HACHIKO e FIDO : due esempi di “fedeltà”.

Scritto da Andrea Castaldo Il marzo - 20 - 2010

Il cinema si sà, può trasmettere all’uomo commozione, allegria oppure far riflettere o addirittura lanciare una moda. Non solo di abbigliamento o di oggetti ma anche di scelte personali come quella di un cane. Ricordate il “commissario Rex” che fece impennare le vendite di pastori tedeschi.

hachiko-il-tuo-migliore-amico

Ora é il turno di AKITA (vedi foto in basso) un cane di razza orientale, precisamente Giapponese, protagonista dell’ultimo film di Richard Gere “Hachiko” - Il tuo migliore amico !

L’attore statunitense (nato a Philadelphia) ha voluto mettere in scena una storia vera avvenuta negli anni ’20 quando un professore universitario di Tokyo adottò il cane Hachiko che accompagnava il suo padrone ogni mattina alla stazione per farsi trovare li pronto per il rientro a casa nel pomeriggio. Tutto ciò durò due anni quando nel 1923 il professore morì a causa di un ictus lasciando quindi solo Hachiko ormai affezionatosi.

Hachikō esposto al Museo di ShibuyaE’ proprio in questo momento che si evidenzia la “fedeltà” del cane che per ben 10 anni si faceva trovare al suo posto, ossia la stazione, sperando di rivedere il proprio padrone tornare. Ma cosi non fù, ovviamente. Quando nel 1935 Hachiko raggiunse il suo padrone in cielo la città di Tokyo, per ricordare questo cane dall’alto valore di un legame affettivo con chi lo adottò, fece costruire una statua dedicata ad Hachiko come migliore amico del professore giapponese.

Voi crederete che questa storia appena descritta sia un semplice caso straordinario? Ed invece non é cosi.

Un meticcio italiano dal nome “Fido” vissuto in Toscana negli anni ’40, trovato in un fosso da un operaio nel Borgo di San Lorenzo (provincia di Firenze) accompagnava ogni mattina il suo padroncino alla corriera, mezzo di trasporto per raggiungere il suo luogo di lavoro, in attesa del rientro pomeridiano per tornare a casa ovviamente l’uno vicino all’altro.

Purtroppo la seconda guerra mondiale (1945) vide ucciso l’operaio che lasciò cosi solo il suo cane Fido che era stato fino a quel giorno amorevole e fedele. Fortunatamente la vedova dell’operaio si prese cura del cane affezionandosi ancora di più a lui perché questo rispecchiava l’animo buono del marito scomparso.

Fido aspettò invano il suo padrone per molti anni al solito posto, li alla fermata della corriera.

Ma nel 1958 anche Fido morì e il famoso “Corriere della Domenica” di quel tempo dedicò una prima pagina al cane scomparso avendo ricevuto una “medaglia d’oro alla fedeltà” dedicandogli anche in questo caso una statua davanti al municipio comunale.

Pagina Corriere

E come diceva mio Nonno, dott. in Veterinaria, “ai veri cani manca solo la parola”.

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