Un avversario chiamato SLA

Scritto da Armando Rosa Il gennaio - 31 - 2009

La premessa è d’obbligo: non parliamo di qualcosa di simpatico o allegro. Non si legge spesso nelle pagine sportive di una rivista: voglio parlarvi della SLA, questa maledetta sigla diventata famosa per essere l’acronimo di Sclerosi Laterale Amiotrofica.

Come purtroppo noto, il legame con la sfera sportiva è abbastanza lampante. Pochi mesi fa si è giocata una partita di calcio allo stadio “Franchi” di Firenze in onore dello sfortunato ex-attaccante viola Stefano Borgonovo degli anni ’80. Sono passati 6 anni da quando il glorioso capitano del Genoa Gianluca Signorini se n’è andato, vittima anch’egli del letale colpo della SLA, nota anche come “Morbo di Lou Gehrig”.

Non è facile esprimersi su argomenti tanto delicati eppure dolorosi come la malattia, soprattutto quando si è abituati a trattare altri tipi di eventi e situazioni. Ma cerchiamo qui, con la minore retorica possibile, di capire il perché questa patologia paralizzante stia diffondendosi a ritmo velocissimo nel mondo, ben aldilà della sfera prettamente sportiva.

È del tutto evidente che si stia cercando una correlazione tra la diffusione della SLA e il passato agonistico di coloro che ne sono colpiti, ma per il momento non è possibile andare oltre congetture e sospetti, probabilmente non privi di fondamento.

Gli esperti del campo tendono a pensare che l’insorgere di questa forma graduale di sclerosi, troppo spesso mortale, sia connesso al prolungato sforzo muscolare, all’utilizzo prolungato nel tempo di sostanze mediche, tipicamente diffuse nello sport, come infiltrazioni muscolari e abbondante uso di antinfiammatori.

lou-gehrig2Se da un lato tale correlazione presenta qualcosa di inquietante, è anche vero che il numero di casi verificatisi in particolare tra gli ex-calciatori e non solo, porta a pensare che non si è lontani dalla verità. Uno dei nomi attribuiti alla malattia si riferisce alla tragedia di Lou Gehrig, notissimo giocatore di baseball americano, morto all’età di 36 anni all’apice della carriera sportiva.

La Sclerosi Laterale Amiotrofica, anche detta Atrofia Muscolare progressiva (conosciuta in Francia come “Morbo di Charcot”) è la più grave malattia che colpisce i motoneuroni, ossia le cellule presenti nel cervello e nel midollo spinale.

Come molti sanno, i primi sintomi si manifestano in una prolungata spossatezza muscolare, affaticamento costante che con il passare del tempo può trasformarsi in vera e propria stanchezza permanente. Da questo si può passare velocemente a spasmi e tensioni improvvise degli arti, a causa della progressiva perdita delle cellule nervose. Nei casi più acuti si giunge alla paralisi di intere parti del corpo, spesso fino alla morte. Tuttavia il decorso della malattia può avere ritmi diversi, a volte può anche arrestarsi per anni o per sempre, a seconda dei casi. Non si tratta di una patologia ereditaria e colpisce gli uomini in numero doppio rispetto alle donne.

Sfortunatamente è diventata con il tempo il simbolo di uno scoglio invalicabile, si è diffusa ormai l’idea di una battaglia impossibile da vincere, ma la realtà ci dice che non è così. I passi avanti scientifici sono ancora insufficienti, ma non è possibile escludere che si arrivi in tempi non biblici alla scoperta di qualcosa che sia capace di combattere la SLA o perlomeno a bloccarne il decorso.

Nel frattempo ci piace guardare e percepire la forza di Stefano Borgonovo, che al fianco di Roberto Baggio saluta la curva dei tifosi della Fiorentina, i suoi vecchi tifosi, seduto su una sedia a rotelle, inabilitato a parlare, capace di esprimersi soltanto attraverso un computer in grado di trasformare in parole i suoi movimenti degli occhi. La dignità di questo e di tanti altri uomini nella sua stessa situazione è la vera essenza della speranza affinché questo male diventi sempre più spesso superabile e guaribile, anche grazie alla loro volontà e tenacia.

Forza Stefano, noi ci crediamo!!!

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