Edmund Phelps, docente alla Columbia University, premio Nobel per l’economia nel 2006, ha commentato l’attuale crisi finanzia e gli scenari futuri del capitalismo.
Di fronte all’attuale crisi finanziaria è giusto chiedersi se i benefici del capitalismo siano ancora superiori ai costi. Il capitalismo inizialmente era ammirato per il suo ruolo di progresso, come affermava anche Marx. Con l’emergere del capitalismo finanziario, intorno al 1820, la produttività decollò in tutti i Paesi europei; anche i salari imboccarono un’analoga tendenza al rialzo.
Nello stesso momento, il capitalismo stimola le innovazioni, che a loro volta creano posti di lavoro, ma il capitalismo crea anche dissesto e incertezza. Nessun sistema è in grado come il capitalismo di stimolare gli imprenditori a escogitare nuove idee commerciali e svilupparle per il mercato, e di generare tra i consumatori voglia di scoprire le novità. Forse, il più grande successo del capitalismo è stato trasformare il luogo di lavoro da spazio di routine in luogo di cambiamento, stimoli mentali, sfide, risoluzione di problemi, esplorazione e scoperta.
Certo, la catena di montaggio è stata una caratteristica del capitalismo, dalla manifattura di spilli di Adam Smith alle fabbriche di Henry Ford. Tuttavia, nemmeno la Russia comunista e l’Europa socialdemocratica hanno potuto fare a meno delle catene di montaggio. Alla fine, grazie alla crescita della produttività, la maggioranza dei lavori si svolge al di fuori delle fabbriche e delle fattorie.
Oggi, molte persone affermano che possiamo ravvivare lo spirito imprenditoriale racchiudendolo in una nuova economia orientata all’investimento sociale. Tuttavia ciò potrebbe facilmente portare ad una burocratizzazione dell’economia. Negli anni ’30, quando ci fu un esperimento naturale in questo senso, le economie dell’Europa occidentale, dov’era stata introdotta una forte burocratizzazione, furono surclassate quanto a innovazione dall’economia statunitense, relativamente poco burocratizzata.



