Avrei sinceramente sperato di non dover mai scrivere alcune riflessioni su una guerra cosi vicina eppure cosi lontana dal sentire degli italiani.
Ma tant’è. Le Nazioni Unite con propria risoluzione hanno stabilito la c.d. No-flight zone sui cieli della Libia. E subito dopo alcuni Paesi (li chiamano volonterosi) si sono precipitati a bombardare Tripoli e la Libia. Purtroppo tra questi Paesi c’è anche l’Italia che non solo ha messo a disposizione ben sette basi aeree ma ha anche partecipato attivamente alle operazioni belliche.
Al di la di considerazioni personali di carattere etico, questa guerra, perché di guerra si tratta, alla Libia del colonnello Gheddafi merita alcune riflessioni.
Il leader libico è sicuramente un dittatore anche sanguinario che ha negato la libertà al suo popolo e che di fatto nega i più elementari diritti umani, quindi sia ben chiara la condanna morale e storica di un siffatto personaggio.
Cio’ detto, per sgomberare il campo da confusioni di sorta, vi anticipo subito che sono contrario a questo intervento armato per una serie di ragioni.
Da un punto di vista generale in quanto la risoluzione del ONU ha previsto che nessun velivolo potesse solcare i cieli della Libia, ma non ne ha stabilito le modalità attuative. Inoltre l’iniziativa dell’intervento armato promosso unilateralmente dalla Francia , seguito da Britannici e Americani, e ahimè anche dal nostro Paese, ha di fatto colpito un paese in piena guerra civile. I ribelli di Bengasi, che tante volte abbiamo visto in televisione, che lottano contro la dittatura di Gheddafi meritano il massimo rispetto, ma si tratta pur sempre di una guerra civile tra forze libiche contrapposte, spesso guidate da rivalità tribali. L’intervento armato dei “volonterosi” ha sicuramente fatto pendere la bilancia delle operazioni belliche a favore dei ribelli insorti contro il col. Gheddafi, creando di fatto una vera e propria ingerenza in questioni interne libiche. Mi si obietterà che se non ci fosse stato l’intervento ci sarebbe stato un bagno di sangue, come avviene in tutte le guerre, in quelle civile ancora di più, e la storia d’Italia ce lo insegna, se si pensa al periodi 1943-45 nel nostro Paese.
Un intervento umanitario, si dirà, perché il colonnello ha ucciso migliaia di civili. A parte il fatto che in una guerra civile si può’ far poco per distinguere tra vittime civili appunto e militari, delle supposte esecuzioni di massa, francamente ad oggi non vi è traccia concreta.
E allora mi viene seriamente in dubbio che il filantropismo della Francia e dei volonterosi sia di ben altra natura. Senza ipocrisie, di natura economica in quanto la Libia è un grande esportatore di petrolio.
Le stesse ragioni economiche devono aver ispirato anche il voltafaccia italiano.
L’Italia era infatti il primo partner economico della Libia di Gheddafi ed il paese “amico” con il quale fu stipulato un trattato di pace ed amicizia tra il colonnello ed il presidente Berlusconi.
Non voglio ritornare sulle manifestazioni un po’ folcloristiche con le quali Gheddafi è stato ricevuto a Roma lo scorso anno( non dieci anni fa) e i “baciamano” del presidente del consiglio verso l’illustre ospite, ma è chiaro che l’Italia aveva un rapporto privilegiato con la libia di Gheddafi.
Cio’ aveva portato, direi correttamente, il governo italiano ad una posizione prudente nei confronti della guerra civile libica, poi contraddetto dai successivi fatti, ingenerando una confusione diplomatica che certo non ci fa onore.
A mio avviso comunque l’Italia avrebbe fatto meglio a restare fuori dalla guerra per tre fondamentali ragioni.
1- il ricorso alla guerra per risolvere le questioni internazionali è espressamente negato dall’art. 11 della nostra costituzione che cosi recita:” L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Consente in condizioni di parità con altri Stati,alla limitazione di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni,promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
L’interpretazione della norma costituzionale non può’ essere equivocata.
L’Italia ripudia la guerra. Tutte le guerre. Ma a maggior ragione non ha alcun diritto di inserirsi in una guerra civile, in quanto il capoverso dell’art.11 autorizza ad una limitazione della sovranità (propria e non di altri, sia chiaro) solo per assicurare la pace e la giustizia tra i popoli e non nell’ambito dello stesso popolo e della stessa nazione.
Quindi la prima ragione per non aderire alla guerra ci deriva dalla Costituzione, tanto richiamata nei giorni scorsi, ma che in questo caso viene assolutamente disattesa.
2- La guerra contro Gheddafi (e non per un equidistante rispetto della no-flight zone) porterà probabilmente ad una situazione di stallo nella quale non esiste un vero interlocutore in Libia, non esiste una controparte credibile. E allora la domanda sarà…e po? Cosa succederà quando Gheddafi sarà di fatto sconfitto?
3- Gheddafi è stato attaccato e tradito anche dal Paese con cui aveva stipulato il trattato di amicizia, cioè l’Italia, e credo, anche con una buona dose di ragione, se potrà non rinuncerà a “farcela pagare”. Non direttamente perché, a detta di tutti, non ha armi che possano offendere direttamente il territorio nazionale, ma indirettamente attraverso il terrorismo, di cui è stato in tempi non recenti, il massimo sostenitore e protettore. Sarà una vendetta lenta, lunga, ma sicuramente Gheddafi, o i suoi se lui ne fosse impedito, cercheranno di vendicarsi nei confronti dell’Italia.
E non credo neppure che semmai i ribelli dovessero prendere il potere saranno disponibili a considerare il Paese che fu amico di Gheddafi come primo partner economico.
In ogni caso l’Italia ha perduto: la partnership economica, ma soprattutto la faccia, la credibilità internazionale, già cosi duramente messa alla prova per le vicende interne.
Aurelio Ferraguti





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