Signori, andiamo subito al sodo: le banche europee ed americane devono restituire € 2.5 mld ricevuti dagli aiuti di stato. Quasi la totalità del Prodotto Interno Lordo della Germania.
In Europa si può gridare ad alta voce che i colossi bancari italiani hanno l’impatto più basso, ad eccezione del Lussemburgo e del Portogallo, su tale dato elevato.
Considerate che un totale di € 1.3 mld sono stati già rimborsati ai creditori statali facente parte della famosa cordata per salvare le banche dei prorpi paesi.
Non ci crederete ma, il sistema bancario del “Bel Paese” é il meno esposto tra gli istituti finanziari a dispetto delle altre grandi piazze europee.Infatti il debito delle banche italiane derivante dagli aiuti di stato ammonterebbe ad € 4,1 mld che diventa cifra irrisoria se paragonata ai € 9 mld della Spagna, € 16.4 della Francia; € 36.4 del Belgio; € 92 mld dell’Olanda.
Al meno in questa circostanza potremmo dire che l’elevato debito pubblico dell’Italia (1.752,2 miliardi di euro) ha limitato in maniera importante la possibilità di erogare fondi a dismisura, alle banche, soprattutto per pagare le stock option ai propri manager (american style per intenderci).
Mi sembra però doveroso sottolineare che i due “Bigs” ossia IntesaSanpaolo ed Unicredit hanno evitato di aumentare la propria esposizione debitoria verso lo stato italiano rinunciando ai c.d. Tremonti Bond (sottoscrizione di prestiti obbligazionari da parte dello stato nella figura del proprio Ministero del Tesoro ed emessi dalle banche) ed avviando delle azioni strategiche interne (vedi vendite di alcuni assets per Piazza Scala vedi aumento di capitale per Piazza Cordusio) garantendo cosi ai propri bilanci delle ottime patrimonalizzazioni se pur a discapito, con un peso non troppo elevato, dell’economia reale.
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