Archive for febbraio, 2011

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La musica ci ha unito

Posted by Aurelio Ferraguti On febbraio - 26 - 2011ADD COMMENTS

Il principe Klemens Von Metternich ministro dell’Austria Ungheria plenipotenziario al congresso di Vienna del 1815 aveva definito l’Italia una semplice espressione geografica (in realtà la frase pronunciata dal principe fu “La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle.”) certamente poneva in luce un fatto incontrovertibile: gli italiani non erano parte di un popolo , di una nazione.

Il sentimento nazionale sarebbe cresciuto più tardi dopo le grandi rivoluzioni del 1848 eppoi attraverso le guerre di indipendenza fino alla proclamazione del regno d’Italia il 17 marzo 1861.Ma certo ancora non potevamo considerarci un popolo e una nazione, tanto che Massimo d’Azeglio espresse il concetto con la celebre frase “adesso che l’Italia è fatta, bisogna fare gli italiani”.

Questo fu il primo e forse più arduo compito che la classe dirigente dell’Italia unità si trovo ad affrontare.

Ma se è vero che il concetto di appartenenza alla nazione Italia fu una conquista lenta per il popolo italiano, che per molti anni ebbe seri problemi a considerarsi parte di un unico grande Paese. Forse, ma questa è una opinione personale, solo con la prima grande guerra mondiale si è incominciata a profilare l’idea di una unica grande patria. Il grande sforzo bellico, la presenza dei soldati che provenivano da ogni parte d’Italia, contribui a creare questo spirito unitario. Dopo la guerra e con l’avvento del fascismo questo spirito di amore verso la patria divenne ben presto nazionalismo, ma certamente contribui a far nascere una sorta di “orgoglio italiano”. L’esperienza terribile della disfatta nella seconda guerra mondiale e i lutti e le distruzioni che ne seguirono, fecero si che nascesse nel Paese una nuova “unità” per la libertà che diede vita dapprima alla lotta di liberazione, e successivamente alla costituzione repubblicana, vera sintesi delle culture politiche del tempo, che divenne quindi elemento unificante e condiviso per il popolo italiano.

Se il cammino di un popolo verso la considerazione della propria unità di nazione, fu lungo e travagliato, possiamo dire che vi furono alcuni elementi unificanti che si concretizzarono nel corso degli anni fin dalle prime giornate risorgimentali.

Gli italiani avevano una lingua, più o meno comune, ma non certo una lingua “unica” come oggi. Nel Paese si parlavano varie “lingue” il napoletano, il veneziano, il toscano. Pensate che nello stesso regno sabaudo la lingua di corte era il francese e non l’italiano come oggi lo conosciamo.

Allora se il linguaggio era ancora un limite per la comprensione tra gli italiani ( non dimentichiamo l’alta percentuale di analfabeti) vi fu un sentire comune che sicuramente unificava il paese:la musica.

Giuseppe Verdi

 

Si sa la musica è un “linguaggio” immediato, non richiede studi ed è di presa immediata. La musica fin dagli anni risorgimentali costituì’ un elemento unificante per il popolo italiano. Come non ricordare l’impatto delle opere di Giuseppe Verdi (la lirica era una musica popolare nel senso pieno del termine) I famosi cori del Nabucco e dei Lombardi che venivano cantati durante le insurrezioni.

Nel 1847 il giovane Goffredo Mameli scrisse il testo (la musica è di Novaro) di quel canto degli Italiani che sarebbe diventato l’inno nazionale della repubblica Italiana cento anni dopo. Mameli mori due anni dopo a soli 22 anni, per difendere la Repubblica Romana e che quindi non vide mai l’Italia unita, ma quel testo fu cantato durante il risorgimento dai patrioti italiani ad esempio durante le 5 giornate di Milano.

Canti e canzoni che sono stati patrimonio comune ed unificante della nazione italiana ce ne sono stati tanti, vorrei ricordare non soltanto i canti militari o di guerra, ma anche e soprattutto quelli che hanno incarnato il sentimento nazionale, magari come semplici canzoni. Un esempio per tutti la celeberrima canzone “Le campane di San Giusto” che ben interpretava il sentimento patriottico di Trieste e della Venezia Giulia nel periodo della prima guerra mondiale, oppure la bella canzone napoletana “O’surdate ‘nammurato” o ancora “Bella Ciao” la canzone dei partigiani durante la Resistenza contro i nazisti.

Ma anche in tempi più recenti ci sono stati esempi di canzoni o canzonette o semplici musiche che hanno costituito un patrimonio condiviso degli italiani. Come non ricordare ad esempio la canzone “L’Italiano” di Cutugno diventata un vero cult in tutto il mondo.

Ma anche semplici motivetti hanno dato l’idea di una musica condivisa…si proprio cosi ad esempio per le vittorie calcistiche del 1982 e del 2006 della nazionale italiana.

Naturalmente l’avvento dei grandi mezzi di comunicazione e la progressiva alfabetizzazione della popolazione hanno fatto si che oggi esista e si sia rafforzato un grande senso di appartenenza ad una grande comunità nazionale, ma è indubbio che la musica abbia costituito un elemento unificante per gli Italiani, forse ancor più della lingua comune.

 

Aurelio Ferraguti

 

 

Numero di letture :688

1° Salone del Benessere – LuxExpo (4-5-6 marzo 2011)

Posted by Armando Rosa On febbraio - 26 - 2011ADD COMMENTS

La prima edizione del salone del benessere (salon du bien-être) si svolgerà il 4, 5 e 6 marzo 2011 presso Luxexpo.

Conferenze, ateliers, concerti ed espositori per imparare a conoscere tutto sul benessere della persona.

Date e orari:

- Venerdi’ 4 marzo 2011 dalle 14h00 alle 21h00
- Sabato 5 marzo 2011 dalle 10h00 alle 19h00
- Domenica 6 marzo 2011 dalle 10h00 alle 19h00

Programma salon bien-être 2011

Appuntamento a LuxExpo, Circuit de la Foire Internationale (Luxembourg-Kirchberg)
- entrata libera disponibile compilando questo formulario

Venerdi’ 4 marzo 2011
- 14h : apertura del salone a mezzo di una cerimonia inaugurale e visita ufficiale
- dalle 15h : inizio delle conferenze (Hall2)

Sabato 5 marzo 2011
- 10h : apertura del salone
- 10h30 alle 18h : conferenze (Hall 2)
- 20h30 : concerto di musica Zen (Conservatoire/ entrata: 18€)

Domenica 6 marzo 2011
- 10h : apertura del salone
- 10h30 alle 18h : conferenze (Hall 2)
- 19h : chiusura

Contatti/Informazioni

Vitalmed
5, rue Edmond Reuter L-5326 Contern
- +352 26785731
- salonbienetre@vitalmed.lu

MeeTincS SA
3, rue des Carrefours L-8015 Strassen
- +352 4599451
- salonbienetre@meetincs.lu


Fonte : www.salonbienetre.lu
Numero di letture :636

Formazione Minima e Sergio Gerasi presentano, Sabato 5 Marzo, presso la Libreria Caffetteria Altrimenti“G&G”, uno spettacolo teatro-canzone illustrato che nasce dall’incontro tra un duo teatral-musicale composto da Lorenzo Bartolini (cantattore) e Lorenzo Gasperoni (chitarrista) (Formazione Minima) formatosi nel 2003 per dar vita ad un tributo a Gaber, e  un disegnatore e musicista (Sergio Gerasi), che con lo sceneggiatore Sergio Barzi pubblicò nel 2009 la prima opera a fumetti su Giorgio Gaber (“G&G”, ReNoir Comics).

“G&G” non è una biografia di Giorgio Gaber, né un adattamento in forma fumetto di una selezione delle sue opere. La partenza sono le opere di Gaber attraverso le quali il pubblico viene accompagnato all’interno del pensiero e della filosofia del cantattore. Dalle canzoni e dai monologhi scaturisce così l’immaginario di Gaber, un immaginario cantato e narrato che, attraverso i disegni realizzati dal vivo da Sergio Gerasi, diventa anche un immaginario visivo. Questo spettacolo è un connubio tra teatro, musica e disegno nel quale le immagini commentano le parole e le parole e le melodie ispirano nuove immagini. Un intreccio di musica, parole, suoni, gesti e disegno che rendono lo spettacolo originale, emozionante ed in grado di far sorridere e pensare sia l’appassionato gaberiano sia chi Gaber nemmeno lo conosce.

Formazione Minima

Duo teatral-musicale composto da Lorenzo Bartolini (cantattore) e Lorenzo Gasperoni (chitarrista) formatosi nel 2003 con la denominazione “Tributo a Giorgio Gaber, primo progetto artistico in Italia in omaggio al grande ‹ cantattore ›” e con la finalità di dar vita ad un tributo a Gaber dopo la sua scomparsa. Tra il 2004 e il 2007 si esibiscono negli spettacoli “Grazie Signor G.”, “G. come Grande”, “Giorgio diceva che…”, “…oppure Gaber” e “Tributo a Giorgio Gaber”.

Nella stagione 2007/2008 viene allestita anche un’opera esclusivamente teatrale dal titolo “Parlami d’amore Mariù”. Dal gennaio 2007 il duo adotta la nuova denominazione “Formazione Minima” presentando oltre agli spettacoli di teatro e di teatro-canzone, uno spettacolo teatral-musicomico dal titolo “Selezionata accuratamente”. Nel corso del 2008 i Formazione Minima allestiscono la lettura scenica musicata della fiaba dal titolo “Melangolo” insieme all’autore, poeta e attore Roberto Mercadini.

Nel 2009 in occasione del bicentenario della nascita di Charles Darwin, il gruppo insieme al batterista e percussionista Tomaso Graziani e a Roberto Mercadini portano in scena “Darwiniana” uno spettacolo di teatro-canzone in cui l’attore e poeta recita suoi componimenti ispirati agli scritti di Darwin e i musicisti re-interpretano l’album “Darwin!” del Banco di Mutuo Soccorso. Il 2009, mentre gli spettacoli dedicati a Gaber continuano superando ampiamente le cento serate, vede il debutto di “E’ imbarazzante” spettacolo di teatro-canzone con musiche e testi del duo. In concomitanza esce il loro primo CD-EP.

Sergio Gerasi

Disegnatore, esordisce nel 2000 entrando in pianta stabile nello staff di “Lazarus Ledd” (Star Comics) di cui realizza numerosi episodi e alcune copertine. Realizza inoltre cover per la serie “Agenzia Incantesimi” e “Rourke”. Dal 2006 disegna per le testate “Jonathan Steele”, “Nemrod”, “Cornelio”, “John Doe”, “L’Insonne” e “Trigger”.

Su testi di Tito Faraci (da un racconto di Alan D. Altieri) realizza una storia per il volume Mondatori “Internationoir”. Per il mercato statunitense produce “Connect” e “Horrorama “ e collabora a volumi antologici curati dal regista Brian Yuzna. All’attività di disegnatore accosta quella di storyboarder, nonché scrittore/regista di videoclip musicali e cortometraggi. Ha inoltre curato il restyling di una serie di orologi per bambini della Swatch.

Nel 2009 realizza, assieme allo sceneggiatore Davide Barzi, “G&G”, la prima opera a fumetti su Giorgio Gaber (pubblicato da ReNoir Comics). Nell’aprile 2010 pubblica un disco a fumetti (libro con CD della ReNoir Comics) dal titolo “Le Tragifavole” realizzato dalla band Duecento(200) Bullets della quale è batterista e fondatore.

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Informazioni pratiche:

Quando: 05 mars 2011

Orario: 20h00

Dove: Libreria caffetteria ALTRIMENTI

Ingresso : 15 euros (1 boisson comprise)

Informazioni e prevendita : Altrimenti

Sito web: www.altrimenti.lu

Numero di letture :836

Dallo stato liberale alla Repubblica

Posted by Aurelio Ferraguti On febbraio - 16 - 2011ADD COMMENTS

“Dal suffragio limitato al suffragio universale”

Eccoci al nostro secondo incontro, aspettando il 17 marzo, 150° anniversario dell’Unità d’Italia, nel quale fare alcune riflessioni sulla evoluzione del suffragio elettorale, cioè  sul diritto di voto come espressione della volontà popolare, che ha caratterizzato questo secolo e mezzo .

Lo stato unitario nato nel 1861 con la proclamazione di Vittorio Emanuele di Savoia primo Re d’Italia aveva le caratteristiche di quello che nell’ottocento e nel primo novecento veniva chiamato stato liberale. Perché liberale? Credo che si possa affermare che il termine trae origine dal fatto che dopo la concessione dello Statuto nel 1848 erano state introdotte nel regno di Sardegna, e quindi poi trasfuse nel regno d’Italia alcune basilari libertà come quella di stampa e di opinione. Ma certo il termine sta ad indicare come lo stato post-unitario fosse anche lo stato realizzato secondo i dettami della dottrina politica liberale che in Camillo Cavour trovo’ il suo massimo esponente. Il regno d’Italia proclamato il 17 marzo 1861 altro non era che una espansione del regno sabaudo secondo l’idea stessa che di unità (sotto la guida di Vittorio Emanuele) aveva lo stesso Cavour. A dimostrazione di ciò’ si pensi che il Re , il primo Re d’Italia si continuo’ a chiamare Vittorio Emanuele II ( il secondo della genealogia sabauda come Re di Sardegna) e non  Primo, come sarebbe stato logico trattandosi di una Stato Nuovo.  Il nuovo regno ebbe da subito molti problemi da risolvere. Il Paese si trovava con un enorme tasso di analfabetismo, con condizioni di lavoro, soprattutto al sud, veramente difficili e con  le finanze mal ridotte dalle numerose guerre risorgimentali.

Le elezioni politiche che si sono succedute nel periodo liberale erano elezioni a suffragio limitato.  La legge del 1860  basata della legge elettorale dello Stato Piemontese, stabili il diritto di voto per i cittadini maggiorenni alfabeti, in possesso dei diritti civili e politici, che pagassero un censo di imposte dirette non inferiori a 40 lire. Si capisce bene come in un Paese poverissimo e la cui popolazione era in  gran parte analfabeta il voto fosse un privilegio di pochi. Che diventarono pochissimi anche a causa del veto posto dal Papa a che i cattolici partecipassero alla vita politica (il sommo pontefice, che aveva perduto nel 1870 il proprio potere temporale aveva  emesso una disposizione chiamata “non expedit” con la quale invitava i cattolici a non partecipare alla vita politica di quello stato usurpatore che gli aveva sottratto il regno).

Pensate alle prime elezioni politiche del 1861 votarono poco più che 400 mila cittadini pari a meno del 2% della popolazione!

Nel 1872 fu abbassata la soglia della maturità elettorale da 25 a 21 anni. La legge ammise inoltre al voto tutti i cittadini in grado di leggere e scrivere, ma in una situazione di analfabetismo,come quella italiana, la percentuale di elettori sulla popolazione si alzo’ in maniera poco significativa.

Nel 1882 con la legge Zanardelli venne riconosciuto il diritto di voto ai maschi maggiorenni alfabeti, e inoltre a coloro che versano imposte dirette per una cifra annua di 19,8 lire. Il corpo elettorale risulto’ più che triplicato.

E si arrivo’ cosi fino al 1912 quando Giovanni Giolitti introdusse un suffragio quasi universale per gli uomini: si prevedeva infatti che tutti gli uomini capaci di leggere e scrivere con almeno 21 anni possano votare, mentre gli analfabeti potevano votare a partire dai 30 anni. Inoltre il voto veniva esteso a tutti i cittadini che avessero già prestato servizio militare.

Nel primo dopoguerra , come noto, la legge elettorale fu modificata attraverso il sistema proporzionale ( non più maggioritario) che permise tra l’altro ai fascisti di Mussolini di entrare in Parlamento

La legge stabili che potevano votare tutti i cittadini maschi di almeno 21 anni di età, venne quindi abolita la distinzione per gli analfabeti. Potevano inoltre votare anche tutti i minorenni che avessero prestato servizio militare nei corpi mobilitati.

Non mi soffermo sulle elezioni- farsa del 1924 che consegnarono il paese alla dittatura e che peraltro nulla modificarono in tema di suffragio.

Con la fine della guerra e il referendum che sancì’ la vittoria della Repubblica venne inaugurata anche la nuova legge elettorale.  Voto universale per uomini e donne che abbiano compiuto la maggiore età (21 anni inizialmente, e 18 anni a partire dal 1975). La prima occasione di voto – la prima in assoluto per le donne in Italia – sono state le elezioni amministrative che si tennero in tutta la penisola fra il marzo e l’aprile del 1946; subito dopo, il 2 giugno 1946, gli italiani furono nuovamente chiamati alle urne per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea costituente.

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :939

I 150 anni dell’Unità d’Italia

Posted by Aurelio Ferraguti On febbraio - 12 - 2011ADD COMMENTS

DALLO STATUTO ALLA COSTITUZIONE
Inizio oggi con queste note un percorso di ricordi e analisi che ci porterà al 17 marzo, data storica che dovrebbe inorgoglire tutti gli italiani, in particolar modo chi dal nostro Paese vive lontano. Un appuntamento settimanale che per quattro settimane ci porterà a questo importante anniversario:
i 150 anni di Unità Nazionale.

E cominciamo il nostro percorso con alcune considerazioni intorno a due documenti che hanno segnato la storia di questo secolo e mezzo.

Le cosiddette Carte fondamentali che hanno regolato attraverso i principi in esse enunciati la vita degli italiani da quando, appunto il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele fu proclamato primo Re d’Italia.

Le carte costituzionali nell’ottocento si chiamavano Statuti e furono “concesse” dai sovrani dei vari stati italiani, quasi tutti nel 1848, un anno di grandi rivoluzioni e speranze di rivoluzioni che un po’ in tutto lo stivale sono spuntate come i funghi dopo un temporale d’autunno. Lo statuto che a noi interessa di più fu, senza dubbio, quello concesso il 4 marzo del ’48 dal re di Sardegna Carlo Alberto e che sarebbe diventato dopo l’Unità la legge fondamentale del regno d’Italia.

Questa costituzione rimase in vigore, con diverse modificazioni fino al 1948, quando la neonata Repubblica Italiana si doto’ di una vera e propria costituzione.

Si perché lo Statuto in realtà, per il suo carattere giuridico, non poteva certo definirsi una costituzione “rigida” e cioè modificabile solo con complesse procedure, come ben si è visto anche in tempi recenti. Il suo carattere di costituzione “modificabile” infatti permise l’instaurazione dello stato fascista senza giuridicamente compromettere formalmente lo statuto.

Lo Statuto Albertino è quello che si definisce una carta ottriata (dal francese octroyée) cioè “concessa” dal sovrano a differenza della costituzione repubblicana che è la conclusione di un processo costituente attraverso una assemblea elettiva.

Ma lo statuto ha rivestito comunque una grande importanza storica per due fondamentali ragioni: innanzitutto perché il Re di Sardegna fu l’unico tra i sovrani italiani a non revocarlo dopo il ’48, ma soprattutto perché, come carta fondamentale regolo’ la vita politica del primo periodo dell’Unità.

In esso vi sono enunciati i principi fondamentali che fecero del Regno di Sardegna prima e del regno d’Italia poi uno stato moderno. I limiti al potere del re, che comunque ne conservava tanti, come quello di nominare il governo o quello di dichiarare la guerra. E quest’ultimo il Re lo esercito’ in modo esplicito quando senza alcun voto parlamentare (e il parlamento aveva una maggioranza neutralista) decise l’entrata in guerra nel 1915.

Ma si stabiliva anche la indipendenza della magistratura ed i poteri delle due assemblee legislative, la Camera eletta dal popolo ( con i limiti ben noti, non era previsto il suffragio universale) e un senato che lui stesso nominava.

La Costituzione repubblicana, che come detto fu votata dell’assemblea costituente ed entro’ in vigore il 1 gennaio 1948, è il frutto di una sintesi tra i movimenti politici e di pensiero che ne erano rappresentati: quello cattolico, quello socialista e comunista e quello liberale.

Ma la sintesi si puo’ dire fu ben riuscita.

La costituzione italiana disciplina in modo estremamente preciso i limiti ed i controlli tra i poteri dello Stato assegnando ai vari organi delle competenze specifiche di controllo anche sugli altri. Si voleva evitare che la costituzione potesse essere “manipolata” come fece Mussolini con lo statuto.

La carta prevede naturalmente anche dei principi fondamentali che riprendono in massima parte la carta dei diritti dell’uomo. Ed in cio’ un’altra differenza con lo statuto che si limitava ad enunciare i principi per il funzionamento dello Stato e dei suoi organi.

Oggi si parla da più parti della necessità di rivedere la Costituzione repubblicana, che ha ormai più di sessant’anni. Vi sono certamente alcune parti che possono, o anzi dovrebbero essere adeguate ai tempi (in parte lo si è già fatto attraverso una devolution di competenze a regioni ed enti locali) mi riferisco al bicameralismo perfetto (per cui le due camere sono una sorta di doppione) mi riferisco anche alla soppressione di enti locali inutili come le province, e cosi via.

Per la gran parte delle norme in essa contenute, pero’, la nostra costituzione attraverso l’attento bilanciamento dei poteri, ha permesso al Paese una vita democratica e una sostanziale civile convivenza che possiamo ascrivere sicuramente tra i suoi meriti.

 

Aurelio Ferraguti

Numero di letture :1437

Lussemburgo: analisi mercato immobiliare

Posted by Andrea Castaldo On febbraio - 7 - 2011ADD COMMENTS

Quanti Italiani sono arrivati qui in Lussemburgo negli ultimi 5 anni per restarci al massimo 3 o 6 mesi … nella loro testa di stagisti?

Ed oggi? Avete mai valutato l’idea di investire nel cosiddetto “mattone” investendo cosi i propri soldi guadagnati con tanta nostalgia dal caro Bel Paese?

Diamo un occhio a quello che é stato l’andamento del mercato immobiliare in Lussemburgo secondo le ultime analisi di settore fino ad n-4.

L’ indice annualizzato dei prezzi delle case è salito nel 2° trimestre 2010, infatti nel Q2 2010, l’indice dei prezzi per gli appartamenti venduti è aumentato del 4.4% rispetto all’anno precedente, ma è caduto da un modesto 0.5% rispetto al trimestre precedente. Questo è quanto riportato dallo STATEC, Istituto di statistica nazionale del Lussemburgo.

Il dato più significativo è il prezzo medio di vendita degli appartamenti risultato pari ad € 3,686 al metro quadro, aumentato del 4.99% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, mentre più basso dell’ 1.12% rispetto al trimestre precedente.

L’Observatoire de L ‘Habitat ha pubblicato la percentuale di aumento dei prezzi degli appartamenti in Lussemburgo dal 2009, pari al 5.09%.

La domanda di abitazioni, nonostante l’aumento dei prezzi dal 2009 è rimasta forte, grazie al numero elevato di stranieri presenti nel Grand Ducato che investe nel mercato immobiliare dopo aver trascorso qualche anno nel business network dopo un periodo di stage ed aver vissuto magari in affitto da privati. Infatti il numero di transazioni di appartamenti è salito a 722 nel Q2 2010, in crescita del 13% da 511 nello stesso periodo dello scorso anno.

Delle 722 operazioni totali, 486 erano vecchi appartamenti, mentre sono stati 236 nuovi appartamenti.

I prezzi delle case in Lussemburgo nel 2009

Il mercato immobiliare del Lussemburgo si è stabilizzato nel corso del primo semestre del 2009, dopo due anni di prezzi delle case in caduta libera (vedi grafico sopra). I prezzi delle case (maison) infatti sono aumentati dell’ 0,30% (0,42% in termini reali) nel corso dell’anno Q2 2009, sempre secondo le stime dell’Observatoire Habitat .

Il prezzo degli appartamenti è salito allo 0,74% (0,82% in termini reali) su base annua al 2 ° trimestre 2009 con i tassi di interesse che già tendono al ribasso ed in un contesto dove il variabile era il tasso dominante.

Invece nel 2007 e 2008, i prezzi delle case sono diminuiti in media del 2,2% ogni anno per poi risalire nelle metà del 2008 (vedi grafico sotto).

Secondo Marco Schank, Ministre du Logement, le vendite di immobili residenziali sono aumentati del 27% durante l’anno 2009, mentre nello stesso anno le vendite di appartamenti sono aumentati del 64%.

I tassi di interesse in forte calo!

Nel Q2 2009 i tassi di interesse sono scesi ad una media del 2.4% , in linea con i tagli della Banca Commerciale Europea (BCE), dal 4.5% nel 4° trimestre 2008. La maggior parte dei prestiti in Lussemburgo sono a tasso variabile (durata media 25 anni) dato che il “rendering” delle famiglie è molto sensibile alle variazioni dei tassi di interesse. Le condizioni di credito erano molto strette all’inizio del 2006 fino alla metà del 2008, dovute ai tassi d’interesse ipotecari saliti al 5.2%, dal 3.7% del Q1 2006 (vedi grafico sotto)

Il grande mercato dei mutui

E’ risaputo che il debito ipotecario del Lussemburgo in percentuale del PIL è aumentato notevolmente nel corso degli ultimi dieci anni, dal 22% nel 1999 al 40% nel 2008. La crescita del mercato dei mutui ha continuato nel 2008, nonostante la recessione economica, anche se a un ritmo più lento. Il valore dei prestiti per l’acquisto di abitazioni è aumentato del 7.6% nel 2008, in calo invece del 22% nel 2007, portando il valore dei mutui ipotecari in essere ad una cifra spaventosa: € 14.9 billion.

Affittare o vendere?

Gli affitti medi erano relativamente invariati nel Q2 2009, a causa del mercato (dei fitti) regolamentato, nonostante un aumento delle proprietà di recente costruzione, da 91.7% in case disponibili per l’affitto e del 60% di aumento in appartamenti disponibili per affitto tra Q2 2008 e il Q2 2009 . L’enorme aumento dell’offerta di case (maison) è spiegata con la preferenza dei residenti in Lussemburgo per questo tipo di abitazioni (soprattutto famiglie).

Secondo Observatoire de l’Habitat, gli affitti medi delle case sono aumentati del 0.49% nel Q2 2009, mentre gli affitti degli appartamenti sono diminuiti del 0.95%,. Nel marzo 2009, il reddito da affitto in Lussemburgo variava dal 3.6% al 5.2%, secondo la Global Property Guide con il picco di richiesta di appartamenti di 50mq.

La percentuale di “proprietari” di case in Lussemburgo è relativamente elevato, pari al 74.7% secondo la Banque centrale du Luxembourg. I diritti degli inquilini sono ben protetti. La maggior parte delle proprietà è in affitto non arredato, ma per immobili arredati l’affitto non può essere più del doppio del precedente.

Le modifiche fiscali come fonte della crescita dell’offerta immobiliare

Con una superficie di 2.586 kmq (circa le dimensioni di Paris Metropolitan Area), la terra (edificabile) scarseggia in Lussemburgo, e il prezzo dei terreni disponibili per la costruzione incide in modo significativo sui prezzi delle case.

Per incoraggiare la costruzione, una tassa “super-ridotta” del 3% è stato introdotta nel 2002 per costruzione e ristrutturazione. Il governo ha anche ridotto l’imposta sulle plusvalenze sulla vendita di immobili, dal 50% al 25%.

Il numero totale di permessi di dimora concessi è salito a 4,934 nel 2007, da 2,956 nel 2002. Tuttavia, il numero totale di abitazioni autorizzate nel 2008 è sceso a 4,017 unità (1,125 case e 2,743 appartamenti).

Recessione

L’economia del Lussemburgo è entrata in recessione nel 4° trimestre 2008 con una contrazione del 3.6% dopo una contrazione dello 0.6% nel 3° trimestre 2008. La crisi economica del paese ha continuato nel 1° trimestre 2009 con PIL del 1.5% rispetto al trimestre precedente.

La recessione ha preso piena forma durante il resto del 2009, in quanto il settore finanziario del paese, principale motore della crescita economica, è stata pesantemente colpito dalla crisi finanziaria globale. Il PIL ha registrato una contrazione del 4% nel 2009, dopo una contrazione dello 0.9% nel 2008.

La disoccupazione è salita al 5,4% a fine 2009, rispetto al 4.4% nel 2008 per scendere nuovamente come media nazionale a novembre 2010 al 4.8% con 7,564 persone in cerca di lavoro coperti dalla indennità di disoccupazione.

Nonostante la recessione (che in Lussemburgo è per l’80% “vissuta” come riflesso del sistema macro-economico) il mercato immobiliare rimane sempre un paniere in continua rotazione.

Fonte: STATEC – Département du Logement – Banque Central du Luxembourg – Observatoire de l’Habitat.

Numero di letture :1400
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