ si è detto che bisogna innanzitutto identificare coloro che possono essere considerati “refuges” cioè aventi diritto all’asilo e coloro che non essendo profughi debbono essere considerati clandestini (che in Italia è un reato). A parte il fatto che, a mio avviso, chi scappa da un Paese per salvare la pelle dalla guerra o dalle epurazioni merita comunque di essere considerato rifugiato, non mi è facile accettare che ad altri essere umani che cercano di entrare in Europa per ricongiungersi ai familiari o per vivere una vita dignitosa debba essere appiccicata la qualifica di “clandestino”.

D’altra parte nella situazione attuale non è neppure pensabile che un Paese come l’Italia possa da sola risolvere il problema della immigrazione dal nord Africa.

Come uscire da questa situazione?

A mio avviso sono due le strade che il governo italiano dovrebbe seguire:

1- nel contingente dare a tutti (indistintamente, salvo poi a chi ne ha diritto concedere lo status di rifugiato) un permesso di soggiorno temporaneo (previsto dalla legge Bossi-Fini). Il permesso che ha una durata di sei mesi permetterebbe a coloro che vogliono raggiungere la famiglia o comunque andare in altri Paesi dell’area Schengen di circolare liberamente in tutta la Comunità Europea, senza che gli egoismi nazionalistici da altri Paesi possano frapporvi ostacoli. Alla fine dei sei mesi potranno essere legittimamente rimpatriati coloro che, non essendo rifugiati politici, non abbiano trovato una occupazione regolare in Italia.

2- nel medio termine occorre che l’Europa, e l’Italia ne potrebbe essere la promotrice, si faccia carico di una vera politica verso i Paesi del nord Africa mirante a creare infrastrutture ed occasioni quindi di lavoro e di benessere in quei territori, favorendo le iniziative locali, magari mediante joint venture con aziende italiane ed europee. Una politica che non miri allo sfruttamento delle risorse naturali come è stata fatta sino ad oggi, accettando i peggiori regimi dittatoriali, come partner commerciali affidabili.

Foto - Repubblica.it

Una politica per una integrazione economica e commerciale nel mediterraneo, riprendendo una vecchia, ma non per questo superata, idea del presidente Sarkozy per una conferenza permanente dei Paesi che si affacciano su questo mare.

Solo attraverso queste iniziative si potrà pensare ad un futuro di integrazione e collaborazione tra nord Africa ed Europa  che crei condizioni di vita accettabili per quelle popolazioni, ma che d’altra parte tuteli i Paesi europei che si affacciano sul mediterraneo da una invasione di masse provenienti dal continente africano, senza ricorrere ad assurdità come i respingimenti in mare o le proposte di denaro inutili per creare infrastrutture ed occupazione, ma per spingere quei governi ad una feroce repressione poliziesca di chi ha solo una speranza, che è poi anche un diritto, ad un futuro migliore.

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :580

A seguito del potente terromoto e del devastante tsunami che hanno devastato il Giappone, l’Ambasciata giapponese a Lussemburgo si è resa organizzatrice di un evento speciale destinato alla raccolta di fondi per la ricostruzione di questo sfortunato ma bellissimo Paese asiatico. I proventi della serata saranno devoluti alla Croce Rossa giapponese per mezzo dell’ambasciata.

Si svolgerà infatti Lunedi’ 4 Aprile 2011 alle ore 20 un evento musicale capace di riunire numerosi artisti di varie nazionalità che si esibiranno al “Conservatoire de Luxembourg”, situato nel quartiere di Merl.

I prezzi dei biglietti variano tra i 15, 20 e 25 euro.

Si tratta di un’ottima occasione per dimostrarsi amici di un popolo e di una terra che porteranno purtroppo a lungo i segni di questa immensa catastrofe.

 

Data e ora: Lunedi’, 4 Aprile alle ore 20.00

Luogo: Conservatoire de Luxembourg 33 rue Charles Martel, 2134 Luxembourg

Biglietti: 25, 20, 15 EUR 

Numero di letture :589
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