E’ morto Mario Monicelli. Il regista viareggino aveva 95 anni.
Per i cinefili della mia generazione (quelli che, ahimé, hanno superato i cinquant’anni), lo dico senza retorica, è come se fosse venuto meno uno di famiglia.
Si’, perchè Monicelli ha raccontato la nostra storia, ha « fatto » la storia del cinema italiano del dopoguerra. Era rimasto solo lui dei grandi registi italiani di questo periodo, ora anche l’ultimo dei grandi se ne è andato.
I suoi film hanno accompagnato la nostra giovinezza e poi via via negli anni.
Eravamo ragazzi al liceo e ripetevamo quel « branca-branca-branca…leon-leon-leon » forse anche perchè avevamo una prof che somigliava non poco al Brancaleone di Gassman. Già, perchè Monicelli era anche un fantastico scopritore di talenti nascosti, come la vis comica del grande Vittorio, o quella drammatica di Alberto Sordi nel film « Un borghese piccolo piccolo ».
Grande scopritore di talenti cinematografici. Ne « I soliti ignoti », forse la prima commedia al’italiana, crea il personaggio di Ferribotte con l’esordiente Tiberio Murgia, l’attore sardo (e non siciliano come nel film) che diventerà uno dei più apprezzati « caratteristi » del cinema italiano.
Cosi’ senza la pretesa di ricordarli tutti, mi vengono in mente tanti grandi capolavori di Monicelli a cominciare da « La Grande Guerra » considerato, e a ragione, il capolavoro del regista con Gassman e Sordi, un vero affresco tragicomico sulla prima guerra mondiale.
Ma a me piace ricordare i personaggi de « Amici miei » e « Amici miei atto II » interpretati da 5 grandi attori come Adofo Celi, Renzo Montagnani, Gastone Moschin, Philippe Noiret, e Ugo Tognazzi (in stretto ordine alfabetico per non fare torto a nessuno). Commedia esilarante piena di scene che hanno fatto la storia del cinema brillante, ma come sempre nei suoi film con una vena di malinconica tristezza.
Come non ricordare la scena degli schiaffoni ai passeggeri del treno in partenza che i cinque amici burloni rifilano appunto ai passeggeri affacciati ai finestrini (scena che sarà ripresa, ma con ben altro esito, da Paolo Villaggio nel suo Fantozzi), o lo scherzo del’imminente crollo della torre di Pisa.
La mente corre a tante bellissime « cose » di cinema che il maestro Monicelli ci ha lasciato. Con lui se ne è andata veramente una parte importante della nostra vita che lui ha cosi bene saputo narrare attraverso i sui film.
Fortunatamente, come per ogni artista, resteranno le sue opere.
Monicelli, da buon « toscanaccio » era uomo schietto e diretto, un po’ schivo e non avrebbe apprezzato troppe parole, e, quindi con grande affetto gli mando un ultimo saluto: ciao Mario.
Aurelio Ferraguti


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