Boxe: un libro dalle pagine leggendarie

Scritto da Armando Rosa Il gennaio - 14 - 2009

guantoniC’è un aspetto che più di tutti accomuna lo sport e che rappresenta une delle chiavi di maggior successo di una disciplina sportiva rispetto ad un’altra: stiamo parlando degli incontri leggendari, di quelle sfide che scrivono la storia di uno sport e che rimangono per sempre impresse nella memoria degli appassionati.
Il libro di storia della boxe è di sicuro tra i più ricchi di pagine mitiche, indimenticabili, fatte di grandi personaggi, grandi protagonisti e atleti anche discutibili sotto gli aspetti che esulano prettamente il contenuto sportivo.
Non è un caso che i più importanti interpreti del pugilato siano conosciuti persino dalle casalinghe: basta fare i nomi di Cassius Clay o Mike Tyson, George Foreman o dei nostri Nino Benvenuti e Patrizio Oliva per suscitare ricordi di miti, di grandi gesti tecnici e di imprese straordinarie.
tysonIl pugilato è sport molto antico: si ritiene verosimilmente che fosse incluso tra le discipline olimpiche già 2.000 anni fa, ai tempi dell’antica Grecia.
Anche a Roma era molto praticato, con delle fasce di cuoio ricoperte di borchie metalliche in luogo degli attuali guantoni.
A seguito della caduta dell’Impero il pugilato finì per cadere nel dimenticatoio ed apparentemente perse la sua notorietà e diffusione, fino a riaffermarsi nell’Inghilterra del XVII secolo. Sembra che solo nel XVIII secolo si sia tornati a parlare di boxe: dapprima un tale James Figg si autoproclamò campione dopo aver vinto 15 incontri consecutivamente; successivamente un altro britannico, John Broughton, creò il primo regolamento ufficiale di questa disciplina.
A partire dal 1904 (Saint Louis, USA) la boxe è stata ammessa ai Giochi Olimpici moderni, ma la partecipazione ancora oggi resta ammessa soltanto ai dilettanti.
Il quadro internazionale del pugilato è profondamente cambiato a partire dagli anni ’70, a seguito della nascita e successiva proliferazione delle federazioni e degli enti pugilistici internazionali. In particolare, dalla scissione della WBC (World Boxing Council) nacque la WBA (World Boxing Association), che per la verità ha contribuito a confondere e rendere più frammentato il panorama pugilistico. Ad oggi, ciascuna associazione ha le proprie categorie e nomina i propri campioni. All’occhio inesperto tale situazione potrebbe apparire come elemento capace di distaccare l’appassionato dalla disciplina, non essendoci un’unica e chiara classificazione degli atleti.
Ma questo aspetto non ha pregiudicato nella sostanza il seguito di cui il pugilato ha goduto negli anni: basti pensare che anche in Italia, paese in cui la boxe avrebbe fisiologiche difficoltà ad affermarsi data la massiccia importanza riservata ad altri sport, i palazzetti che ospitano gli incontri di pugilato fanno registrare sempre (o quasi) il tutto esaurito.
Sebbene gli Stati Uniti siano uno dei paesi dove maggiormente la boxe si è saputa affermare, uno degli aspetti interessanti del momento pugilistico attuale è dato dalla multietnicità dei campioni che si stanno affacciando sulla scena mondiale. La boxe è un movimento particolarmente attivo tanto nell’Europa orientale (Russia, Ucraina, Estonia, ecc.) quanto nell’America Latina e Centrale.
Il pugilato ha sempre esercitato un certo fascino anche nella cinematografia internazionale e sembra che la macchina da presa abbia saputo davvero entrare nelle viscere di questo sport: in molte occasioni i grandi registi sono stati attratti dal raccontare di incontri epici nelle loro pellicole. Basti pensare alla incredibile saga di Rocky (interpretato da Sylvester Stallone), campione di incassi al botteghino negli anni ’80 e ’90, al mitico Robert de Niro in veste Toro Scatenato, o ancora al bel film Alì (regia di Michael Mann) dedicato allo straordinario campione Cassius Clay poi diventato Muhammad Alì, altrettanto straordinariamente interpretato da Will Smith. Da citare poi, tra i numerosi attori che nella loro carriera hanno tirato cazzotti sul grande schermo: Tom Cruise in Cuori Ribelli, Daniel Day-Lewis in The Boxer, Denzel Washington in Hurricane, Kirk Douglas in Grande Campione e Paul Newman in Lassù qualcuno mi ama.
Lo schioccare dei flash, la scarica di cazzotti, il ring come un deserto senza speranza sembrano poter essere rappresentati in modo profondo grazie all’utilizzo dei primi piani che esaltano la carica emotiva del combattimento.
Nella stessa misura in cui la boxe riscuote un forte successo di pubblico, anche la sua pratica presenta aspetti di particolare interesse e di peculiarità rispetto a quelle di altre discipline.
Come tutti gli sport di combattimento, la boxe è un momento di educazione al rispetto, al confronto con l’avversario e una continua spinta alla considerazione delle regole, oltre che un richiamo ai principi della correttezza. Sembrerebbe paradossale mettere in evidenza queste qualità in uno sport a prima vista violento e pericoloso, ma si tratta di un elemento imprescindibile per capire che il vero elemento sottostante non è mai la violenza o la cattiveria, bensì un contenuto virtuoso e costruttivo, a dispetto delle facili critiche che è possibile muovere contro il pugilato, a seguito di alcuni episodi funesti accaduti in passato, in cui alcuni atleti hanno perso perfino la vita sul ring.

La boxe in Lussemburgo

In Lussemburgo il pugilato è degnamente rappresentato dalla FLB (Fédération Luxembourgeoise de Boxe), nata nel lontano 1922. La federazione del granducato è affiliata a tutte le maggiori categorie pugilistiche internazionali, compresa la WBC.
Nel 2007, in occasione del suo 75° anniversario, il volume “L’historique de la boxe luxembourgeoise” realizzato da Pierre Back ha reso debito omaggio a questa importante attività sportiva ed ai suoi più importanti esponenti in territorio lussemburghese.
Per usare parole dello stesso Back, “il pugilato è sport che chiede un allenamento prolungato, severo e regolare che, per i sacrifici che comporta, sviluppa resistenza, coraggio e sangue freddo, spirito di osservazione e riflessi, così come capacità di autodominazione.
Uno degli intenti della pubblicazione di quest’opera è anche quello di avvicinare quanto più possibile il mondo giovanile a questo sport “maschio” per antonomasia, a seguito della seria difficoltà riscontrata nella selezione di nuove giovani promesse.
Eppure la pratica del pugilato è relativamente accessibile a chiunque, in virtù dell’elevato numero di circoli presenti a Lussemburgo, quasi tutti affiliati alla Federazione.
A fronte di tale diffusione territoriale, i requisiti imposti dal regolamento sono piuttosto rigidi e limitativi: a titolo di esempio, sono stabilite rigide fasce di età per l’accesso ai livelli di competizione (boxe educativa, pugile principiante, amatore e professionista).
Per poter diventare pugili professionisti a Lussemburgo (ma forse corriamo un po’ troppo con la fantasia!), sono necessari i seguenti requisiti:

• avere meno di 35 anni;
• presentare un palmares di incontri adeguato;
• presentare una domanda di licenza alla FLB;
• essere regolarmente registrati presso la Securité Sociale;
• sottoporsi al controllo medico-sportivo lussemburghese, gestito dal “Ministère de l’Education Physique et des Sports”

Ulteriori informazioni

Sul sito della FBL è possibile reperire gli indirizzi di tutti i club in Lussemburgo e le graduatorie dei pugili, divisi nelle varie categorie:

www.boxe.lu

Numero di letture :1683 zanox Partner promuovono Partner

Un Commento su “Boxe: un libro dalle pagine leggendarie”

  1. [...] Continua la lettura con la fonte di questo articolo: Italiansinlux Blog » Boxe: un libro dalle pagine leggendarie [...]

Lascia un commento

*

Twitter RSS